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| 22 ott 2021 | 09:34

Caso Pedri, la lettera di Sara: "Umiliazioni e mortificazioni, ho una paura mai provata”. Le parole al direttore di ginecologia dell'ospedale di Cles: "Come devo fare? Mi aiuti, la prego"

Sara Pedri aveva scritto una lettera  per chiedere aiuto al direttore del reparto di ginecologia di Cles e informarlo su quanto le stava accadendo. E' stata letta durante l'ultima puntata di "Chi l'ha visto?".  Una missiva, scritta all'inizio di febbraio,  dalla quale traspariva tutto il malessere 

Caso Pedri, la lettera di Sara: Umiliazioni e mortificazioni, ho una paura mai provata”

TRENTO. “Umiliazioni e mortificazioni, è sorta in me una paura mai provata nell’affrontare le pazienti e il lavoro inerente all’Ostetricia, così da provocare nel mio animo una insicurezza e uno stato di debilitazione che mi hanno prodotto un forte calo di peso”. Sono queste le parole contenute in una lettera che la ginecologa Sara Pedri, con l'aiuto della madre, aveva scritto al direttore di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Cles, prima di scomparire a febbraio e con la quale cercava un sostegno.  Una missiva, è stato spiegato durante l'ultima puntata di "Chi l'ha visto?", che però non è mai arrivata al direttore. 

 

Una lettera attraverso la quale ancora una volta si percepisce la situazione di disagio e il dramma vissuto dalla giovane in qualità di medico in ginecologia e ostetricia presso l’ospedale di Cles.

 

"Noi da lontano – ha spiegato la madre di Sara - non riuscivamo a renderci conto del vero stato in cui era. Lo abbiamo scoperto solo il 19 di febbraio, quando l’avevamo convinta a venire a casa e a prendersi un po’ di malattia, perché era veramente in condizioni pietose. Non dormiva la notte, si mangiava le unghie, si abbracciava lo stomaco, guardava sempre in basso. Non voleva a tavola a mangiare con noi, se ne stava in un angolino e non lasciava la sua camera da letto”.
 

La lettera è stata resa nota durante l'ultima trasmissione di “Chi l'ha visto?” andata in onda mercoledì.

 

QUI IL TESTO DELLA LETTERA

 

Gentilissimo Direttore,

in data 16 novembre 2020 sono stata assunta con concorso (…) in qualità di medico in ginecologia e ostetricia presso l’ospedale di Cles (TN), che non ho servito neppure per un giorno essendo stata immediatamente dirottata verso l’ospedale Santa Chiara di Trento, causa Covid. Avendo preventivamente trovato abitazione a Cles, ho affrontato già per più di 2 mesi il tragitto Cles-Trento e ritorno anche in condizioni meteorologiche difficili e pericolose durante l’inverno, essendo presente sul posto di lavoro ogni giorno con massima puntualità e disponibilità e sopportando un carico di ore giornaliero dalle 6 del mattino alle 21 di sera, anche per più giorni la settimana.

Tutto questo unito anche al fatto che vivo sola e lontano dalla famiglia che risiede a Forlì in Romagna e pertanto senza alcun aiuto anche nella vita quotidiana. Inoltre, poiché l’inserimento nel lavoro, il primo, dopo la scuola specialistica, è avvenuto con poco rispetto e comprensione, anzi umiliazioni e mortificazioni, è sorta in me una paura mai provata nell’affrontare le pazienti e il lavoro inerente all’Ostetricia, così da provocare nel mio animo una insicurezza e uno stato di debilitazione che mi hanno prodotto un forte calo di peso.

Eppure sostenuta costantemente dai miei familiari che conoscono la mia storia di studi e traguardi sempre ottenuto col massimo e la mia grinta nell’affrontare le difficoltà, ho tentato di andare avanti anche sperando di poter lavorare a Cles, sede scelta come prima. Perciò è tanta la mia delusione nel sapere che questo obiettivo è rimandato e chissà per quanto tempo ancora. Inoltre la possibilità di impratichirmi con l’Ecografo è inattuabile con l’attuale orario di lavoro. Non sono assente neppure un giorno.

Direttore, come devo fare? Mi aiuti, La prego, mi indichi come dovrei comportarmi: lavorare a Cles era il mio sogno. Con Tanto Rispetto,

Sara Pedri"

 

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