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Accoglienza, "Tra migranti, profughi ucraini e senzatetto mancano strutture e Trento sta soffrendo. Serve un impegno provinciale"

Sfuma, per il momento, il progetto dell'ostello sociale. L'assessora Chiara Maule: ''Avevamo trovato un edificio adatto nella zona dell'autostazione ma l'idea è sfumata con la permuta per l'interramento della ferrovia''. Con la chiusura delle strutture di prima accoglienza invernale molti senzatetto sono tornati in strada  

Di Giuseppe Fin - 03 maggio 2022 - 06:01

TRENTO. Un berretto in testa, pantaloni strappati, mani gonfie e rosse che trascinano i cartoni per riporli negli angoli degli edifici pronti per essere riutilizzati nuovamente tra poche ore. E' una della tante persone 'invisibili' della città di Trento. Coloro che non hanno un casa, non hanno un lavoro e che ora, con la chiusura delle strutture di prima accoglienza invernali, hanno trovato come dimora notturna le discese dei parcheggi, le panchine, gli angoli dei parchi ma anche i porticati degli edifici a pochi passi dai palazzi del potere in piazza Dante.

 

Difficile avere un numero certo. Si vedono alla mattina presto quando lentamente si svegliano e raccolgono le proprie cose oppure nel tardo pomeriggio quando, invece, si accaparrano il posto migliore per riuscire a passare la notte cercando di dare meno fastidio possibile.

 

Una città nella città che nelle ultime settimane si è fatta più affollata. Gran parte delle strutture, come già detto, hanno terminato il proprio servizio invernale. Le uniche che proseguono sono la casa di accoglienza Bonomelli in destra Adige e le strutture portate avanti da Pino Palatucci, Casa Maurizio per gli uomini e Casa Paola per le donne. “Noi qui siamo pieni” ci dice al telefono il responsabile di queste ultime due strutture. “La richiesta di certo non manca ma speriamo che questi numeri con il passare delle settimane si riequilibrano. Intanto abbiamo prorogato la chiusura al 30 giugno poi vediamo” spiega a ilDolomiti, Palatucci.

 

E' l'emergenza che ormai si vede tutto l'anno. Non solo in centro storico ma anche nei quartieri dove le entrate delle chiese si trasformano in dormitori. “Qui alla sera vengono diversi ragazzi, si mettono con le coperte per terra, hanno anche un sorta di comodino, e alla mattina presto raccolgono tutto per andare al Serd” ci dicono alcuni residenti che abitano a poca distanza dalla chiesa di S.Antonio in Clarina.

 

La situazione è monitorata dal Comune di Trento che sta cercando di mettere in campo tutte le forze possibili che al momento sono però insufficienti. Lo ammette l'assessora Chiara Maule. “Trento è una città – spiega a ilDolomiti – che si sta facendo carico dell'accoglienza dei migranti che arrivano sia per mare che per via terra, dei profughi ucraini e anche dei senzatetto. Tutto questo in mancanza delle strutture. Ora stiamo soffrendo questa situazione ed io credo che sia arrivato il momento di un maggiore impegno a livello provinciale per affrontare questa emergenza”.

 

Sono persone. Molte con problemi di dipendenza da alcol o da stupefacenti. “Come Amministrazione comunale – continua Maule – ci siamo mossi già da tempo e più volte con l'Unità di Strada per cercare di offrire un aiuto ma molti lo rifiutano e non possiamo obbligarli”.

 

La mancanza di strutture per l'accoglienza è una quelle questioni che il Comune sta cercando di affrontare da tempo ma anche l'idea di un “ostello sociale” ventilata negli anni scorsi sembra per il momento sfumare. Uno degli edifici adatti per questo scopo era stato individuato nella zona della dell'autostazione ma l'ipotesi è andata in frantumi con la permuta per l'interramento della ferrovia.

 

“Al momento questo progetto è fermo” spiega Chiara Maule. “Stiamo proseguendo la ricerca di una struttura idonea ma non facile, speriamo che prima o poi si riesca a trovare l'edificio giusto”.

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