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| 20 ago 2021 | 06:01

Vaccini Covid, in Veneto le Case di riposo chiedono la terza dose. In Trentino Upipa e Spes: ''Attendiamo indicazioni dall'Apss. Pronti perché venga eseguita rapidamente e a tappeto''

Mentre in Veneto  l’Uripa, l’unione regionale delle case di riposo, ha chiesto al ministro Speranza la terza dose, in Trentino si utilizza maggiore cautela. Spes: ''Noi facciamo quello che ci dice l'Azienda Sanitaria", Upipa: "Non ci è stato presentato un nuovo piano vaccinale organizzato. In questa fase, quindi, siamo in attesa che ci venga comunicato”

Vaccini Covid, in Veneto le Case di riposo chiedono la terza dose

TRENTO. Da un lato gli anziani vaccinati quasi da nove mesi e dall'altro una circolazione sempre più forte delle varianti. Nelle case di riposo l'attenzione rimane alta soprattutto con l'apertura delle visite ai parenti molti dei quali tornano dalle ferie. Il pericolo del contagio continua ad esserci.

 

Da qui la discussione avviata negli ultimi giorni sulla necessità o meno della terza dose del vaccino. In molti stanno attendendo di capire cosa deciderà di fare il Governo e come, poi, le autorità locali si muoveranno. Nessuno, certamente, vuole ritornare a rivivere il periodo drammatico dello scorso anno dove decine e decine di anziani proprio a causa del Covid19 sono morti.

 

E' notizia di queste ore, infatti, che in Veneto, per esempio, l’Uripa, l’unione regionale delle case di riposo, ha deciso di scrivere al ministro Speranza e al commissario Figliuolo per chiedere la terza dose per le persone più fragili. Un appello caduto nel vuoto per ora, non ci sono ancora indicazioni, ma la preoccupazione resta alta.

 

“Il mio pensiero è semplice e chiaro” ci dice Italo Monfredini, direttore di Spes uno degli enti gestori delle Rsa in Trentino. “Chiunque non sia un virologo, chiunque non abbia una competenza specifica per dire delle cose dovrebbe tacere” ci dice.

 

In Trentino la situazione dei contagi all'interno delle Case di Riposo è sotto controllo. “Noi che gestiamo Rsa – spiega ancora Monfredini - lo facciamo in convenzione con l'Apss che ha responsabilità di stabilire i modi e le forme delle vaccinazioni. Per questo noi facciamo quello che ci dice l'Azienda sanitaria. Se cominciamo anche noi a dire la nostra il sistema diventa ingovernabile”.

 

Per il momento in molti ritengono fondamentale riuscire ad ampliare la platea di persone vaccinate prima di parlare di terza dose e comunque non ci sono indicazioni ufficiali dai vertici dell'Azienda sanitaria. “Io credo che nemmeno loro sappiano nulla in questo momento – ci dice Monfredini – ma di sicuro è l'Apss che ha titolo di dirci quello che dobbiamo fare”.

 

Una linea uguale a quella di Upipa e confermata anche dalla presidente Michela Chiogna. “Noi siamo convinti dell’importanza e della tenuta del vaccino che è stato fatto fino ad oggi – ci spiega - e questo lo dimostrano i dati oggetti che abbiamo. Ad oggi, però, non abbiamo indicazioni specifiche per noi riguardanti la terza dose da parte dell’Azienda sanitaria e dalla Provincia. Non ci è stato presentato un nuovo piano vaccinale organizzato. In questa fase, quindi, siamo in attesa che ci venga comunicato”.

 

Dal canto loro le Case di Riposo sono però anche pronte a mettere in campo tutte le proprie forze nel caso arrivi l’ok alla terza dose. “Nel momento in cui – continua Chiogna - ci fosse presentata una solidità scientifica dell’importanza della terza dose, noi siamo pronti a fare da tramite in modo da promuovere una nuova campagna vaccinale tra i nostri ospiti così come la prima e dare la massima spinta affinché la terza dose venga eseguita rapidamente e a tappeto”.

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