Contenuto sponsorizzato
| 16 lug 2021 | 06:01

La mamma di Pedri a Segnana: ''Mia figlia non è fragile, immagine distorta e non veritiera". E il mandato di Ferro parte con ''chi sputa nel piatto in cui mangia''

Da un lato la mamma di Sara Pedri costretta a replicare all'assessora alla salute, Stefania Segnana, dall'altro l'imbarazzo che in molti hanno provato nell'ascoltare il nuovo direttore generale facente funzioni, Antonio Ferro, mercoledì in conferenza stampa sulla spazzatura e la necessità di non far trapelare evidenti problemi interni all'Azienda

La mamma di Pedri a Segnana: Mia figlia non è fragile, immagine distorta e non veritiera

TRENTO. "Mia figlia non è fragile, un'immagine distorta e non veritiera". Così Mirella Sintoni, la mamma 73enne di Sara Pedri risponde con una lettera pubblicata su Giallo all'assessora Stefania Segnana che sulla scomparsa della giovane ginecologia aveva spiegato che "'Mi dispiace tantissimo per questa vicenda ancora da definire, soprattutto se la fragilità di questa giovane donna è stata acuita da una situazione lavorativa''.

 

Da un lato la mamma di Sara Pedri costretta a replicare all'assessora alla salute, Stefania Segnana, dall'altro l'imbarazzo che in molti hanno provato nell'ascoltare il nuovo direttore generale facente funzioni, Antonio Ferro, mercoledì in conferenza stampa. Un lungo discorso durante il quale ha presentato la squadra che dovrà guidare nei prossimi mesi l'Apss (pro-tempore in attesa di future selezioni pubbliche) e il suo piano di azione ma durante il quale sono ''scappati'' anche alcuni riferimenti che non sono passati inosservati: ha parlato di ''spazzatura che va spazzata e raccolta all'interno dell'ospedale, secondo le modalità previste dall'azienda, e non buttata per strada'' quasi a ricordare il vecchio adagio del ''i panni sporchi si lavano in famiglia'' e poi si è lamentato del fatto che ''ci sono alcuni che sputano nel piatto in cui mangiano'' che ''telefonano ai giornali'' per parlare male della loro azienda e di quel che vi accade all'interno.

 

Un passaggio di un'intervista rilasciata a L'Adige nella quale l'assessora aveva confermato la fiducia a Pier Paolo Benetollo e aveva cercato di ridurre il tutto per ritenere la vicenda relativa alla delibera di rinnovo del primario "una dimenticanza" e che "a me personalmente email con le delibere dell'Apss non arrivano. Comunque io non le ho viste''.

 

Provvedimenti che sono stati comunicati a tutti i consiglieri provinciali con la crisi ai vertici dell'Azienda sanitaria che è continuata con il dg a ribadire la volontà del passo indietro e la direzione passata poi a Ferro (che aveva coadiuvato Benetollo nella delibera) che pubblicamente aveva affermato: "A una prima indagine interna fatta non ci sono elementi oggettivi per ritenere che ci sia una connessione diretta tra questa sparizione e il lavoro'' e ancora: "Come atti oggettivi non abbiamo elementi, lettere o segnalazioni di problematiche collegate. Però siccome è una vicenda pesante che ha riguardato il reparto abbiamo intenzione di approfondire la situazione''.

 

Poi è arrivato il risultato della commissione d'indagine e l'allontanamento di Saverio Tateo e Liliana Mereu dal reparto ("Situazione di reparto critica. [...] Dalla documentazione emergono fatti oggettivi"), mentre la consigliera provinciale di Europa Verde, Lucia Coppola, ha presentato un'interrogazione in Aula per chiedere chiarimenti sulla "fragilità" di Pedri. E intanto la mamma della ginecologa ha inviato una lettera al settimanale Giallo.

