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Focolaio al Santa Chiara, Crisanti: ''Serve capire se l'immunità sta finendo o se sono le varianti''. Ferro: ''Terza dose? Probabile a novembre per over 80 e poi i sanitari''

Il presidente dell'Ordine degli Infermieri, Daniel Pedrotti, spiega: "La terza dose se serve bisogna farla assolutamente, attendiamo indicazioni della comunità scientifica e del Governo" e sui contagi a Medicina spiega: "Preoccupati, non possiamo accettare riduzione di standard infermieristici in un contesto di cura che accoglie pazienti ad elevata complessità"

Di Giuseppe Fin - 09 settembre 2021 - 06:01

TRENTO. “Siamo davanti ad una caduta dell'immunità e potrebbe essere un effetto combinato sia della diminuzione della protezione del vaccino nel tempo sia della presenza delle varianti che hanno una maggiore capacità di infettare persone vaccinate”. Andrea Crisanti, professore ordinario di microbiologia dell’Università di Padova, non esclude la necessità di una terza dose ma, spiega a ilDolomiti, occorre attendere i dati che arriveranno da Israele.

 

La necessità o meno della terza dose è al centro del dibattito che si sta facendo in questi giorni in tutto il Paese in un momento in cui stanno arrivando sempre più segnalazioni di sanitari che stanno contraendo di nuovo l’infezione nonostante siano già stati vaccinati con due dosi.

 

Preoccupazione si respira anche negli ambienti sanitari trentini dove proprio in questi giorni, nel reparto di Medicina del Santa Chiara di Trento, sono stati segnalati quattro operatori positivi (3 infermieri e 1 oss) con sintomi (QUI L'ARTICOLO). Per alcuni, si tratterebbe di un primo campanello d'allarme da tenere molto sotto controllo.  “Siamo davanti ad un mese importante – spiega Crisanti a ilDolomiti – perché avremo i dati da Israele dove hanno già iniziato con la terza dose e questi ci consentiranno di prendere la decisione giusta. Se l'aumento dei casi che sono stati registrati in Israele sono dovuti alla variante allora uno può fare quante dosi vuole ma servono ben a poco”. 
 
Nel caso in cui la caduta dell'immunità non sia dovuta al tempo trascorso dalla seconda dose ad oggi ma dalle varianti più 'aggressive', la soluzione, spiega sempre Andrea Crisanti “è quella di avviare un aggiornamento dei vaccini”. “Questo discorso – continua – è però prematuro ma bisogna valutare tutti gli scenari in tutta la loro complessità. Qui siamo davanti a due variabili e ci si potrebbe trovare con una loro combinazione. Fortunatamente, però, abbiamo un punto di osservazione privilegiato, quello con Israele, che in qualche modo favorisce”. 
 

A condividere in parte il pensiero del professor Crisanti è anche il direttore dell'Azienda sanitaria di Trento, Antonio Ferro, presidente della Società Italiana di Igiene che proprio venerdì terrà a Trento un importante convegno dal titolo “Vaccinarsi. Ieri, oggi, domani. Cosa ci ha insegnato la pandemia Covid-19” durante il quale interverranno, fra gli altri, anche il professor Gianni Rezza (Direttore Generale della Prevenzione al Ministero della Salute) e il professor Silvio Brusaferro, Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. 

 

In merito alla terza dose, il direttore Ferro spiega: “Io penso che bisogna lavorare sui numeri e i numeri in questo momento mostrano che l'età media delle persone decedute con due dosi e quindi ciclo completo, è di 88 anni. Quindi se mi devo basare sugli elementi in campo, è chiaro che gli anziani, categoria sulla quale la Società Italia di Igiene  ha sempre battuto, dovrebbero fare nuovamente la vaccinazione”.  Per il direttore dell'Azienda sanitaria trentina è bene però ricordare anche un'altra cosa  importante. “Non c'è una correlazione diretta tra il titolo anticorpale e la protezione immunitaria perché ci sono anche altri meccanismi – spiega Ferro -  che entrano in ballo. Questo anche l'Istituto superiore di sanità e il Cts lo hanno chiaro e per questo non ci si basa sul titolo anticorpale per fare la seconda o la prima dose”.  

