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Sara Pedri, parlano i colleghi e i famigliari: “Ti fanno sentire una nullità, c’erano ferri chirurgici che volavano addosso alle persone”. Le nuove rivelazioni di “Chi l’ha visto?”

Alcuni giorni fa sono riprese le ricerche di Sara Pedri, la giovane ginecologa scomparsa lo scorso 4 marzo, che purtroppo non hanno dato esito. Nel frattempo la trasmissione “Chi l’ha visto?” riporta delle testimonianze che gettano nuove ombre sul reparto di ginecologia. La sorella: “Ha cominciato a sentirsi insicura usava sempre l’espressione mi sento terrorizzata’”

Di Tiziano Grottolo - 17 June 2021 - 13:18

TRENTO. Nei giorni scorsi sono riprese le ricerche di Sara Pedri, la ginecologa scomparsa lo scorso 4 marzo nella zona del lago di Santa Giustina. Ricerche che hanno trovato nuovo vigore dopo le dichiarazioni rilasciate dalla sorella e dalla madre alla nota trasmissione “Chi l’ha visto?”.

 

Il programma di Rai 3 è tornato sulla vicenda anche nella puntata andata in onda ieri, 16 giugno, riportando nuove testimonianze circa le pressioni subite dalla giovane sul lavoro. La tesi sollevata dalla trasmissione, che descrive la ginecologa come sempre più magra e avvilita, è che i problemi più gravi siano iniziato quando Pedri è stata trasferita nel reparto di ginecologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento. Ha cominciato a sentirsi insicura – ha confermato Emanuela, la sorella di Sara – usava sempre l’espressione mi sento terrorizzata’”.

 

Durante la trasmissione sono state riportate anche le dichiarazioni di Antonio Ferro, direttore del dipartimento prevenzione dell’Apss, che in conferenza stampa spiegava: “È un fatto che risale a mesi fa su cui subito mi sono interessato come direttore sanitario per cercare di capire cosa era successo. Devo dire che a una prima indagine interna che è stata fatta – alla quale seguirà un approfondimento, aveva fatto sapere Ferro – non ci sono degli elementi oggettivi per ritenere che ci sia una connessione diretta tra questa sparizione e il lavoro”.

 

Eppure i colleghi della giovane ginecologa riportano una situazione diversa. La trasmissione ha citato un messaggio scritto da una delle colleghe: “Alcune di noi sono già state chiamate a testimoniare dal Pm, abbiamo già rilasciato nei dettagli sia il cambiamento di Sara sia certi avvenimenti di urla eccetera”. Secondo “Chi l’ha visto?” risultano almeno cinque denunce di medici tutt’ora in reparto, ma uscire allo scoperto non è facile chi parla ha paura di perdere il posto o di subire ritorsioni.

 

“In sala operatoria – riporta un’altra collega di Pedri – c’erano ferri chirurgici che volavano addosso alle persone anche per un non nulla, o venivano allontanate dalla sala operatoria oppure. Magari anche ginecologi bravi non li facevano più andare in sala operatoria. Venivi annullata. Ti fanno sentire una nullità e ti fanno mettere in dubbio ciò che tu da decenni fai tutti i giorni, cercano di trovare lo sbaglio anche se l’errore non c’è pur di metterti in crisi. Non si respira un’aria serena, si respira la paura di sbagliare perché non ci si fida di nessuno”.

 

È la stessa Pedri, in un audio inviato alla famiglia, a parlare di “mobbing”. Durante la puntata viene ascoltata anche una dottoressa che aveva lavorato nello stesso reparto di ginecologia e che avrebbe vinto una causa: “Le colleghe hanno parlato riferendosi alla mia situazione di mobbing, accanimento, di cose mai viste disumane. Io ho chiesto l’aiuto anche dei vertici, telefonato al direttore sanitario al direttore generale ma non sono stata mai stata ricevuta ho trovato un clima di omertà a tutti i livelli”.

 

In un altro audio la stessa Pedri ricorda come alcune colleghe avessero provato a metterla in guardia dicendone di stare attenta “qui parlano, ti schedano subito pretendono che qui lavori solo, che non mangi non dormi e non hai una vita quindi non parlare mai delle tue esigenze perché non interessano a nessuno, anzi possono interessare solo in negativo”.

 

A febbraio, poco prima della scomparsa, Pedri è convinta dai famigliari a tornare a casa a Forlì: “Tremava e piangeva”, ricorda la sorella. Dopo soli 3 mesi di servizio, alla vigilia della scomparsa la giovane ha consegnato una lunga lettera di dimissioni, un fatto che aveva in parte rincuorato la famiglia che sperava di poterla riabbracciare. Così però non è stato perché dal 4 marzo della giovane si sono perse le tracce. Gli unici indizi sono l’auto, trovata parcheggiata in località Mostizzolo con il cellulare all’interno.

 

La trasmissione di Rai 3 ha provato a contattare anche il primario del reparto di ginecologia Saverio Tateo, la persona raggiunta al telefono però ha affermato di non essere lui il dottore in questione (anche se da “Chi l’Ha visto assicurano che il numero fosse corretto). Come aveva già fatto il consigliere Filippo Degasperi, anche Claudio Cia di Fratelli d’Italia ha sollevato la questione del “fuggi-fuggi” di medici ricordando che alcuni professionisti sono arrivati addirittura a restituire la borsa di studio piuttosto che rimare nell’unità operativa di ginecologia dell’ospedale Santa Chiara.

 

Infine Emanuela, la sorella di Sara, ha fatto sapere di credere che la sorella possa aver compiuto un gesto estremo: “Penso che Sara si sia tolta la vita, vendendola nelle condizioni in cui era tornata non puoi non soffermarti a pensare. La madre ha poi concluso: “Nessuno mi ridarà mia figlia ma se il suo sacrificio può essere utile a qualcun altro ben venga”.

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