Salute mentale, il Comitato plaude a Feltre ma denuncia le carenze provinciali: “In questi tempi abbiamo bisogno di non crollare, ma preoccupa il crescente disagio"
Dopo le recenti novità introdotte dall’Ulss 1 Dolomiti sul fronte della salute mentale all’ospedale di Feltre, il Comitato feltrino per il diritto alla salute interviene a commentare quanto fatto, sottolineando al contempo le carenze che permangono sia nell’area, in particolare per le condizioni in cui versa il Ctrp, sia nel resto della provincia

BELLUNO. In occasione dell’anniversario della nascita dello psichiatra Franco Basaglia, il Comitato feltrino per il diritto alla salute commenta i recenti cambiamenti sul fronte della salute mentale introdotti all’ospedale di Feltre e le carenze nei servizi di cura che ancora permangono in provincia.
L’Ulss 1 Dolomiti ha infatti recentemente annunciato il nuovo centro diurno per la salute mentale, che convoglia gli utenti della comunità alloggio di Cart e del centro di via Borgo Ruga (qui i dettagli). Una “piccola rivoluzione” la definisce il Comitato, consapevole anche di aver avuto un ruolo per l’attenzione sempre dedicata negli anni al tema della salute mentale.
“L’aggettivo ‘complessa’ per definire la situazione a Feltre - afferma - è stata usata sui giornali, una volta tanto, non dal Comitato feltrino ma dagli stessi responsabili dei centri di salute mentale della provincia bellunese. Inoltre, in conferenza stampa i giornalisti hanno appreso e riportato alcuni dati della psichiatria di Feltre, che vorremmo però fossero pubblici anche per le altre zone della provincia dove perdurano altre criticità nei servizi psichiatrici”.
La denuncia è di una sostanziale immobilità per Belluno e di scarso presidio per Pieve di Cadore e Agordino. Il cambio di passo, insomma, sembra riguardare solo il Feltrino, grazie soprattutto alla nuova gestione avviata dalla responsabile Mariangela Spano. C’è dunque apprezzamento per l’apertura di spazi più accoglienti e lo spostamento del Centro diurno, così come per le iniziative che si stanno mettendo in atto come gli incontri con associazioni e familiari o l’unità mobile per le urgenze.
“Diciamo spesso - sottolinea il Comitato - che in questi tempi abbiamo bisogno di non crollare. Anche il mese scorso c’è chi, pur seguito dai servizi, non ha retto alla depressione ponendo fine alla propria vita: speriamo dunque che, senza mai perdere di vista la vicinanza alle famiglie e agli utenti del servizio psichiatrico e psicologico, anche tutti gli altri servizi potenziati (infermieri, oss, assistenti sociali, tecnici della riabilitazione) possano sostenere il carico del sempre più crescente disagio”.
Tra le richieste avanzate, dunque, si parte dalla creazione di una sinergia con i Consultori familiari, perché riguarda i giovanissimi. “Rafforzare l’assistenza di prossimità - sottolinea il Comitato - valorizzando i servizi territoriali e l’integrazione tra l’ambito sanitario e sociale sembra essere l’obiettivo di Feltre. Dobbiamo tuttavia essere consapevoli che, seppur i nodi legati alla disomogeneità territoriale, alla sostenibilità organizzativa e alla disponibilità di risorse umane si stanno allentando, non si sono ancora sciolti”.
“Per dire che va tutto bene - prosegue - abbiamo ancora bisogno che si investa in salute mentale, ma la coperta è corta: se da una parte si firmano convenzioni con altre Ulss venete per necessità urgenti come un medico libero professionista che copre i turni del sabato e della domenica nell’unico reparto a Belluno, dall’altra si chiude il servizio di psichiatria dell'Ulss di provenienza. Se da un lato notiamo l’impegno a Feltre per ridurre la distanza fra i servizi e le necessità urgenti in tema di salute mentale, dall’altro c’è uno stallo fra enti locali e Ulss 1 per trovare una degna sede alla Comunità terapeutica residenziale protetta (Ctrp)”.
Inoltre, è necessario promuovere a livello regionale una discussione per l’apertura h24 dei centri di salute mentale. “Anche nella nostra provincia - conclude il Comitato - sarebbe garanzia di continuità assistenziale e di diritto alla cura nei casi in cui si rendesse necessario il ricovero per acuzia. Il progressivo aumento oltre il 30% di richieste, con un picco soprattutto da parte di minori e giovani adulti, va affrontato collettivamente, poiché la sofferenza da disagio mentale impatta non solo sugli individui ma anche su famiglie, comunità di appartenenza e tutto il tessuto economico e sociale. Come cittadini e attivisti, crediamo ci sia ancora strada da fare e, come facciamo da anni, continueremo a fare la nostra parte”.












