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Trento
21 dicembre | 05:01

Sanità, il nuovo dirigente D'Urso: "Ridurremo i gettonisti, ai dipendenti chiederemo di lavorare in sedi diverse". Liste d'attesa? "Serve governare la domanda"

Antonio D'Urso arriva dalla Toscana e dal primo di dicembre è nuovo dirigente generale del Dipartimento salute e politiche sociali. Fra i temi importanti che il Trentino dovrà affrontare nei prossimi anni ci sono l'invecchiamento della popolazione, il potenziamento delle cure domiciliari e soprattutto la carenza di personale e il nuovo polo ospedaliero universitario 

Foto Imagoeconomica
Foto Imagoeconomica

TRENTO. “I temi che dovremo affrontare non sono pochi, dalle liste d'attesa, l'attivazione delle case di comunità fino al nuovo polo ospedaliero universitario. Sono questioni da far tremare i polsi”. A parlare e Antonio D'Urso il nuovo dirigente generale del Dipartimento salute e politiche sociali  che ha iniziato il suo impegno in Trentino a partire dal primo di dicembre. 

 

D'Urso arriva dalla Toscana dove dal 2019 al 2022 ha guidato l'Usl Sud Est ricoprendo incarichi importanti e cruciali.  Dal 2016 al 2019 è stato direttore generale dell'Azienda Ospedaliera Universitaria di Sassari, dal 2014 al 2016 direttore generale dell'Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma, in precedenza è stato direttore generale dell'Azienda Usl di Lucca, direttore sanitario aziendale dell'Usl di Prato, oltre ad essere stato anche il direttore del Centro regionale sangue della Regione Lazio.

 

Un curriculum, quindi, che mostra un'esperienza consolidata alla guida di organismi sanitari complessi e di relazioni con il mondo accademico.  

 

Dottor D'Urso, uno dei temi centrali oggi nella Sanità è quello dei gettonisti. In Toscana siete  riusciti a limitarne l'uso, è vero? Lo si potrà fare anche in Trentino? 
In Toscana non ci sono mai stati. Per quanto riguarda il Trentino devo dire che non si trova ai vertici della categoria per consumo di gettonisti. La situazione è abbastanza contenuta e diversificata a seconda delle discipline. 

 

E come sarà possibile ridurne l'impiego? 
Sicuramente serve investire di più sui professionisti dipendenti, sia in termini di carriere che in termini di riconoscimento economico. Dobbiamo fare nuove assunzioni aumentando la forza lavoro. 
E' importante poi che i professionisti 'viaggino' nella rete ospedaliera in maniera tale che in caso di  qualche carenza possano prestare servizio anche in altri ospedali del territorio. E' fondamentale quindi  acquisire la loro disponibilità a lavorare in sedi diverse per costruire, in questo modo, un gruppo di professionisti robusto e integrato. E' chiaro che le assunzioni sono importanti ma non risolveranno il problema magicamente. Per questo bisogna investire sui professionisti interni che, d'altra parte, lo meritano perché hanno abbracciato la sanità pubblica. 
 

Nei prossimi anni vedremo la concretizzazione di numerosi progetti grazie anche ai fondi europei. Fra questi ci saranno le Case di Comunità. Che ruolo avranno sul nostro territorio? 
Sono un importante modello e una importante modalità di risposta per la richiesta di assistenza. Queste strutture metteranno assieme cure primarie, medici di famiglia e specialisti  e garantiranno un presidio di offerta continuativa. Un sistema che tenterà di dare risposte vicine ai territori sgravando gli ospedali. 

 

Cruciale anche il tema degli anziani, l'aumento dei bisogni e la pressione che si sta registrando sulle Rsa. Come crede si dovrà affrontare in futuro questo problema? 
Bisognerebbe tentare di far permanere le persone il più possibile nei propri contesti famigliari. Poi è necessario aumentare l'offerta di servizi ma l'istituzionalizzazione deve essere l'ultima opzione. C'è il tema delle badanti, della gestione domiciliare. E' chiaro poi che in alcune situazioni il ricorso alla Rsa diventa l'unica strada percorribile.  Questa giunta sta dando molta importanza alla prevenzione e l'auspicio è che vi siano sempre più persone che arrivano in condizioni di vita buone anche in età avanzata. 
 

L'assessore Tonina ha rivendicato sulle liste d’attesa i buoni risultati ottenuti fino ad ora, con il recupero di oltre 15mila prestazioni negli ultimi cinque mesi. Si può fare meglio?
Le liste di attesa di prestazioni specialistiche ambulatoriali sono un tema critico in tutta Italia. In Trentino il tema è stato affrontato, c'erano moltissime visite che non avevano trovato risposta ma ora questo contingentamento si è ridotto molto. La strada è quella di continuare da una parte aumentando l'offerta di prestazioni e dall'altra tentando  il governo della domanda attraverso un dialogo già positivo con la medicina generale. Questo sarà un tema nodale. 

 

C'è anche il tema dell'attesa al pronto soccorso e dei tanti codici bianchi. 
Già attorno alla metà del prossimo anno verranno attivate le prime Case di Comunità e questa sperimentazione sarà orientata proprio alla presa in carico del fabbisogno che c'è sul territorio anche per sgravare in questo modo i Pronto soccorso dei codici minori.

 

I temi da affrontare sono numerosi, quali sono quelli che ritiene importanti e per i quali si è già messo al lavoro?
Sicuramente sotto il versante assistenziale bisogna ancora lavorare per quanto riguarda i tempi di attesa. Sul versante di prospettiva, invece, oltre alle Case di comunità c'è  un’Azienda sanitaria in trasformazione verso l’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino (Asuit). I temi sono tanti e parecchi fanno davvero tremare i polsi. 

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