Dall'aumento delle rette all'assistenza a domicilio: "Per le Rsa il 2025 anno cruciale". Upipa: "Arriveremo a oltre 4600 posti ma non sono abbastanza, importanti altre strade"
L'assessorato guidato da Mario Tonina ha lanciato nei giorni scorsi un investimento aggiuntivo di 11 milioni di euro, movimentando risorse per quasi 190 milioni di euro, ovvero circa 180 milioni per il sistema delle Rsa e oltre 9 milioni per i Centri diurni. Soldi tradotti in servizi che le strutture richiedevano da tempo

TRENTO. Le cifre sono impressionanti. Secondo i dati forniti da Ispat il Trentino nei prossimi 40 anni vedrà un forte aumento della popolazione anziana. Tra il 2027 e il 2070 il numero di persone tra i 90 e i 94 anni raddoppierà, quelli tra i 95 e 99 triplicheranno, e gli ultracentenari aumenteranno di sette volte. Complessivamente, gli anziani sopra i 90 anni passeranno da 10mila a 30mila.
Se da un lato c'è un allungamento della vita dall'altro, però, questi numeri fanno tremare i polsi perché pongono una vera e propria sfida per il sistema socio-economico locale, che dovrà affrontare l'aumento della domanda di servizi sanitari e assistenziali, a fronte di una diminuzione della popolazione attiva.
Una sfida per la quale devono essere messi immediatamente in campo degli strumenti adatti che più volte negli anni scorsi le Rsa del Trentino hanno chiesto senza però venire ascoltate.
L'assessorato guidato da Mario Tonina ha lanciato nei giorni scorsi un investimento aggiuntivo di 11 milioni di euro, movimentando risorse per quasi 190 milioni di euro, ovvero circa 180 milioni per il sistema delle Rsa e oltre 9 milioni per i Centri diurni. Soldi tradotti in servizi che le strutture richiedevano da tempo. “Di questo primo passo siamo soddisfatti” è il commento che arriva dalla presidente di Upipa Michela Chiogna. “Non si vedeva un investimento di queste proporzioni da vent'anni ma soprattutto sono dei finanziamenti stabili perché nel momento in cui vengono finanziati più posti in Rsa verranno mantenuti anche negli anni futuri”.
Gli investimenti messi in campo permetteranno di aumentare l’offerta di residenzialità e includendo una nuova tipologia di residenzialità a bassa soglia assistenziale. Ci sarà quindi l'aumento dei posti letto convenzionati, con l'incremento di 92 posti letto nei territori con una minore dotazione, per un totale che si arriverà ad avere di 4.636 posti convenzionati.
“E' bene chiarire – continua la presidente di Upipa – che questi soldi non andranno ad arricchire le Rsa ma sono servizi che vengono dati in più”. C'è poi la questione del personale. Uno dei nodi più critici che si trovano da affrontare le strutture che dopo il Covid si sono trovate sempre più in difficoltà a rispettare i parametri per proseguire l'attività. Il fatto che ci siano sempre più persone anziane si collega anche all'aumento dei casi gravi da seguire e quindi ad una maggiore assistenza. L'assessore alla Salute della Provincia ha deciso che una parte dell'investimento servirà per il potenziamento del parametro assistenziale, ovvero l'aumento del personale: 24 infermieri e 70 operatori socio-sanitari aggiuntivi, per un investimento complessivo di 4,4 milioni di euro.
“Era uno dei punti che come Rsa avevamo richiesto – spiega Chiogna – ed è una misura importante. Ovviamente occorrerà proseguire con il dialogo per valutare altre misure. Ci sarà da pensare ad un ulteriore aggiustamento del parametro che ad oggi è di un infermiere per 9.5 utenti ma si è capito che c'è bisogno di un incremento del personale. Arriveranno anche nuove figure come l'assistente sociale nei parametri ed è anche questo rilevante”.
Ad oggi sono 1100 circa le persone che si trovano in lista d'attesa per entrare in una Rsa (Secondo gli ultimi numeri che la Pat ha fornito a Upipa). Si tratta di persone che vengono suddivise in tre fasce: gli utenti gravi non autosufficienti e che hanno bisogno di un'assistenza continua, quelli di media gravità parzialmente non autosufficienti e infine quelli meno gravi.
Sono circa 500 le persone che si trovano nella fascia di media gravità, quelle parzialmente non autosufficienti. Per loro arriveranno le Rsa “leggere”, una nuova residenzialità a bassa soglia assistenziale. “Come prima sperimentazione verranno indicati 40 posti che cercheremo di individuare in una struttura. Sarà solamente l'avvio di un sistema che permetterà di dare nuove risposte” continua la presidente di Upipa.
Ma le sfide che si trova davanti il sistemare delle Rsa e dell'assistenza sociale sono ben più grandi dei milioni messi in campo per il momento dalla provincia. Ci sono ancora vari aspetti che devono essere affrontati. A partire dagli utenti psichiatrici, quelli affetti da demenza per i quali le strutture stanno affrontando un peso non di poco conto. Senza parlare, comunque, dei costi e di un inevitabile aumento delle rette.
“Nell'ultima direttiva è stata data la possibilità di aumentare le rette ed io penso che arriveranno degli aumenti necessari che varieranno da struttura a struttura. I soldi ricevuti sono servizi in più che diamo ma rimangono aperte ancora la questione dell'inflazione che si è fatta ancora sentire, il caro energia e l'aumento del costo della vita basta pensare ai costi per i servizi, la pulizia, la mensa, oppure la manutenzione”.
Per il futuro la strada rimane quella annunciata nei giorni scorsi a il Dolomiti dal neo dirigente della Sanità d'Urso e che riguarda un potenziamento dei servizi di assistenza domiciliare (QUI L'ARTICOLO).
“Quello che ci troviamo davanti – ha concluso Chiogna – sarà un anno cruciale anche perché siamo convinti che bisogna ragionare assieme alla Provincia per differenziare i servizi. Siamo soddisfatti che si sia capita la necessità di aggiungere posti nelle Rsa ma non saranno gli ultimi e serviranno altri passi. Fondamentale sarà ripensare l'assistenza domiciliare e la necessità di formare le famiglie. Su questo noi siamo disponibili e possiamo diventare un punto di riferimento”.