 

Ma non basta aver spostato i vertici del reparto, la famiglia è decisa a voler stabilire la verità e cerca ancora risposte alle tante domande che ancora oggi avvolgono la vicenda sulla scomparsa del 4 marzo. "Sui trasferimenti decisi dell'Apss - aveva spiegato a Il Dolomiti Emanuela, sorella di Sara - gli spostamenti dei dirigenti da un posto all'altro non risolvono il problema" (Qui articolo), mentre l'avvocato della famiglia, Nicodemo Gentile, presidente dell'associazione nazionale Penelope, aveva aggiunto: "In tanti si sono girati dall'altra parte mentre sarebbero potuti intervenire prima'' (Qui articolo).

 

Intanto parte la nuova gestione dell'Apss. Ora sicuramente è compito di un direttore, presidente, guida di qualsiasi ente, squadra, gruppo di persone impegnarsi a far emergere all'esterno le tante cose belle che vengono fatte e quindi di evitare che escano solo quelle brutte. Ma è compito, prima di tutto, di una guida impegnarsi a non farle proprio succedere le cose brutte così da non doversi nemmeno preoccupare di dover controllare cosa esce, perché a quel punto non potranno che venire alla luce i lati positivi.

 

Il tutto poi è parso ancor più spiacevole in un contesto come quello che sta vivendo l'Azienda sanitaria del Trentino in queste settimane dove è evidente a tutti che se non ci fossero state delle persone che all'interno hanno parlato con i giornali (addirittura mantenendo l'anonimato tanta era la paura di possibili ritorsioni) e in particolar modo con la trasmissione ''Chi l'ha Visto?'' che, va riconosciuto, ha avuto il merito di scoperchiare il ''vaso di Pandora'' quei ''panni sporchi'' che ''c'erano in famiglia'' non li avrebbe mai lavati nessuno. Insomma proprio il coraggio di chi ha denunciato ha permesso di far fare un passo in avanti all'Apss e, ci auguriamo tutti come cittadini, di rilanciarla con energia e forza anche agli occhi del Paese.

 

Oggi, purtroppo, proprio perché ''la spazzatura'' per troppi anni è stata spazzata solo all'interno della struttura il ''tappeto'' è esploso e lo ''sporco'' vola in ogni direzione. La sanità trentina non passa giorno che non finisca sulle pagine dei principali giornali nazionali e sulle trasmissioni televisive ma la colpa non è sicuramente di chi, lavorando all'interno, denuncia situazioni poco chiare e alcune addirittura insopportabili (altrimenti non ci saremmo trovati con commissioni, ispettori ministeriali e indagini della magistratura a indagare su un caso terribile come quello della scomparsa di Sara Pedri). Forse il nuovo direttore generale Ferro si è spiegato male e ha usato termini poco appropriati come quel riferimento a chi starebbe ''sputando nel piatto dove mangia''.

 

Certo sarebbe stato bellissimo sentire alla prima conferenza stampa sul nuovo mandato, quella di rottura con il passato, concetti diversi come ''chi sa parli, avrà sempre il pieno sostegno da parte dei nuovi dirigenti'' o ancora ''siamo qui per creare un clima positivo dove chi lavora per noi non potrà che parlarne bene all'esterno''. Le occasioni per farlo ci saranno sicuramente, in futuro.

 

LA LETTERA DELLA MAMMA DI SARA PEDRI (Pubblicata da Giallo)

Sono la mamma di Sara Pedri e scrivo perché non posso più tacere di fronte al 'tentativo di offrire' un'immagine distorta e non veritiera di mia figlia. Mi riferisco, in particolare, alla definizione di donna fragile, usata con superficialità senza conoscere la persona in questione e neppure i fatti e le tante testimonianze da chi la conosce bene. Sara è una ragazza tutt'altro che fragile e la sua storia (ahimè così breve) ne è una lampante dimostrazione. Fin da piccola è apparsa vivace, attiva, autonoma, ostinata, ambiziosa e tesa a diventare sempre più indipendente.

 

Di questa ultima caratteristica spiegava che era necessario perché io ero una mamma attempata (avevo 41 anni quando Sara è nata) e Lei non voleva gravare troppo sulla mia esistenza. Com'è imprevedibile la vita! Lei se ne è andata prima di me, lasciandomi distrutta, vergognosa di continuare a vivere e incapace anche di affrontare i mass-media, benché capisca che per salvarla dai "lupi" dovrei trovare il coraggio di parlare davanti alle telecamere. 

