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| 17 dic 2022 | 05:01

In Trentino richiedenti asilo esclusi dai dormitori? Il Comune di Trento contro la Pat: ''Non condividiamo distinzioni nell'accoglienza''

Nel corso degli ultimi anni il sistema dell'accoglienza migranti in Trentino e le sue progettualità sono stati smantellati. I posti letto sono diminuiti e questo ha portato a una nuova emergenza: molti richiedenti asilo sono diventati senza dimora in attesa di risposte e di un posto al caldo dove dormire. Astalli gestisce il dormitorio all'ex scuola Bellesini: ''Abbiamo ragazzi che sono arrivati con le lacrime agli occhi per ringraziarci di un posto al caldo. E' un pugno allo stomaco"

In Trentino richiedenti asilo esclusi dai dormitori?

TRENTO. Rimangono fuori al freddo, rimangono fantasmi tra un continuo rimpallo di responsabilità. Sono i richiedenti protezione internazionale che arrivano sul nostro territorio soprattutto via terra. Per loro non c'è spazio nemmeno allo sportello unico per l'accoglienza e molti sono stati costretti a dormire all'addiaccio. Solo negli ultimi giorni sul territorio è stato fatto uno sforzo: in primis dal Comune di Trento con l'apertura di 24 posti alle ex scuole Bellesini e poi è arrivata la Provincia che ha annunciato circa una sessantina di posti letto alla Fersina con un'accoglienza, però, graduale.

 

Numeri importanti ma che difficilmente riusciranno a coprire le necessità di un'emergenza che di certo, a detta di molti, non è stata gestita nel migliore dei modi dalla Provincia e che nasce anche dallo smantellamento dell'accoglienza fatta in Trentino negli ultimi anni

 

A chiarire la propria posizione ora è anche il Comune di Trento con l'assessora Chiara Maule che a il Dolomiti ha spiegato di non condividere la gestione scelta dalla Pat per lo sportello dell'accoglienza. “Non può essere condivisibile in nessun modo – spiega Maule a il Dolomiti che ci sia da parte della Provincia una distinzione nell'accoglienza tra i senza dimora e i richiedenti asilo. Questi ultimi è vero che hanno diritto ai percorsi ministeriali ma se le risposte arrivano in ritardo dobbiamo occuparcene. Sono tutte persone, e sono tutti fuori al freddo”.

 

La Pat ancora lo scorso anno aveva deciso che allo sportello per l'accoglienza potevano rivolgersi solamente i senzatetto. I posti per loro messi in campo sono all'incirca 230 e oggi, anche con le nuove strutture aperte per l'emergenza freddo, quelli liberi si possono contare sulle dita di una mano. Quasi nulla, invece, per i richiedenti asilo.

 

Esiste, fortunatamente il dormitorio di Casa San Francesco che è dedicato alle persone richiedenti asilo senza dimora in attesa di poter accedere a un posto nei progetti di accoglienza pubblica. Nel 2021, grazie alla collaborazione con il Comune di Trento e con il sostegno di donatori privati, il dormitorio si è ampliato, passando da 10 a 16 posti. Sempre dal Comune di Trento nei giorni scorsi , vista l'emergenza e la mancanza di posti, è arrivata anche l'apertura dell’ex scuola Bellesini a Cristo Re che ha permesso di accogliere 24 richiedenti asilo che, essendo esclusi dal sistema di accoglienza provinciale, fino a pochi giorni fa dormivano all’addiaccio. Ulteriori posti per l'accoglienza notturna sono arrivati dalla Pat che, assieme al Commissariato, è arrivata ad anticipare un incremento di circa 60 posti sui 100 previsti entro gennaio 2023 alla Fersina.

 

A sottolineare le criticità è anche il Centro Astalli che punta il dito contro il drammatico smantellamento che si è avuto negli ultimi anni del sistema accoglienza che ha portato a una nuova emergenza con l'arrivo del freddo.

 

“La Provincia ha strutturato un bando di affidamento dei dormitori per senza dimora nei mesi scorsi. Nello stesso bando – spiega a il Dolomiti Stefano Canestrini di Astalli - si indicava il non accesso ai richiedenti asilo. E' normativamente corretto perché i richiedenti, proprio per la loro natura giuridica, hanno diritto ad un percorso diverso di accoglienza con un piano di inclusione nel quale si esclude una condizione di grave marginalità adulta. Il cortocircuito che abbiamo però avuto in Trentino sta nella decisione della Pat di diminuire l'accoglienza richiedenti smantellando le diverse progettualità. Così facendo sono però aumentati quelli che si sono trovati senza dimora e questa condizione è diventata prevalente”.

 

Da un lato, quindi, si è voluto smantellare l'accoglienza trentina dall'altro, però, così facendo si è creata una nuova emergenza che oggi in molti stanno cercando di tamponare con interventi e corse contro il tempo.

 

“Alle scuole ex Bellesini – spiega sempre Canestrini – avevamo 24 posti a disposizione e altri 16 sono a Casa Francesco. Ci ha fatto veramente male trovarci davanti dei ragazzi che piangevano e ci ringraziavano di averli accolti nei nostri dormitori. Avevano le lacrime agli occhi per avergli dato un posto al caldo dove dormire. Questo ringraziamento è una violenza alla dignità. E' un pugno allo stomaco che non può accettare il Trentino”.

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