Contro la crisi delle Rsa si fa spazio il co-housing per gli anziani. E' boom di progetti ma dalla Pat i contributi stanno quasi a zero: “Le istituzioni se ne facciano carico”
Il progressivo invecchiamento della popolazione deve portare chi governa il territorio a delle scelte importanti. A fronte della mancanza di posti nelle Rsa si sono sviluppati diversi progetti di cohousing proprio per gli anziani. Strutture gestite da privati che soddisfano bisogni sociali ma che fino ad oggi sono stati dimenticate dalla politica. Paola Demagri: "Se il privato è arrivato prima del pubblico non c'è alcun problema ma diventa invece fondamentale che il pubblico e quindi in questo caso la Provincia sostenga il privato o meglio ancora sostenga l'utente"

TRENTO. Occorre ripensare il Trentino che invecchia. A fronte di una pressione sempre maggiore sulle case di riposo già ormai strapiene, negli ultimi anni sul nostro territorio a farsi strada sono state le iniziative private che hanno portato alla nascita di alcuni innovativi progetti di abitazione che puntano a soddisfare i bisogni sociali degli anziani.
Con l’avanzare dell’età da luogo di affetti, sicurezza e protezione, la casa di proprietà spesso rischia di diventare luogo di isolamento e fonte di pericolo basti pensare, per esempio, alla presenza di barriere architettoniche, di abitazioni inefficienti o isolate.
Ecco allora che sotto spinta di alcuni privati sono arrivate delle nuove forme di co-housing per una popolazione che invecchia. Si tratta di progetti abitativi caratterizzati da una forte integrazione sociale e basati sul supporto reciproco. Si condividono spazi comuni ed anche servizi.
Progetti che stanno sempre più prendendo piede a fronte della situazione difficile delle Rsa in Trentino. Nonostante questo, però, l'attenzione da parte della politica e delle istituzione è pari a zero visto che tutti i costi, tra cui l'affitto, ricade sulle famiglie e direttamente sull'anziano, senza alcune genere di aiuto.
I NUMERI
Secondo le analisi portate avanti da Ispat, viene stimata una crescita sia per la fascia degli anziani (di 65 anni ed oltre) che per i grandi anziani (di 80 anni e oltre) ed in particolare delle donne anziane.
Si considera infatti che, se nel 1961 le persone di 65 anni e oltre costituivano circa il 10% della popolazione (9% dei maschi e 12% delle femmine), nel 2019 la loro consistenza media era del 19% negli uomini e del 24% delle donne. Nel 2030, si ipotizza che la popolazione anziana rappresenterà circa il 24% della popolazione trentina (il 22% dei maschi ed il 26% delle femmine), continuando poi a salire fino a oltre il 30% nel 2070.
Per quanto riguarda le persone di 80 anni e oltre, il modello di proiezione demografica riferisce che, se nel 1981 esse ammontavano a 11 mila (il 2,5% della popolazione trentina), nel corso di un ventennio sarebbero raddoppiate, giungendo nel 2019 a costituire il 6,8%. La proiezione in ipotesi naturale stima che potrebbero diventare 50.000 nel 2034 (9% dei trentini) e 80.000 nel 2070, raggiungendo il 13,5% della popolazione complessiva.
I posti letto che oggi troviamo nelle Rsa trentine sono circa 4.600, di cui circa 4.000 convenzionati e circa 580 privati. Una delibera provinciale del 2009 ha stabilito che in Trentino il numero di posti letto autorizzabili dovrebbe corrispondere al 10% della popolazione over 75, ne consegue che il totale dovrebbe essere 6.400 il 29,2% in più rispetto a ora. A questo vi è poi una mancata disomogeneità dei posti letto in regione.
Proprio in questa crisi del sistema hanno trovato terreno fertile i privati che hanno deciso di far nascere strutture di co-housing per anziani.
Un esempio arriva dalla Val di Non: a Romallo sono 20 le strutture attivate per il co-housing, Cles arriviamo a 10, Tassullo 5 e Moncovo 5. Si tratta di vere e proprie abitazioni dove vivono anziani, non con patologie gravi e in possesso della propria autonomia, che decidono di avviare un percorso in comune. Progetti in crescita anche nelle altre valli del Trentino.
IL CO-HOUSING PER ANZIANI DIMENTICATO
Ad oggi in Trentino non sono previsti aiuti di nessun tipo per le famiglie e per gli anziani che decidono di lasciare la propria casa e intraprendere una convivenza in co-housing. “ Con l’invecchiamento della popolazione e l'aumento della domanda di assistenza aumenteranno necessariamente e di conseguenza serve aumentare il ventaglio delle risposte da dare, tenendo in considerazione la sostenibilità economica delle stesse, minata proprio dalla riduzione della popolazione attiva” ha spiegato la consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri, che ha deciso di sollevare il problema.
Ben vengano tutte le soluzioni ma poiché l'invecchiamento della popolazione se ne parla già da qualche anno, il dato demografico è l'unico dato scientifico certo. “Nella programmazione politica sarebbe doveroso inserire soluzioni come quelle che sta adottando il privato. Se il privato è arrivato prima del pubblico non c'è alcun problema ma diventa invece fondamentale che il pubblico e quindi in questo caso la Provincia sostenga il privato o meglio ancora sostenga l'utente attraverso la compartecipazione della retta alberghiera”. Due le strade che si potrebbero seguire: creare delle convenzioni con i privati, come già avviene in ambito sanitario, oppure stabilire degli aiuti economici per le famiglie e gli anziani. “I bisogni delle persone continuano ad aumentare ed è quanto mai urgente che la politica e le istituzioni se ne prendano carico”, conclude Demagri.


