 

Sulla terza dose il direttore si dice in linea con quanto si sta decidendo proprio in queste ore a livello nazionale. “Riteniamo che una terza dose probabilmente – spiega Ferro a ilDolomiti - sia molto utile per gli over 80 e presumo sia giusto tra novembre e dicembre vaccinare nuovamente prima i soggetti in Rsa che sono più a rischio e poi il resto della popolazione over 80 e deboli per passare poi agli operatori sanitari che sono stati i primi ad essere vaccinati e soprattutto considerando il fatto che iniziamo a vedere dei focolai in ospedale”. 

 

Per quanto riguarda i contagi all'interno del reparto di Medicina del Santa Chiara, i tamponi fatti hanno portato a registrare un nuovo contagio e si tratterebbe di un Oss vaccinato trovato ora positivo. Al momento, quindi, sono stati registrati 6 positivi, 2 pazienti, 3 infermieri e 1 oss.  “Il problema – continua Ferro - non sono tanto gli operatori che hanno comunque una sintomatologia scarsa ma soprattutto il rischio di diventare fonte di contagio per i pazienti che sono presenti in ospedale. Sono quindi d'accordo con le indicazioni che stanno arrivando dal Cts che indicano di ri-vaccinare a breve i fragili e gli over ottanta e i primi mesi del prossimo anno gli operatori sanitari. La situazione, però deve essere monitorata molto attentamente. Se iniziassimo ad avere focolai frequenti all'interno delle strutture sanitarie, allora in quel caso io inizierei a mettere in sicurezza i sanitari ben prima di gennaio e febbraio. Sarebbe una procedura che avviene internamente e quindi di facile organizzazione”.  

 

A sottolineare l'importanza del vaccino è Daniel Pedrotti, presidente dell'Ordine degli Infermieri. “Le evidenze scientifiche – spiega a ilDolomiti – ci dicono che il vaccino ci protegge molto ma non del tutto dal contagio. Chi, però, è vaccinato e si contagia, nella maggioranza dei casi, rimane asintomatico o presenta sintomi lievi. I dati sull’efficacia dei vaccini sono chiari ed esponenzialmente a favore dei vaccinati in termini di riduzione del rischio di ricovero, di accesso in terapia intensiva e di morte. E' fisiologica la tendenza nel tempo alla riduzione delle risposta immunitaria e quindi la preoccupazione sull'aumento dei casi tra i sanitari, primi ad essere vaccinati, è legittima”.

 

Sulla terza dose Pedrotti chiarisce che “se serve occorre farla assolutamente” e in particolare è necessario mettere in sicurezza in primis gli anziani e le persone fragili e a seguire i sanitari che sono stati i primi ad essere stati vaccinati. “Attendiamo che arrivino indicazioni valide scientificamente e chiare dagli Organi scientifici nazionali e internazionali e che a loro volta portino il Governo ad adottare provvedimenti appropriati basati sulle evidenze”. 

 

In tema di vaccinazioni, infine, martedì l'Ordine degli infermieri ha preso atto delle comunicazioni arrivate dall'Azienda sanitaria sul personale che non si è vaccinato ed ha sospeso 40 infermieri. “Il consiglio direttivo dell'Ordine – ha spiegato Pedrotti - ha preso atto degli accertamenti fatti dall'Apss di inosservanza dell'obbligo vaccinale di 40 infermieri nostri iscritti tutti dipendenti dell'Apss”. Si tratta di una presa d'atto che discende dalla normativa in vigore e che porterà nei prossimi giorni ad ulteriori sospensioni anche per chi esercita in libera professione. 

 

Le sospensioni manterranno efficacia, per il momento, fino al 31 dicembre 2021 o fino all'assolvimento dell'obbligo vaccinale. “Va ricordato che c'è la possibilità per le persone sospese di fare ricorso al TAR nei confronti del provvedimento”.

 

In merito alla situazione del reparto di Medicina al Santa Chiara l'auspicio da parte dell'Ordine degli Infermieri è quello che si mantenga sotto controllo. “Auspichiamo che rimanga senza impatto sugli standard riferiti al personale sanitario e di supporto. Non possiamo accettare riduzione di standard infermieristici in un contesto di cura che accoglie pazienti ad elevata complessità”.

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