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Tagli sistema accoglienza, la gestione della residenza Brennero passa alla Croce rossa e perdono il lavoro in tre. Ianeselli: ''Federazione assente''

Resta alta la tensione per i tagli al sistema di accoglienza. Ianeselli: "La prima settimana di marzo nuova manifestazione in piazza. Si rischia di perdere 140 posti di lavoro. Disinteresse della Federazione della cooperazione: Marina Mattarei è completamente assente"

Di Luca Andreazza - 28 febbraio 2019 - 20:55

TRENTO. "Siamo pronti a scendere nuovamente in piazza", dice Franco Ianeselli, segretario della Cgil, che aggiunge: "Siamo in fase di definizione con Uil e Cisl per un'ulteriore mobilitazione nella prima settimana di marzo, dopo quella di fine anno (Qui articolo). Invitiamo all'adesione la società civile e le realtà del terzo settore".

 

Resta alta la tensione per i tagli al sistema di accoglienza. "E' importante - dice il segretario della Cgil - restare uniti per avere un quadro generale completo, altrimenti rischiamo di perdere i pezzi davanti all'ostruzionismo della Provincia e il disinteresse della Federazione della cooperazione: Marina Mattarei è completamente assente. Società civile, sindacati e terzo settore devono fare sintesi per valorizzare e mettere in rete le tante iniziative messe in campo dalle tante realtà per superare questo impasse". 

 

A partire da venerdì 1 marzo intanto i cinque educatori della residenza Brennero vengono assunti dalla Croce rossa italiana, che gestirà i servizi per i richiedenti asilo per i prossimi due anni. L'accordo sul passaggio del personale è stato siglato nel pomeriggio di mercoledì 27 febbraio tra i sindacati e i vertici di Cri.

 

"L'intesa non copre, però, i tre lavoratori - spiega la Cgil - sempre attivi fino ad oggi nella residenza Brennero per il servizio di portierato notturno. La Provincia, infatti, non ha inserito anche questi addetti nell'elenco dei dipendenti che dovevano passare al nuovo gestore, così come prevede la clausola sociale. L'intenzione è quella di muoversi per rispondere ai singoli operatori, la perdita di capitale umano e la dispersione di professionalità è altissima".

 

Un calendario già scandito in materia tagli del sistema di accoglienza (Qui articolo). Dal 1 gennaio la chiusura dei corsi di cultura e lingua italiana per richiedenti asilo, trenta giorni esatti dopo la riduzione del servizio di supporto psicologico, quindi a marzo quella del personale che lavora nelle strutture collettive. 

 

E ancora dal 1 aprile si chiudono i servizi di orientamento al lavoro. Il sistema di accoglienza targato Lega trentina diventa un bed&breakfast: soltanto vitto e alloggio assicurati (per ora, poi chissà). "Questo è un fatto grave - aggiunge il segretario della Cgil - la nuova giunta è responsabile: questi sono i primi esuberi di un sistema che piazza Dante ha deciso di ridimensionare in maniera drastica e per stessa ammissione dell'amministrazione porta alla perdita di 140 posti i lavoro".

 

Gli educatori, dipendenti di Atas onlus, pur cambiando contratto di riferimento da quello delle cooperative sociali al contratto Anpas, manterranno l'assunzione a tempo indeterminato, livelli retributivi, anzianità di servizio e inquadramento professionale.

 

"Abbiamo insistito moltissimo con il nuovo committente – commenta Luigi Diaspro, segretario della Cgil funzione pubblica - in quanto cedere sull'inquadramento professionale avrebbe significato per questi lavoratori vedere ridimensionate le loro possibilità di futura crescita professionale: non avrebbero avuto accesso ai percorsi formativi né al riconoscimento dell'esperienza maturata ad oggi".

 

Anche la diffusione territoriale della presenza di richiedenti asilo viene fermata: basta trasferimenti di uomini nelle valli del Trentino, solo donne e famiglie con figli. Gli uomini restano invece nella residenza Fersina, mentre l'altro obiettivo è quello di chiudere il campo di Marco di Rovereto. Ma sono tante le problematiche che già emergono come i casi di San Lorenzo Dorsino (Qui articolo) e Lavarone (Qui articolo). Esempi di integrazione, bruscamente fermata. 

 

"Un errore - prosegue la Cgil - disperdere e azzerare quanto di buono realizzato. Oltretutto sono gli stessi trentini a rimetterci, senza dimenticare il rischio sociale: i richiedenti asilo non scompaiono nel nulla. Se si tagliano i servizi, i profughi saranno costretti a rivolgersi a quelli ordinari e probabilmente avranno una priorità di accesso. Il tutto a costi maggiori per la collettività". 

 

Entro giugno l'amministrazione prevede anche la dismissione del 30% degli alloggi della provincia. A medio termine, nel 2020, la chiusura del sistema. "In Alto Adige - conclude Ianeselli - hanno intrapreso una strada completamente diversa e il Trentino dovrebbe uniformarsi: gli altoatesini non smantellano un sistema che funziona". 

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