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''Non c'è spazio per fraintendimenti'', l'Apss condannata a pagare le indennità ai lavoratori esclusi. La Cisl Fp: ''Ancora pronti alle azioni legali in assenza di dialogo''

Il tribunale di Rovereto ha condannato l'Azienda provinciale per i servizi sanitari a dover riconoscere le indennità di pronta disponibilità per tutto il periodo compreso dal 17 marzo al 7 maggio 2020 ai ricorrenti, 13 dipendenti. Apss costretta a dover pagare anche gli interessi legali e l'eventuale rivalutazione monetaria

Pubblicato il - 24 June 2021 - 18:53

TRENTO. "E' una sentenza importante ma dispiace dover essere arrivati fino a questo punto per ottenere i giusti riconoscimenti". Il commento di Giuseppe Pallanch, segretario della Cisl Fp, Alfio Traverso, Sandro Pilotti e Silvano Parzian che seguono il comparto per il sindacato di via Degasperi. "Ma in assenza di dialogo siamo pronti a ricorrere alle vie legali anche per far riconoscere quanto dovuto per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego e per altre questioni aperte".

 

Il tribunale di Rovereto ha condannato l'Azienda provinciale per i servizi sanitari a dover riconoscere le indennità di pronta disponibilità per tutto il periodo compreso dal 17 marzo al 7 maggio 2020 ai ricorrenti, 13 dipendenti. Non solo, l'Apss è costretta inoltre a dover pagare anche gli interessi legali e l'eventuale rivalutazione monetaria di quanto dovuto e non corrisposto.

 

"Purtroppo si sarebbe potuto evitare di arrivare a questo punto - dice la Cisl Fp - se l'Apss avesse accettato un confronto per raggiungere un accordo frutto del buonsenso e della disponibilità della parti. Abbiamo sempre ricercato un dialogo fattivo ma ci siamo trovati costretti a perseguire le vie legali davanti alle chiusure dell'Azienda che non ha voluto mai approfondire le criticità".

 

Un successo per la Cisl Fp che incassa una sentenza positiva da parte del giudice del lavoro, tanto che il tribunale conviene che "la produzione documentale offerta dai ricorrenti non lascia spazio ad alcun fraintendimento. Cristallino, infatti, il tenore testuale della nota diramata dalla direzione generale di Apss in data 17 marzo 2020".

 

A marzo dell'anno scorso scoppia l'emergenza Covid-19 e il governo aveva dichiarato il lockdown nazionale. Questa vicenda prende le mosse dopo che l'Apss aveva diramato una nota per richiedere la pronta disponibilità del personale al fine di fronteggiare l'imprevedibile evoluzione dell'epidemia. A maggio, però, una successiva comunicazione escludeva alcuni lavoratori dal riconoscimento delle indennità. La concertazione non ha portato a nulla e così il sindacato aveva aperto un procedimento giudiziario. 

 

"Non può questo giudice negare - si legge nella sentenza - la rispondenza dell’emergenza sanitaria affrontataspecie durante il periodo di cd. 'lockdown' - ai caratteri appena descritti. Tanto basta a ritenere fondate le pretese dei ricorrenti, essendo pacifico in giurisprudenza che anche la pronta disponibilità 'passiva', comportando una prestazione strumentale e accessoria, qualitativamente diversa dalla prestazione di lavoro, consistente nell’obbligo del lavoratore di porsi in condizioni di essere prontamente rintracciato, in determinati archi temporali, in vista di un’eventuale successiva prestazione, determini il corrispondente obbligo in capo al datore di lavoro di riconoscere uno specifico compenso aggiuntivo alla normale retribuzione (cfr., ex plurimis, Cass. Civ. Sez. Lav. sentenza n. 18654/2017 e Cass. Civ. Sez. Lav., sentenza n. 14288/2011). Del tutto infondato, pertanto, quanto affermato dalla datrice, non essendo il pagamento dell’indennità prevista dalla 10 contrattazione collettiva limitabile alle sole ipotesi di pronta disponibilità cd. “attiva”, ovvero di effettiva chiamata".

 

Il tribunale ha inoltre condannato l'Apss al pagamento in favore dei ricorrenti dei due terzi delle spese del giudizio che si liquidano in 4.259 euro, oltre al rimborso forfettario al 15% con compensazione del restate un terzo. "Sono ancora tanti i nodi da risolvere e siamo pronti a ricorrere nuovamente ai tribunali in caso di controversie sul rinnovo dei contratti del pubblico impiego e in caso di non disponibilità a trattare in modo trasparente e collaborativo. Questa sentenza è importante ma vorremmo evitare di dover sempre arrivare a scontrarci con le istituzioni per far valere le nostre ragioni", concludono Pallanch, Traverso, Pilotti e Parzian.

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