Gelo record, niente più posti per accogliere i senzatetto: il Comune valuta l’apertura straordinaria delle palestre cittadine
Temperature a -20 gradi e posti letto esauriti: la città di Bolzano affronta l'emergenza

BOLZANO. Con il termometro che precipita stabilmente sotto lo zero, Bolzano torna a fare i conti con l'incubo di chi non ha un tetto sopra la testa. Il rischio che il freddo si trasformi in una condanna a morte è tornato prepotentemente d’attualità nelle ultime ore, spingendo il sindaco Claudio Corrarati a valutare misure straordinarie. L'amministrazione comunale sta monitorando con estrema attenzione la situazione, pronta ad attivare un’operazione di emergenza della Protezione Civile che comporterebbe l’apertura di spazi supplementari, come le palestre cittadine, per offrire un riparo d’urgenza a chi oggi dorme all'addiaccio.
La gravità del momento è testimoniata da quanto accaduto il 4 gennaio in via Duca D’Aosta, dove un incendio scoppiato nel sottoscala del civico 53 ha richiesto l'intervento immediato dei Vigili del Fuoco. Il rogo, alimentato da alcuni materassi, ha rischiato di propagarsi all'intero edificio. L’ipotesi è che le fiamme siano divampate a causa di un atto vandalico o, più probabilmente, per una svista di chi cercava disperatamente una fonte di calore per superare la notte. Non è l’unico segnale di allarme: sotto ponte Resia, tra l'arginale e il fiume Isarco, la comparsa di tende e il viavai continuo di persone confermano che decine di senzatetto stanno sfidando temperature ormai insostenibili, alimentando il timore che qualcuno, al mattino, possa non svegliarsi più.
Si tratta di un timore fondato su precedenti drammatici che la città non ha dimenticato. Nel dicembre 2022 un diciannovenne egiziano, giunto da poco a Bolzano perse la vita in zona industriale (in QUESTO ARTICOLO il racconto dell'accaduto) mentre il Natale del 2023 fu segnato dalla morte di una cinquantenne romena, vittima dell'incendio di una stufetta nel suo bivacco all'altezza di ponte Adige (la cronaca del fatto in QUESTO ARTICOLO).
Per evitare il ripetersi di simili lutti, Corrarati si dice in costante contatto con il presidente Arno Kompatscher e i vertici dei servizi sociali. Il principio cardine dell'amministrazione è chiaro: la vita umana va tutelata come valore sacro e nessuno deve morire in strada. Tuttavia, il sistema dell'accoglienza si scontra con limiti logistici e normativi. Sebbene Kompatscher assicuri che in tutto l'Alto Adige ci sia ancora qualche letto disponibile, a Bolzano la pressione è altissima.
Andrea Tremolada, responsabile dell'area sociale della Croce Rossa, fotografa una realtà al limite: la struttura ex Lemayr di via Avogadro ospita già 90 persone, il massimo della sua capacità straordinaria. Nonostante qualche posto sparso a Brunico o Merano, la lista d'attesa nel capoluogo conta circa trenta persone che però non possiedono i requisiti minimi per l'accesso, come la stabilità in città da almeno quattro settimane o la condizione di vulnerabilità. Resta poi il nodo dei documenti: per motivi di sicurezza e identificazione, l’ingresso è consentito solo a chi è regolarmente registrato, un ostacolo che tiene molti fuori dai cancelli. Secondo Bozen Solidale (QUI l'articolo di approfondimento) sarebbero oltre cento le persone che ancora dormono nei parchi o sotto i ponti, un dato che secondo la Croce Rossa si attesterebbe invece intorno alle novanta unità, considerando anche chi rifiuta per vari motivi l'assistenza nelle strutture ufficiali. In questo clima di estrema allerta, il Comune invita le associazioni a fare fronte comune per garantire che l'emergenza non si trasformi ancora una volta in tragedia.













