“Precarietà e flessibilità senza regole” gli operatori ecologici incrociano le braccia: “Durante la pandemia abbiamo mostrato tutta la nostra responsabilità, ora vogliamo essere tutelati”
I sindacati lanciano lo sciopero nazionale per il comparto degli operatori ecologici: “Non possiamo permettere che si mettano in discussione le tutele per lavoratrici e lavoratori”. L’8 novembre indetto un presidio davanti alla sede di Confindustria a Trento

TRENTO. Dopo la rottura delle trattative per il rinnovo del contratto nazionale le sigle sindacali che difendono i lavoratori del comparto degli operatori ecologici hanno deciso di incrociare le braccia e indire uno sciopero nazionale per il prossimo 8 novembre. Anche in Trentino le organizzazioni territoriali hanno deciso di aderire con convinzione.
Giovanni Virruso per Fp Cgil, Roberto Papapietro per Fit Cisl e il Segretario Giuseppe Di Chiara per la Uiltec Uil del Trentino Alto Adige vogliano dare pieno sostegno all’iniziativa nazionale organizzando un presidio davanti la sede di Confindustria a Trento. Una mobilitazione che si terrà lo stesso giorno dello sciopero nazionale, cioè l’8 novembre.
“Negli ultimi mesi – spiegano i segretari in un comunicato – le nostre organizzazioni nazionali hanno tenacemente provato a sviluppare i temi della piattaforma sindacale e i bisogni dei lavoratori affinché si potesse sottoscrivere un rinnovo contrattuale di prospettiva, più coerente con l’indispensabile sviluppo industriale delle aziende, ma soprattutto come necessario strumento rinnovato nelle regole e nelle tutele per lavoratrici e lavoratori”.
Eppure, stando alla denuncia dei sindacati, le associazioni datoriali sia pubbliche che private, “nonostante il senso di responsabilità mostrato dai lavoratori del comparto durante tutta la fase pandemica”, in questi mesi hanno mantenuto degli atteggiamenti definiti “ondivaghi e pregiudiziali” che, sempre secondo Cgil, Cisl e Uil “hanno poco a che vedere con il rinnovo del Contratto nazionale, se non nella logica di abbattimento del costo del lavoro”.
La rottura delle trattative si è consumata sulle mancate risposte alle istanze presentate dai sindacati e su delle proposte datoriali che Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltec Uil hanno ritenuto inaccettabili. Fra queste la flessibilità estrema sull’organizzazione del lavoro attraverso il sistema degli orari; il ridimensionamento del sistema delle relazioni industriali per privare i lavoratori della rappresentanza e della partecipazione all’interno dell’azienda; la volontà di precarizzare i rapporti di lavoro soprattutto per lavoratori part/time; la proposta di eliminare totalmente il limite massimo dei lavoratori part/time presenti in azienda; una parte economica esclusivamente legata agli indici inflattivi e alle dinamiche del corrispettivo economico del committente all’azienda; e infine il mancato riconoscimento delle professionalità dei lavoratori addetti agli impianti.
“Non accettiamo e non possiamo pensare che il contratto nazionale possa essere immaginato come strumento di precarizzazione e flessibilità senza regole, capace di concorrere solo con delle brutte pratiche che accadono sempre più spesso in alcune aree del Paese. Non possiamo permettere che si mettano in discussione le tutele per lavoratrici e lavoratori, il sistema di relazioni industriali e la rappresentanza sindacale, che non si condividano strumenti contrattuali per migliorare le condizioni e i carichi di lavoro, ma che si voglia la precarizzazione e lo sfruttamento di lavoratrici e lavoratori come unico modello per competere”. I sindacati, qualora le loro istanze non dovessero essere accolte, minacciano nuove mobilitazioni.













