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| 16 gen 2023 | 05:01

A Trento si continua a dormire all'addiaccio, giacigli sotto il palazzo della Regione. Le associazioni: ''Servono soluzioni strutturali, non è più un fenomeno solo emergenziale''

Dopo gli interventi "emergenziali" di dicembre ancora diverse persone continuano a dormire al freddo e alcune  con patologie respiratorie, anche gravi, sono accolte in orario diurno a Casa Bonomelli. Le associazioni: "Abbiamo bisogno di interventi strutturali che offrano risposte durevoli nel tempo, ben consapevoli che l’'emergenza' non potrà mai essere del tutto accantonata”

A Trento si continua a dormire all'addiaccio, giacigli sotto il palazzo della Regione

TRENTO. Rannicchiati in uno scatolone, addossati alla vetrina di un negozio, di un ufficio postale, all’ingresso di una stazione. Oppure arrotolati in una coperta marrone che poi lasciano in un angolo per garantirsi il posto la sera seguente. Sono gli “invisibili”, i tanti senza fissa dimora che ancora oggi si trovano a dormire all'addiaccio a Trento. Basta girare la sera tardi o nelle prime ore della mattina. 

 

E' un 'esercito' di persone che non ha un tetto sotto cui stare. E non ce l'ha nemmeno dopo i tanti interventi “emergenziali” che poco prima di Natale erano stati messi in campo  per la cosiddetta emergenza freddo. Pochi giorni durante i quali dalla Provincia al Comune alla Diocesi, tutti si erano mossi e in poche ore erano stati trovati 10, 30, 70, 100 posti in più. Nella stessa velocità, però, erano stati immediatamente occupati. 

 

Ed oggi? Le persone continuano a dormire al freddo, chi in vere e proprie baracche di fortuna e c'è chi, nei giorni scorsi, ha scelto anche gli angoli del palazzo della Regione in piazza Dante

Andare oltre gli interventi emergenziali? Fino ad oggi non si è visto ancora nulla. “Abbiamo bisogno di interventi strutturali che offrano risposte durevoli nel tempo, ben consapevoli che l’'emergenza' non potrà mai essere del tutto accantonata” spiegano le associazioni che sul territorio si occupano di accoglienza. 

 

Sapere quanti siano le persone che ad oggi sono senza un tetto e costrette a dormire in strada è difficile. Sono sia italiani che stranieri ma a preoccupare ora sono anche le loro condizioni di salute provate dal  freddo. A saperlo bene sono i volontari, medici e infermieri, del Gruppo Immigrazione e Salute (Gris) che prestano le cure sanitarie. 

 

“Dobbiamo dire che una parte di queste persone non hanno accettato le proposte fatte per un posto in una struttura per vari motivi. Non hanno un punto di riferimento, hanno paura delle istituzioni magari per delle esperienze negative avute in passato.  L'impegno che viene richiesto in questo momento è davvero elevato e sono ancora molti quelli in strada” spiega a il Dolomiti il presidente del Gris Gianpaolo Rama. Proprio in queste settimane sono diverse le persone con patologie respiratorie (QUI L'ARTICOLO). “Questo tipo di malattie – spiega Rama – stanno aumentando. Per quanto riguarda il Covid, per fortuna, la situazione è sotto controllo per il momento. Purtroppo a preoccupare sono l'influenza, le polmonite e le malattie della pelle”. Le  personale ammalate non possono rimanere in strada e fortunatamente Casa Bonomelli ha aperto i propri locali anche in orario diurno offrendo quindi un posto al caldo per chi ne ha bisogno. 

“L'impegno nostro e delle organizzazioni che si occupano di migranti e persone senza dimora – spiega ancora il responsabile del Gris – sta andando oltre quello che è il nostro mandato”.  I posti ancora liberi nei dormitori sono pochissimi. In alcune situazioni tutti i letti sono occupati. Le persone al freddo continuano, invece, ad essere tante.  Ce lo conferma Maurizio Camin della Cooperativa Arianna che da inizio anno gestisce l'Unità di Strada. Un impegno davvero importante, fondamentale per al città di Trento.  “I nostri quaranta posti di accoglienza sono tutti pieni, 24 alle ex scuole Bellesini e 16 a casa San Francesco” ci spiega  anche Stefano Canestrini del Centro Astalli. “ Abbiamo – ci spiega - una minima rotazione dal fatto che ci sono alcune autorizzazioni da parte del Commissariato per l'ingresso nel sistema di accoglienza. Ma da noi ad ogni posto che si libera abbiamo subito un elenco di persone che attendono”. 

La situazione non è migliorata nell'ultimo mese nemmeno con le tante iniziate “d'emergenza” messe in campo. “Il fenomeno migratorio di ingresso è continuo” spiega Canestrini. “Le situazioni che stanno avvenendo al di fuori dal Trentino, dall'Italia e dall'Europa continuano a portare persone in fuga attraverso la “rotta dei Balcani”. Alcune entrano anche in Trentino e l'arrivo è costante quasi tutti i giorni anche in queste prime settimane di gennaio”. 


Difficile, quindi, pensare che un centinaio di posti in più trovati alla residenza Fersina possano risolvere la questione. Da qui arriva l'appello delle associazioni al mondo delle istituzioni. “Dobbiamo tutti assieme trovare soluzioni strutturali e avviare quando prima un percorso di confronto e di progettualità da concretizzare nei prossimi mesi, è vitale. Non possiamo ancora rinviare e parlarne alla prossima gelata continuando con una errata narrazione di un fenomeno emergenziale pensando che possa terminare. Non è così”.

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