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Sistema di accoglienza, il giudice condanna Croce rossa a riassumere il lavoratore lasciato senza lavoro dopo i tagli della Provincia

Il tribunale accoglie il ricorso della Filcams, Bassetti e Delai. "I diritti valgono per tutti i lavoratori, anche quelli più deboli. La Provincia, come ente appaltante, avrebbe dovuto pretenderlo: atteggiamento grave e inadeguato di piazza Dante"

Di Luca Andreazza - 25 gennaio 2021 - 19:13

TRENTO. Il tribunale di Trento ha condannato la Croce rossa a riassumere il lavoratore di Activa impegnato alla residenza Brennero. "Un punto a favore dei diritti dei lavoratori nell'ambito della complessa vicenda della tutela dell'occupazione e della retribuzione dei cambi di appalto". Commentano la segretaria provinciale della Filcams Cgil, Paola Bassetti, e Francesca Delai, funzionaria sindacale che ha seguito passo per passo la questione. "Un punto in meno invece per le scelte politiche e amministrative ispirate dal Decreto Salvini su sicurezza e immigrazione che ha prodotto tagli pesanti al sistema dell’accoglienza".

 

L'operatore, insieme a altri due colleghi, era rimasto senza lavoro a marzo del 2019 dopo l'affidamento a Croce rossa del servizio di accoglienza ai richiedenti di protezione internazionale. Il risultato della gestione della Provincia a trazione leghista: una serie di azioni per depotenziare il sistema tra la chiusura dei corsi di cultura e lingua italiana per richiedenti asilo, la riduzione del servizio di supporto psicologico, quindi quella del personale che lavora nelle strutture collettive (Qui articolo). 

 

I cinque educatori alla residenza Brennero erano stati assunti della Croce rossa italiana dopo l'accordo sul passaggio del personale siglato tra sindacati e vertici della Cri. A restare però tagliati fuori erano stati sempre i tre lavoratori impegnati per il servizio di portierato notturno. La Provincia, infatti, non aveva inserito anche questi addetti nell'elenco dei dipendenti che dovevano passare al nuovo gestore, così come prevede la clausola sociale. "Affidamento - aggiunge la Filcams - che matura in un clima politico e sociale che giustifica e sostiene un forte ridimensionamento dei servizi di accoglienza dei richiedenti; questo compromette anche, come in questo caso, i diritti dei lavoratori".

 

Il ricorso, promosso dalla Filcams del Trentino affiancata dall’avvocato Giovanni Guarini, si è chiuso a favore del sindacato nella sentenza del giudice Giorgio Flaim. L'intenzione è quella di presentare un'azione analoga anche per gli altri due addetti.

 

"E’ una sentenza che riconosce i diritti dei lavoratori. Purtroppo gli operatori degli appalti sono tra i soggetti più deboli sul mercato del lavoro. Esistono però leggi e contratti che vanno fatti rispettare. In questo caso - dicono Bassetti e Delai - il tribunale ha riconosciuto che nel cambio appalto il servizio erogato e l'organizzazione erano rimaste identiche. Doveva essere applicata la clausola sociale come previsto dal contratto delle cooperative: Croce rossa, invece, si è rifiutata di assumere i tre lavoratori di Activa, che gestiva prima l’appalto, adoperando dipendenti propri per quelle mansioni per ridurre il costo del personale".

 

La Croce rossa ora dovrà assumere il lavoratore almeno fino al termine dell'appalto del servizio alla Residenza Brennero e dovrà riconoscere l'intera retribuzione maturata da marzo 2019 a oggi. La sentenza afferma infatti che si applica la clausola sociale perché "il ricorrente, pur avendo svolto solamente in orario notturno (22-7) le prestazioni di operatore in favore di richiedenti protezione internazionale, sarebbe stato certamente in grado, eventualmente previo un periodo brevissimo di addestramento, di svolgere le prestazioni che l’ente convenuto ha assegnato ai cinque operatori, di cui si è concretamente avvalso per svolgere il servizio a far data dal marzo 2019 alla residenza Brennero di Trento".

 

I fatti, come anticipato, risalgono all’inizio del 2019 quando la Giunta provinciale aveva avviato il progetto di tagli al sistema dell’accoglienza. "Nonostante la Provincia fosse stata avvisata per tempo della violazione dei diritti dei lavoratori, piazza Dante ha tollerato il comportamento della Croce rossa. Non c’era dunque alcuna volontà politica, secondo noi, per intervenire a sostegno dei lavoratori operativi nell’accoglienza. Un atteggiamento grave e inadeguato per un’istituzione che avrebbe il compito di pretendere sempre il rispetto di leggi e contratti e la difesa dei diritti di tutti i cittadini, a prescindere dalla loro origine, dalla provenienza e dal settore in cui operano. Adesso ci muoveremo per far riconoscere anche i diritti degli altri due addetti rimasti senza un’occupazione”, concludono Bassetti e Delai.

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