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Oltre 100 arnie distrutte dall'orso in val di Sole, l'apicoltore: ''Le recinzioni non bastano in inverno, la Pat intervenga: si deve trovare una soluzione''

E' un momento difficile per gli apicoltori in val di Sole. Un orso non è ancora andato in letargo e quindi è in costante ricerca di cibo. Nel mirino le arnie di diversi apicoltori solandri. Sergio Zanella: "Dovrebbe trattarsi dell'esemplare che è stato immortalato cibarsi dai cassonetti dell'immondizia a Bolentina. Siamo preoccupati perché riesce a introdursi negli spazi nonostante i recinti e le protezioni" 

Pubblicato il - 17 January 2021 - 20:47

TRENTO. "Abbiamo superato le 100 arnie distrutte dall'orso tra Malè, Dimaro Folgarida e Commezzadura". Così Sergio Zanella, socio dell'associazione apicoltori. "Il plantigrado tutte le notti attacca le nostre strutture. E' un momento difficile e anni di sacrifici vengono spazzati via".

 

E' un momento difficile per gli apicoltori in val di Sole. Un orso non è ancora andato in letargo e quindi è in costante ricerca di cibo, una situazione che può capitare come ha spiegato a Il Dolomiti il dirigente del Servizio foreste e fauna Giovanni Giovannini (Qui articolo).

 

E un plantigrado si è reso responsabile di diverse arnie gettate a terra sul territorio solandro. "E' molto affamato - dice Zanella - l'altro giorno ha morso le manopole di un escavatore, mentre nelle scorse ore anche la ruota di una carriola. Soprattutto siamo davanti a una strage di arnie".

Le strutture sono protette, ma purtroppo non abbastanza nella stagione fredda. La neve in particolare mette fuori uso le recinzioni elettriche in quanto è un isolante e non permette di scaricare la tensione a terra. Una situazione che coglie un po' tutti impreparati.

 

"Il recinto elettrico - spiega l'apicoltore - è un valido deterrente in primavera e autunno, però in inverno presenta diverse criticità tra neve, batterie che si scaricano e la possibilità di raggiungere delle zone. Le api sono sguarnite e l'orso riesce a entrare per rovesciare e attaccare le arnie".

 

Un plantigrado probabilmente conosciuto e che ricerca in particolare il candito, la sostanza zuccherina che viene lasciata appositamente sul soffitto della struttura per nutrire le api. "Dovrebbe trattarsi dell'esemplare che è stato immortalato cibarsi dai cassonetti dell'immondizia a Bolentina. Siamo preoccupati perché riesce a introdursi negli spazi nonostante i recinti e le protezioni. Ormai attacca quasi tutte le notti e sono state distrutte oltre 100 arnie, tantissimi gli insetti morti per il freddo".

I danni sono di svariate migliaia di euro. "Per tutti gli apicoltori pesantemente danneggiati dall’orso ci sono gli indennizzi - evidenzia Zanella - ma vorremmo che venissero tutelate le nostre api. E' comunque un lavoro complicato per la selezione e la cura di questi insetti. Gli apicoltori che possono spostano le arnie ma non per tutti è così semplice perché servono spazi e alcune si trovano anche in quota".

 

La questione è stata più sollevata da Francesco Moratti, presidente dell'associazione apicoltori Val di Sole, ma è anche arrivata anche in Consiglio provinciale per voce dell'ex assessore Michele Dallapiccola e del consigliere Ivano Job, ma per ora la Pat ha commentato che non si può fare nulla. "Lavoriamo nell'ansia - aggiunge l'apicoltore - ogni giorno dobbiamo recarci nelle zone e sperare che le arnie non siano a terra. E' veramente difficile poter operare in questo modo. Fortunatamente c'è la massima collaborazione del Corpo forestale che ci aiuta a sistemare, spostare e posizionare le reti. Ma questo non basta, soprattutto in inverno. La politica deve intervenire con azioni precise".

 

La Provincia però è ferma, quasi a voler creare attrito tra i grandi carnivori e la comunità. "Non è colpa dell'orso. Questa estate alcuni colleghi hanno spostato le arnie perché in zona era presente un plantigrado con i cuccioli. Noi cerchiamo di convivere con questa situazione - prosegue Zanella - ma siamo spaventati e c'è molta ansia per la paura di perdere tutto".

 

Una soluzione potrebbero essere le "casi delle api". "Vengono usate in Slovenia e funzionano - conclude Zanella - ma l'amministrazione provinciale deve intervenire con un finanziamento perché sono costose, soprattutto per gli apicoltori della val di Sole che operano principalmente a livello di passione. Si dovrebbero prevedere degli incentivi, però non solo per i professionisti. Nella nostra zona ci sono piccoli operatori, circa 120 persone lavorano con le api, quasi l'1% della popolazione. Questo dovrebbero essere un vanto da sostenere. Non si deve guardare solo ai professionisti e ai grandi apicoltori".

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