Contenuto sponsorizzato
| 01 nov 2023 | 05:01

Contagi Covid nelle Rsa, i familiari: "No a drammatiche chiusure". Upipa e Spes: "Tutela dell'anziano prima di tutto", l'Apss: "Nessun allarme, solo forme di cautela"

L'associazione che riunisce i familiari degli utenti ospiti nelle Rsa ha voluto lanciare un allarme sul rischio di “un ritorno al periodo delle tragiche chiusure” delle strutture e “il timore di non riuscire a vedere i propri cari per lunghi periodi di tempo”. La situazione che si è venuta a creare  alla Rsa Beato de Tschiderer ha creato preoccupazione. Zuccali: "Alcune forme di cautela non devono essere viste come un preludio alla chiusura della Rsa o all'interdizione delle visite"

Foto Imagoeconomica
Foto Imagoeconomica

TRENTO. “Porre delle limitazioni? Non esistono facoltà di chiudere o aprire le strutture. Esistono delle norme che noi seguiamo e lo facciamo per tutelare l'anziano fragile”. Upipa e Spes, i due principali enti che gestiscono le Rsa in Trentino, fanno fronte comune.

 

L'intervento arriva a seguito della nota inviata dall'associazione Familiari Rsa Unite in cui si lancia l'allarme sulla chiusura delle strutture a seguito dell'aumento dei contagi e la mancanza di trasparenza.

 

L'ultimo aggiornamento settimanale pubblicato dal Ministero della Salute sui casi Covid-19 riguardano la settimana dal 19 al 25 ottobre e in Trentino si contano 340 nuovi contagi e 3 deceduti. I tamponi eseguito sono 1520 e il tasso di positività è al 22,4%.

 

A creare preoccupazione nei famigliari è stato il caso della Rsa Beato de Tschiderer. All'interno della struttura in via Piave, infatti, alcuni contagi hanno portato la direzione e limitare le visite in alcuni nuclei e chiedere l'utilizzo delle mascherine Ffp2.

 

LA POSIZIONE DELL'ASSOCIAZIONE FAMILIARI RSA UNITE

L'associazione che riunisce i familiari degli utenti ospiti nelle Rsa ha voluto lanciare un allarme sul rischio di “un ritorno al periodo delle tragiche chiusure” delle strutture e “il timore di non riuscire a vedere i propri cari per lunghi periodi di tempo”. L’associazione, viene riportato in una nota “intravede la possibilità di un nuovo, infausto e doloroso percorso di chiusure, in ragione della probabilità che con il periodo invernale si ripresenti un incremento considerevole dei casi di influenza e di Covid19 in varie strutture”.

 

La richiesta è quella di “adottare strategie di tutela dei residenti riviste rispetto al nuovo quadro di evoluzione della malattia, volte alla convivenza con il virus e mirate a trattenerne la diffusione, senza ricadere in principi di medicina difensiva che impattano in maniera distruttiva sul benessere psicofisico dei residenti, sulla relazione affettiva con i familiari, e sui rapporti di fiducia con le strutture”.

 

Essenziale per l'associazione che sia sempre concesso ad almeno un familiare per residente di fare visita al proprio caro, riconoscendo che il bisogno di vicinanza affettiva e socialità dei residenti. Altrettanto importante che l’effetto della gestione del Covid da parte delle strutture non vada ad impoverire i livelli di attività e animazione ad oggi in essere.

 

Viene poi posto il tema della trasparenza in merito alla gestione dei casi. “Non abbiamo contezza del fatto che i residenti e i loro familiari siano stati informati del numero di casi di Covid rilevati e gestiti nelle strutture coinvolte” – scrive l'associazione – “né di informazioni più specifiche sulla valutazione del rischio che dovrebbero essere state predisposte e comunicate al Dipartimento di Prevenzione Apss”.

 

UPIPA E SPES: “NESSUN ALLARME”

Upipa e Spes che gestiscono assieme le Rsa in Trentino usano parole chiare: “Al momento non ci sono allarmi. Abbiamo dei casi sporadici di contagi che però non destano preoccupazione”. Le limitazioni adottate alla Rsa Beato de Tschiderer sono durate pochi giorni e sono state adottate a tutela degli anziani fragili.

 

“Esistono norme da seguire” spiega a il Dolomiti Italo Monfredini, direttore generale Gruppo Spes. “Noi seguiamo le indicazioni che ci arrivano dall'Azienda sanitaria nonostante quello che alcune persone pensano. E' bene chiarire che se un anziano viene contagiato dal Covid rischia di morire”.

 

In questo momento, continua il direttore di Spes, “la situazione è tranquilla, non ci sono focolai importanti e non vedo motivi per chiusure se non il richiamo dell'utilizzo della mascherina. La tutela dell'anziano fragile viene prima di ogni cosa”.

 

Una posizione, questa, seguita anche da Upipa che sottolinea la massima trasparenza nelle strutture. “ Chi dice che non è cosi?” si chiede la presidente Michela Chiogna. “Ci sono delle regole che vanno seguite e questo viene fatto per tutela gli anziani. Nel caso che ci siano dei casi Covid è giusto che siano adottate delle accortezze”. Detto questo spiega ancora Chiogna “Al momento non ci sono allarmi”.

 

L'APSS

“Non ci devono essere preoccupazioni. Nelle Rsa si usa cautela anche sulla scorta delle esperienze passate”. L'Azienda sanitaria cerca di tranquillizzare i famigliari delle Rsa. Nessun ritorno alle “tragiche chiusure” e non ci deve essere nemmeno il timore “di non riuscire a vedere i propri cari”.

 

E' bene però chiarire che i contagi sono aumentati e i dati forniti dal Ministero sul monitoraggio sono sottostimati visto che nel corso dei mesi il Governo ha allentato le misure che potevano consentire un quadro più preciso e fedele della situazione.

 

“Sappiamo però – spiega la dottoressa Maria Grazia Zuccali direttrice dell'Unità operativa di igiene e sanità pubblica del Dipartimento di prevenzione dell'Apss - che il virus c'è, sta circolando e la stagione favorisce tutto questo. Tutte cose dette anche solo per l'influenza che viene considerata una malattia banale ma non lo è. Aspettarsi che i contagi aumentino nel periodo invernale è logico”.

 

Possiamo, però, anche dire che al momento il tipo di sintomi provocati dal contagio Covid non assomigliano, dal punto di vista della gravità, a quelli che abbiamo visto negli anni scorsi. “Rimane comunque – precisa Zuccali - un'infezione che può portare al ricovero in ospedale le persone fragili e anziani e quello è dimostrato da un certo numero di ricoveri registrati. Abbiamo anche persone che sono morte per Covid e con il Covid”.

 

Per quanto riguarda le Rsa, continua Zuccali, e i provvedimenti di isolamento adottati in alcuni casi, “è un modo per proteggere gli anziani della struttura è questo non deve essere visto come un preludio alla chiusura della Rsa o all'interdizione delle visite ma è forma di cautela che va osservata sulla scorta dell'esperienza fatta”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 07 agosto | 21:25
L'uomo stava compiendo un'escursione assieme ad un amico e, mentre stava percorrendo in discesa il sentiero 370, che da Malga Termoncello rientra a [...]
Politica
| 07 agosto | 19:18
Gli hotel a 5 stelle in Trentino sono una dozzina, quasi un sesto rispetto a quelli presenti in Alto Adige. I punti di forza del territorio sono [...]
Cronaca
| 07 agosto | 18:59
Parte nelle Prealpi trevigiane la storia di Luca Parussolo, giovane allevatore che ha ereditato la passione e l’arte di fare formaggio dalla [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato