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Belluno
14 febbraio | 06:45

Belluno, il San Martino premiato per il trattamento dell’ictus. “Fondamentale agire in tempo: troppi anziani si rivolgono a noi tardi”

L’Ulss 1 Dolomiti fa sapere che l’ospedale San Martino di Belluno ha ricevuto il premio ESO Angels Awards gold per il quarto trimestre 2025 per il trattamento dei pazienti colpiti da ictus. I direttori di neurologia e radiologia spiegano le terapie possibili (tramite farmaco e intervento), ma soprattutto perché è importante agire in tempo

BELLUNO. Medaglia d’oro per l’ospedale San Martino di Belluno nel trattamento dei pazienti colpiti da ictus: il premio internazionale è stato assegnato per il 2025, ma restano ancora troppi i casi di persone che trascurano i sintomi. “Persone anziane che vivono sole e magari più lontane e che, di fronte ai sintomi, aspettano semplicemente che passino: su questo noi non possiamo agire, serve più consapevolezza” commenta Franco Ferracci, direttore di neurologia.

 

Partiamo dal riconoscimento. Il San Martino è stato classificato come “oro” nel quarto trimestre 2025 nell’ambito del programma degli ESO-Angels Awards, un premio che attesta la qualità nella gestione dei pazienti con ictus. Si tratta della prima causa di disabilità nell’adulto, la seconda di demenza e la terza di morte nei paesi industrializzati. A Belluno, lo scorso anno la neurologia ha gestito 235 ricoveri ed eseguito 55 trombolisi (trattamento con farmaco) e 9 trombectomie (rimozione del coagulo tramite intervento), su pazienti provenienti dall’area bellunese ma anche da Alpago, Zoldano e Cadore.

 

Si tratta di numeri soddisfacenti secondo il commissario Giuseppe Dal Ben. “Un anno fa parlavamo delle prime trombectomie - osserva - perciò ad oggi abbiamo fatto un po’ di strada”. La possibilità di eseguire questi interventi è infatti recente per Belluno: i primi casi risalgono al 2023 e, a un paio d’anni di distanza, sono già due i medici che li eseguono, tra cui il direttore di radiologia Giovanni Balestriero. “L’intervento - spiega - consiste nel rimuovere il coagulo di sangue nei vasi cerebrali con un catetere. Non è eseguibile in tutti i casi di ictus, ma solo dove la angio-tac rileva un grosso coagulo, perciò la fase di diagnosi è fondamentale, così come i tempi tra la tac e la sala operatoria”.

 

L’ictus è infatti una patologia tempo-dipendente. “Le terapie possono essere somministrate efficacemente - specifica Ferracci - ma in una finestra temporale stretta. Ce ne sono due: l’intervento di trombectomia, una novità per Belluno per la quale ci siamo molto battuti, e il farmaco, che può essere somministrato solo entro 4 ore e mezza dall’esordio dei sintomi, con una procedura di somministrazione che attualmente dura un’ora (ma a breve arriverà un altro farmaco di uguale efficacia e somministrabile in pochi minuti)”.

 

“Siamo molto fieri del premio - prosegue - perché, oltre i numeri, ci sono persone che lavorano per il bene dei pazienti nell’affrontare un nemico contro il quale ci sentiamo coinvolti. È certamente un processo di miglioramento costante, siamo un gruppo di intervento rapido e seguiamo un percorso che stabilisce chi fa cosa in ogni momento. Tuttavia, oltre alle buone pratiche di prevenzione per un corretto stile di vita, conta anche la reazione del paziente: nel nostro territorio, per le sue caratteristiche demografiche e orografiche, ci sono ancora troppi pazienti che potrebbero essere efficacemente curati ma vengono in qualche modo perduti perché arrivano tardi in ospedale. Sono spesso persone anziane che vivono lontano e da sole e che, alla comparsa di sintomi di paralisi nel corpo o nel viso o di disturbo nella parola, semplicemente si mettono sul divano e aspettano che passino. Oppure attendono il rientro dei figli dal lavoro, quando sono già passate diverse ore: è invece indispensabile allertare velocemente i soccorsi, anche tramite i dispositivi salvavita”.

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