 

E...allora chiedo: è fragile una persona che con disinvoltura attraversa come una meteora quasi tutta la Penisola per studiare, laurearsi, specializzarsi, partecipare a concorsi, vincerli e accettare come esaltante conquista il posto di lavoro?

 

E' fragile Sara, quando anche a causa del Covid non può vedermi, mi vuole proteggere impedendomi di raggiungerla e cominciare a parlare di solitudine? E' fragile Sara, quando racconta di non aver il tempo di andare in bagno, di mangiare, di telefonare, a casa e di sopportare con pacatezza noi che da casa (ahimè) le diciamo di non mollare, di resistere...che è successo a tanti nel primo lavoro?

 

Quanti sensi di colpa per non averla trattenuta a casa in quelle ultime settimane di malattia, ma non avevamo capito tutto e confidavamo nella sua grinta e non certo nella sua fragilità! E' fragile Sara, quando comunque non confessa fino in fondo, per non farci soffrire, le sue sopraggiunte paure, le sue frustrazioni, il suo non conoscersi più, il suo sentirsi sola, abbandonata, schiaffeggiata?

 

No, Sara è un'eroina, con un grado di abnegazione e coraggio fuori dal comune e lo mostra il suo sorriso stampato in tutte le foto della sua storia, il sorriso di un'anima aperta e avida della vita. La rottura di Sara non è cedimento, non è fragilità, ma una scelta dura, ragionata che a un certo tipo di mondo vuol dire un rifiuto. La negazione di ciò che corrode, insulta e sporca la vita; quella vita che lei amava tanto. Si, amava la vita Sara, com'è giusto per una ragazza della sua età che raggiunti i traguardi professionali si accinge a "partire in quarta" per cominciare la sua vita sentimentale, familiare, sociale.

 

"Perché non l'avete trattenuta?". Dicono in tanti. Perché se ne sarebbe andata, comunque, quatta quatta, di notte, pur di tornare là dove, secondo lei, aveva lasciato incompiuto il suo lavoro prendendo una licenza per malattia. Così si è spenta la luce nel suo sorriso e nel suo animo, ma io sono sicura che oggi gode la luce di un mondo migliore. 

 

La vera fragile sono io che, ora, oggi, domani e sempre, sarò senza di lei. La vera fragile sono io che mi vergogno di stare al mondo senza di Lei. Non posso guardare le sue foto che tappezzano la nostra casa o sentire il suo odore nei vestiti senza mi si chiuda la bocca dello stomaco.

 

C'è chi dice: "Hai degli altri figli, dei nipoti...". E' vero, ma ogni persona è un essere speciale e lascia un vuoto quasi sempre incolmabile. Non potrò mai accettare che i suoi sogni siano stati infranti nell'ambiente di lavoro che tanto amava e questo perché c'è ancora chi calpesta la personalità del suo prossimo. Per chiunque leggerà questo scritto...vi prego non dimenticatevi di Sara Pedri e pregate, se ne siete capaci, per lei che è in un mondo migliore e per me che devo portare questa Croce. 

 

Pregate perché il suo sacrificio non sia vano e possa allontanare per sempre dalla mente umana e dalle coscienze la mancanza di rispetto, anche per gli esseri più deboli e più fragili della Terra, e perché nessun altro debba sopportare le sofferenze vissute da Sara. Ho poche forze, ormai, ma devo tenere viva Sara con ogni mezzo lecito, per ogni strada e con l'aiuto di tutti coloro che vorranno essere al mio fianco perché sia affermata tutta la verità, tutta la sua verità. 

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 06 agosto | 11:08
Lo rende noto la famiglia sottolineando che "nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno in forma strettamente privata"
Montagna
| 06 agosto | 10:06
La comunicazione arriva dal rifugio Dal Piaz, nel Bellunese: “L'unica sorgente che ci rifornisce d'acqua ha una portata sempre più ridotta e [...]
Cronaca
| 06 agosto | 10:33
Nessuna persona, fortunatamente, è rimasta ferita. Chi si trovava a bordo della seggiovia è stato fatto scendere e i vigili del fuoco sono [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato