Long Covid, dai disturbi cognitivi alle parestesie. Il dramma dei pazienti trentini con problemi neurologici. Giometto: ''Sintomi presenti ad un anno dall'infezione''
A Rovereto esiste un osservatorio specializzato che cerca di seguire la situazione giorno dopo giorno cercando di affrontare, assieme ai pazienti, i problemi che permangono. Una squadra di professionisti con professor Bruno Giometto direttore Unità operativa neurologia di Trento e Rovereto

TRENTO. Olfatto e gusto ancora alterati e spesso assenti, mancanza di concentrazione, formicoli agli arti. E' una sorta di 'maledizione' che alcune persone si stanno portando dietro ancora oggi a distanza anche di un anno dall'infezione da Covid-19.
Il virus lascia il segno e ci sono anche in Trentino pazienti che non riescono più a mettersi alle spalle questa malattia a dimostrazione di quanto possa essere grave. Non ci sono al momento spiegazioni certe e gli studi stanno andando avanti e sono collegati ai disturbi neurologici rilevati nel cosiddetto long Covid.
A Rovereto esiste un osservatorio specializzato che cerca di seguire la situazione giorno dopo giorno cercando di affrontare, assieme ai pazienti, i problemi che permangono. Una squadra di professionisti con professor Bruno Giometto direttore Unità operativa neurologia di Trento e Rovereto.
“Nel corso degli ultimi mesi – ha spiegato il dottor Giometto a Il Dolomiti - abbiamo circa una settantina di pazienti che a seguito del Covid hanno avuto delle complicanze neurologiche. Intendo la persistenza di disturbi che in alcuni casi, non sono ancora scomparsi”.
Al momento sono una quindicina i pazienti seguiti e che continuano ad avere sintomi da long covid a distanza anche di un anno. Questi sintomi si differenziano in tre tipo: il primo caso parliamo di problemi legati all'olfatto e al gusto. Ci sono persone che da quando sono stati infettati non sono più riuscite in nessun modo a recuperare completamente la percezione del gusto oppure l'olfatto. Anche a distanza di molti mesi e questo sta avvenendo soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione.
C'è poi un secondo caso legato ai problemi cognitivi ed è quello che maggiormente preoccupa. “Ci sono persone che non riescono più – spiega il direttore Unità operativa neurologia di Trento e Rovereto – ad avere quella brillantezza intellettiva che avevano un tempo. La mente è diventata più labile e questa situazione non ha trovato ancora alcuna soluzione”. Infine permangono le parestesie e cioè quei formicoli agli arti che dopo essere stati infettati non sono più spariti.
Situazioni che preoccupano e che vengono costantemente seguite assieme a tutte le altre patologie che in questi mesi sono state osservate e che sono comparse nelle persone dopo la positività da Covid19. “Ad oggi – ci spiega la dottoressa Susanna Cozzio direttrice di Medicina interna al Santa Maria del Carmine di Rovereto – è chiaro che c'è poca correlazione con la clinica in acuto e ci sono sintomi long covid che si sviluppando anche in quelle persone che hanno avuto una malattia non grave”.
Sono circa un migliaio i pazienti che dopo essere stati infettati e ricoverati ora vengono seguire per i sintomi long covid sopraggiunti con il passare dei mesi. “Cerchiamo di dare il massimo – spiega la dottoressa Cozzio – anche se non è semplice. Il numero di persone con malattia sono elevati e molti medici sono impegnati in corsia. In certi casi si rivolgono ai medici di famiglia”. I controlli vengono fatti a 6 e a 12 mesi. “La maggior parte dei casi dopo sei mesi i sintomi long covid sono scomparsi. Ci sono però casi che dopo un anno stiamo ancora seguendo e tra questi quelli con sintomi neurologici sorti dopo il Covid19”.














