In provincia migliaia di persone con disturbi neurocognitivi, coinvolti anche famigliari e caregiver: ecco il progetto "Sollievo" per una rete di assistenza più ampia
I disturbi neurocognitivi, oltre ai pazienti, coinvolgono una rete molto più ampia di famigliari e caregiver: è soprattutto a loro che si rivolge il progetto “Sollievo” dell’Ulss 1 Dolomiti, ecco di cosa si tratta

FELTRE. Sono circa 3mila le persone affette da disturbi neurocognitivi (Dnc) nel Bellunese, patologie che in realtà coinvolgono una rete molto più ampia di famigliari e caregiver che assistono quotidianamente i pazienti. È soprattutto a loro che si rivolge il progetto “Sollievo” dell’Ulss 1 Dolomiti: “Aiutare chi aiuta deve essere un dovere sociale, civile ed etico, soprattutto oggi che questo valore si è un po’ perso” afferma Daniela Dal Zotto, infermiera case manager del Centro disturbi cognitivi e demenze (Cdcd).
I Dnc sono patologie strettamente legate all’invecchiamento. Nei paesi industrializzati, ne soffre circa l’8% degli over 65, percentuale che sale a oltre il 20% dopo gli 80 anni: 55 milioni le persone colpite, ma si ipotizza che arriveranno a 78 milioni entro il 2030. Di questi, poco più di un milione sono in Italia e ad essere coinvolte sono di fatto 3 milioni di persone. “Il nostro territorio - afferma Giuseppe Dal Ben commissario Ulss 1 Dolomiti - ha popolazione anziana importante e questo si riflette naturalmente a livello sanitario: è perciò indispensabile una rete articolata di servizi per la cura e l’assistenza, che oggi ampliamo ulteriormente”.
In provincia sono infatti presenti due Cdcd, a Belluno e Feltre, che compiono 1.300 visite l’anno effettuate da un team di neurologi, neuropsicologhi, geriatri e psicologi. Quando si presenta uno dei campanelli d’allarme che compromettono lo svolgimento delle attività quotidiane (come perdita di memoria, difficoltà di linguaggio, disorientamento e cambiamenti di personalità e umore), la prima figura coinvolta deve essere il medico di medicina generale, che avvia poi il paziente ai Cdcd.
“È particolarmente importante - spiega Roberta Padoan, neurologa e referente aziendale Cdcd - che anche il paziente sia coinvolto nella diagnosi, così che si renda conto del problema e scelga attivamente il percorso da intraprendere”. Se infatti fino ad alcuni anni fa si riteneva fossero disturbi ineluttabili, esclusivamente legati a fattori di rischio non modificabili (quali età, familiarità e sesso - colpisce infatti più le donne), oggi sappiamo che questi incidono per il 65%. C’è dunque un 35% su cui è possibile agire sia per la prevenzione sia per rallentare il decorso della malattia, tramite accortezze come attività fisica, dieta sana, ma soprattutto migliore qualità del sonno e aumento delle relazioni sociali.
L’elemento di maggiore novità è però il progetto Sollievo. Accanto al percorso più strettamente sanitario, infatti, abbiamo 14 Centri sollievo distribuiti su tutto il territorio, che rappresentano il lato della comunità. Sono gestiti prevalentemente da volontari formati dal personale dell’Ulss e frequentati ogni settimana da almeno 150 persone. Aperti una/due volte la settimana per accogliere le persone affette da decadimento cognitivo nella prima fase e offrire supporto alla famiglia, sono spazi informali nei quali svolgere attività come ginnastica cognitiva o musicoterapia.
L’obiettivo principale è far sì che non siano patologie ghettizzate, ma condivise dall’intera comunità. “Il progetto sollievo - spiega Dal Zotto - è nato dal bisogno, spesso tacito, che abbiamo riscontrato in molti famigliari di uno spazio di ascolto dove non sentirsi giudicati. Dallo scorso mese abbiamo avviato anche il Gruppo di auto mutuo aiuto per famigliari e caregiver: il prossimo appuntamento sarà il 30 giugno e poi proseguirà ogni primo lunedì del mese presso la Casa di riposo di Cesiomaggiore. Si tratta di uno spazio di ascolto e condivisione che mette al centro i famigliari, che potranno conoscersi, raccontare soprattutto le loro paure e frustrazioni, spesso nascoste, e sentirsi così meno soli”.
Esiste infine una Mappa per le demenze disponibile online, attivata dalla Regione Veneto nel 2020, con tutte le informazioni utili per orientarsi sul tema. “È un po’ come dire ‘voi paziente e famigliari siete in un labirinto e noi, medici e centri di sollievo, ti aiutiamo a trovare una strada per uscire’. Non vogliamo infatti che si sentano abbandonati come spesso accade e in questa mappa c’è anche il nostro libretto 'Dalla diagnosi alla prevenzione', inserito per dire che anche noi ci siamo in questo percorso di aiuto” conclude Padoan.












