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Trento
07 luglio | 21:25

Aumentano le persone con problemi cognitivi nelle Rsa, c'è il nodo sicurezza. Parolari: "Preoccupa la situazione in alcune strutture". Upipa: "Questione in primo piano"

C'è la necessità di trovare un bilanciamento fra la libertà delle persone di muoversi e quello della sicurezza. Un tema molto delicato, ha spiegato la presidente dell'Upipa Michela Chiogna. In diverse strutture alcune misure, come i controlli dei varchi, sono assenti: "Aspetti questi che non possono che preoccupare" ha spiegato la consigliera provinciale Francesca Parolari 

Aumentano le persone con problemi cognitivi nelle Rsa, c'è il nodo sicurezza

TRENTO. Sono sempre di più le persone che vengono accolte in Rsa e che si trovano ad avere difficoltà cognitive, affette quindi da demenze, disturbi comportamentali e problematiche di tipo psichiatrico. Numeri in crescita che pongono un problema di non poco conto che è quello della sicurezza e delle responsabilità delle Rsa.  

 

A porlo al centro di una interrogazione provinciale è stata la consigliera del Pd Francesca Parolari, citando anche due episodi di cronaca nera avvenuti nei mesi scorsi in cui purtroppo due persone dopo essere uscite da una struttura sono poi state trovate senza vita. 

 

Al di là delle responsabilità, il tema della sicurezza non è nuovo. “In una situazione sociosanitaria nella quale le persone accolte in Rsa sono sempre più compromesse sotto il profilo sia fisico che, soprattutto, cognitivo, gli eventi tragici a cui abbiamo assistito rischiano di ripetersi. Né l’onere della vigilanza – spiega Parolari - può essere messo esclusivamente in capo al personale in servizio che non può sobbarcarsi integralmente, oltre che il compito di cura, anche quello della vigilanza, in una situazione organizzativa che è già al limite per quanto riguarda l’impegno richiesto”. 

 

Secondo i dati forniti dalla Provincia, in Trentino le circa 60 strutture Rsa che si trovano sparse sul territorio hanno diversi strumenti messi in campo per garantire la sicurezza. Non tutte, però, ancora oggi si trovano ad avere il controllo elettronico dei varchi in modo da sapere immediatamente quando una persona esce dalla struttura. 

 

“Oggi il controllo dei varchi è quanto mai importante e il fatto che ci siano in Trentino ancora strutture che dichiarano di non averlo è fonte di preoccupazione. C'è poi il sistema di geo localizzazione ancora poco diffuso ma questo perché è stato introdotto da poco” spiega ancora Parolari, che specifica: “Le strutture non sono delle carceri e deve essere garantita la possibilità di muoversi, all'interno soprattutto, e allo stesso tempo, però, non deve mancare la sicurezza”. 

 

UPIPA: “SICUREZZA? TEMA IN PRIMO PIANO”

 

“Siamo di fronte ad un tema quanto mai delicato” spiega la presidente di Upipa Michela Chiogna. “Abbiamo la necessità – sottolinea – di trovare un bilanciamento fra libertà di movimento nelle strutture che rappresentano la casa di queste persone e il controllo della sicurezza”.

 

Fondamentale, spiega sempre Upipa, è valutare anche la dislocazione delle strutture. Ci possono essere Rsa che hanno libero accesso a strade trafficate e in questi casi i livelli di controllo sono vari. Più semplice la situazione per quelle che si trovano in zone di periferia. 

 

“Di certo – spiega sempre Chiogna – non è una questione di fondi. I sistemi ci sono a partire anche dal controllo della presenza in stanza degli ospiti. L'elevato numero di persone, anche giovani, con problemi cognitivi, presenti nelle strutture, rende la situazione più delicata ma l'impegno messo è sempre massimo e si sta portando avanti”.

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