Mancano pasti caldi e posti letto: è allarme per i senzatetto a Rovereto. Rinascita: “Con queste temperature si rischia la vita”
Le problematiche sollevate da Rinascita sono essenzialmente due: da una parte si segnala una mancanza di posti letto per la notte e dall'altra le limitazioni al sistema di accoglienza diurna
.jpeg?itok=yOULvplk)
ROVERETO. “Mentre la città si accende con le luci natalizie e le ghirlande addobbano le nostre strade, decine di senzatetto, molti dei quali trentini che spesso hanno perso il lavoro, dormono all'aperto con temperature che mettono in pericolo la loro stessa vita”. Sono queste le prime parole dell'appello che Rinascita Rovereto lancia al sindaco Francesco Valduga e a tutta la Giunta comunale per trovare una soluzione all'emergenza senzatetto, ora che soprattutto nelle ore notturne le temperature sono ormai diventate proibitive.
Nel centro della Città della quercia ieri mattina (11 dicembre) erano diversi i roveretani che all'incrocio tra via Mazzini e via delle Scuole hanno consegnato il documento ai cittadini, tra i quali Gloria Canestrini di Rinascita e il volontario di strada (nonché blogger su il Dolomiti, dove in moltissime occasioni si è occupato proprio di questo tema) Riccardo Petroni. Le problematiche sollevate sono essenzialmente due: da una parte si segnala una mancanza di posti letto per la notte e dall'altra le limitazioni al sistema di accoglienza diurna.
“A Trento una persona che dorme per strada può avere a colazione, pranzo e cena dei pasti caldi – spiega Petroni – e può rimanere in spazi coperti e riscaldati durante tutto l'arco della giornata. A Rovereto invece i senzatetto rimangono senza cena e dopo le 17 sono in strada: non sono sostenuti nell'arco della giornata da un 'Locale accoglienza' (o da più locali diversificati), che consenta loro di stare al riparo dalle 9 alle 19, quantomeno nel periodo compreso da ottobre a marzo”. Come lo stesso Petroni aveva scritto recentemente infatti (Qui il Blog), la principale struttura d'accoglienza a Rovereto, il Portico, “è aperto dal lunedì al giovedì dalle 9 alle 17 (8 ore), il venerdì dalle 9 e 15 alle 13 (3 ore e 45), il sabato e la domenica dalle 11 e 45 alle 13 (1 ora e 15 minuti)”.
Secondo Canestrini l'aspetto “intollerabile” della vicenda è “il ritardo dell'Amministrazione, che ogni anno si occupa della questione quando fuori le temperature sono già sotto lo zero di 10 gradi. A Rovereto non ci sono idee ma neppure la volontà di guardarsi intorno: a circa 200 chilometri da qui per esempio, a Padova, da anni è in funzione un sistema che non solo prevede strutture per l'accoglienza diurna, ma grazie al quale vengono organizzati incontri formativi con la cittadinanza e con le scuole. Qui invece si continua nella presunzione di voler far da sé. Altro aspetto cruciale sul quale è necessario lavorare è la preparazione degli operatori, che devono essere formati adeguatamente per il contesto nel quale devono muoversi. In sostanza ci vuole progettualità per mettere in campo un affiancamento concreto, che comprenda la presenza anche di mediatori culturali”.
I temi condivisi questa mattina con la cittadinanza erano già stati sollevati in un'interrogazione comunale presentata dal consigliere di Rinascita Gabriele Galli alla quale però, sottolinea Petroni: “L'assessore alle politiche sociali Mauro Previdi di fatto non ha voluto rispondere. Nell'ultimo periodo ho invitato più volte l'assessore ad avere un confronto aperto sulla questione, ma non ho mai ricevuto una risposta, nonostante lo stesso Previdi si presenti sulla sua pagina istituzionale scrivendo 'desidero ascoltare e confrontarmi con tutti e tutte, in quanto ritengo che la verità non sia un patrimonio esclusivo di qualcuno, ma che ognuno ne possegga un pezzo che se condiviso con gli altri possa fare il bene della nostra comunità'”.
Sul fronte accoglienza insomma, per Rinascita la situazione nella Città della quercia “è grave, e i 42 posti letto del Portico sono ufficialmente insufficienti per il numero di bisognosi, almeno una cinquantina, che si trovano sulle strade della Città della quercia”. Al posto di aumentare i posti letto però, sottolinea Petroni: “Dopo sei anni di assessorato Previdi ha dichiarato di aver messo in piedi una 'Unità di strada' che cerca di incontrare 3 giorni a settimana i senzatetto dalle 17 e 30 alle 22 e 30, in fasce orarie quindi incomprensibili per chi si occupa dei senza fissa dimora 'sul campo', visto che è proprio nelle ore notturne, quelle più fredde e solitarie, che la 'task force' può essere utile. Anche se per portare avanti un percorso serio di valorizzazione umana, certamente molto complesso, è necessario allestire un 'Locale di accoglienza' aperto nelle ore diurne, che consenta una continuità di presenza”.
In sostanza 'l'emergenza senzatetto' scaturirebbe quindi da un problema strutturale, esacerbato anche dalle norme che regolano l'accoglienza nelle strutture. “Per avere un posto – ribadisce Petroni – è necessario iscriversi al 'punto di raccolta' a Trento, dove in base alla disponibilità vengono garantiti 30 giorni per i non residenti sul territorio e 60 giorni per i residenti: se uno li ha già 'spesi' non si presenterà nemmeno per richiederne altri, visto che sa già che non potrà ottenerli prima che sia trascorso analogo tempo: una vera e propria 'roulette russa' fuori all'aperto, e se 'casca' nei mesi più freddi non ci si può far niente, a causa come detto della cronica mancanza di posti. Certo, c'è un 3/4% di casi che per questioni relative a problematiche di natura psichiatrica o per altri motivi 'scelgono' di rimanere per strada. Ma nella maggioranza dei casi si parla di cittadini trentini, o di stranieri residenti da anni sul territorio che hanno perso prima il lavoro e poi la casa”.














