Movida a Trento? Intervengono gli studenti universitari, Paccani: ''Abbiamo bisogno di socialità e mancano spazi. Chiesto un incontro con il sindaco''
Gli studenti chiedono la possibilità di dialogare con l’amministrazione comunale e di avviare un tavolo di discussione con residenti ed esercenti. L'Udu: "Non vogliamo rivendicare il diritto di fare assembramenti che peggiorerebbero solo la situazione, ma il diritto di avere degli spazi degni di una città universitaria e di essere considerati”

TRENTO. “Siamo il bersaglio perfetto contro cui puntare il dito, colpevoli di uscire la sera per ritrovare una parvenza di socialità. Ma la questione vera è che a Trento, per i giovani e gli studenti, mancano alternative valide, luoghi di socialità”. Dopo le polemiche degli ultimi giorni sulla cosiddetta “movida” a Trento, le lamentele dei cittadini (Qui l'articolo) e la presa di posizione anche dell'Amministrazione comunale (Qui l'intervento del sindaco) a dire la loro sono ora i giovani, coloro che causerebbero gli assembramenti e le conseguenti problematiche.
Ad intervenire è Paola Paccani, coordinatrice dell'Unione degli Universitari con una nota in cui nell'analizza il problema e chiede un incontro con il sindaco di Trento, Franco Ianeselli. “A Trento mancano spazi per giovani e studenti” spiega Paccani. “Per tutta la pandemia – continua - il tenore dei titoli e degli articoli è stato costantemente accusatorio nei confronti di studenti e giovani: ora, in particolare, siamo il bersaglio perfetto contro cui puntare il dito, colpevoli di uscire la sera per ritrovare una parvenza di socialità”.
L'Unione degli Universitari di Trento, mettendo da parte la colpevolizzazione di cui i giovani sono oggetto, spiega che “Trento non dispone di spazi diversi in cui spostarsi per diluire la 'folla' e non ha valide alternative dove passare il proprio tempo in sicurezza e con i servizi necessari, come bagni pubblici o mezzi di trasporto notturni”.
Quella che molti definiscono movida, spiega Paola Paccani, è in realtà “la manifestazione del bisogno di socialità, costretto a svilupparsi sempre negli stessi luoghi, perché gli unici attrezzati e con prezzi accettabili. Negli anni non si ha mai voluto trovare una soluzione, solo mettere delle pezze, come la nuovissima idea di rimuovere le panchine”.
“Non vogliamo rivendicare il diritto di fare assembramenti – continua ancora la coordinatrice di Udu - che peggiorerebbero solo la situazione, ma il diritto di avere degli spazi degni di una città universitaria e di essere considerati”.
Gli studenti chiedono la possibilità di dialogare con l’amministrazione comunale: “Per questo abbiamo chiesto un incontro con il sindaco per avviare un tavolo di discussione con residenti ed esercenti. Faremo il possibile per trovare soluzioni che ci permettano di conciliare il rispetto delle regole anti-contagio e degli spazi comuni con la possibilità di vivere la città in cui studiamo. Noi siamo cittadini di Trento tanto quanto chi qui ci è nato e pretendiamo che i nostri diritti siano riconosciuti”.













