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Trento
03 maggio | 06:00

Sanità trentina verso la svolta, Tonina: “Senza cambiamento, difficile curare tutti'. A giugno la prima Casa di Comunità, in arrivo anche il Centro per i disturbi psichiatrici

A breve l'assessore provinciale alla Salute Mario Tonina presenterà il provvedimento che cambierà la Sanità in Trentino: "Servirà per sviluppare maggiore integrazione tra l'ospedale e i territori". Intanto in via sperimentale partirà ad Ala la prima Casa di Comunità finanziata con le risorse Pnrr. E sul nuovo ruolo dei medici di medicina generale spiega: "Io conto possano darci una mano anche per ridurre le code al pronto soccorso"

Sanità trentina verso la svolta, Tonina: “Senza cambiamento, difficile curare tutti'

TRENTO. Nuovo “ruolo unico” per i medici di base, riforma della medicina territoriale, Case di Comunità da attivare entro la primavera 2026. La Sanità in Trentino si prepara a un cambiamento radicale, tra sfide organizzative e la necessità di garantire cure efficaci e accessibili a tutti. Medici, infermieri e tutti i professionisti della sanità avranno a che fare con novità di non poco conto ma necessarie.

 

“L'obiettivo è quello di garantire a tutti i cittadini trentini un servizio di qualità ovunque si trovino sul territorio. Bisogna anche pensare che, se non ci sarà un forte cambiamento, in futuro non avremo i soldi per curare tutti” ha spiegato a il Dolomiti l'assessore provinciale alla Salute, Mario Tonina.

 

A giugno sarà attivata in via sperimentale la prima Casa di Comunità trentina ad Ala. L'attesa è di capire se verrà trovato tutto il personale sanitario necessario. Pronto alla partenza anche il nuovo Centro per i disturbi psichiatrici ad Arco.

 

Assessore Tonina, l'avvio del ruolo unico per i medici di medicina generale ha portato a diverse critiche. Lei cosa ne pensa?
C'è stato un confronto anche con il dirigente del dipartimento Sanità, D'Urso. Da parte nostra c'è senz'altro la volontà di parlarne e capire le problematiche. So benissimo che ogni cambiamento può generare preoccupazione. Soprattutto per chi teme delle ricadute sull'organizzazione del proprio lavoro e nei carichi che ha da portare avanti. Ma questo cambiamento è da un po' di tempo che se ne parla e si vorrebbe cambiare l'impostazione del ruolo del medico di medicina generale. È bene chiarire che il nostro impegno è riuscire a dare il giusto merito e il giusto spazio al lavoro di questi professionisti. Senza tutto questo sarà difficile cambiare le cose.
Si sta lavorando con le rappresentanze sindacali e i professionisti per trovare soluzioni condivise. Cerchiamo di tutelare le diverse specializzazioni garantendo anche percorsi chiari di crescita.
Ho sempre creduto nell'importanza del ruolo dei medici di medicina generale. Però anche loro ci devono dare delle aperture per poterlo impostare in un modo diverso. Ci sono le Aggregazioni Funzionali Territoriali e, impostando il lavoro in modo giusto, sarà più facile rispondere alle esigenze e alle necessità dei cittadini. Non dobbiamo poi dimenticare il percorso delle Case di Comunità e la prima partirà in via sperimentale ad Ala.
È importante una revisione strutturale del modello di medicina territoriale e lo dobbiamo costruire assieme, per dare più forza alle aggregazioni territoriali e al lavoro di equipe. In caso contrario sarà difficile dare delle risposte. I medici di medicina generale, io conto possano darci una mano anche per ridurre le code al pronto soccorso. Sediamoci e parliamone. Servono anche altre risorse da destinare a questa? Sì, purché si raggiungano degli obiettivi.

 

Sul tema della carenza di personale sono stati messi in campo diversi interventi. Si ritiene soddisfatto dei risultati ottenuti fino ad adesso?
Non del tutto. Quello che anche oggi dobbiamo rilevare è che la carenza di personale, oltre ad essere una sfida nazionale, non fa eccezione nemmeno in Trentino per la parte medica. Fra qualche anno potrebbero forse cambiare le cose, visto che abbiamo la Scuola di Medicina che ormai ha superato il quarto anno. Siamo certi che una parte di quelle persone che si laureeranno decideranno poi di fermarsi anche in Trentino.
Negli ultimi anni abbiamo anche messo in piedi diversi tavoli, portato avanti un dialogo e il confronto lo abbiamo sempre garantito. È stato fatto un preciso lavoro con l'Azienda sanitaria e sono stati messi in campo interventi concreti, aumentando i contratti di formazione per i medici specializzati, nuovi concorsi pubblici per l'assunzione di nuovi professionisti. Abbiamo anche cercato di incentivare la stabilizzazione dei precari e cercato di migliorare le condizioni contrattuali di alcune figure che a volte si fa fatica a reperire. Per il contratto dei medici ospedalieri ci sono 30 milioni. Poi, per i medici di medicina generale è stato aperto un tavolo: le risorse ci sono, ma sta a loro condividere scegliendo il percorso giusto.
Dobbiamo essere più attrattivi, ma non solo dal punto di vista economico. Mi è stato chiesto un’offerta di ambiente lavorativo innovativo, un miglioramento della tecnologia e la possibilità di crescita professionale con la valorizzazione dei giovani e anche sviluppare maggiore integrazione tra l'ospedale e i territori.
Con la riforma che porterò a breve voglio che gli ospedali territoriali possano crescere e possano essere in sinergia con l'ospedale centrale. Ma anche garantire un ruolo più forte per le equipe multidisciplinari. L'altra attenzione è quella di garantire maggiori incentivi per le aree periferiche, dove la carenza di personale si fa ancora più sentire. Dobbiamo garantire a tutti i cittadini trentini un servizio di qualità ovunque si trovino sul territorio.

 

Un ruolo importante per il futuro della medicina territoriale lo avranno le Case di Comunità. Quando partiranno in Trentino?
Certo, la prima partirà ad Ala in via sperimentale già a giugno. Per le altre i tempi saranno rispettati: per primavera del prossimo anno devono essere finite. E soprattutto all'interno devono esserci le figure professionali che operano. Abbiamo fatto di recente un punto con l'Azienda sanitaria.
Queste strutture socio-sanitarie forniranno assistenza di tipo primario, ma soprattutto garantiranno attività di prevenzione e di promozione della salute. Se non lavoriamo maggiormente in questa direzione, davanti all'invecchiamento della popolazione, al calo delle nascite, puntando sulla prevenzione, in futuro sarà davvero difficile, perché non ci saranno risorse per curare tutti. I progetti messi in campo sui sani stili di vita e l'impegno di entrare nelle scuole ed educare i ragazzi vanno in questo senso.

 

Il tema della sicurezza degli operatori negli ospedali è fondamentale. Abbiamo avuto un nuova aggressione. Cosa si sta facendo?

La recente aggressione avvenuta a un operatore è da condannare ed esprimo tutta la mia solidarietà. Abbiamo messo in campo diversi interventi e si è agito sia dal punto di vista preventivo che a livello sanzionatorio affinché vi sia un deterrente e che si possano scongiurare queste situazioni. Negli ultimi tempi l'Azienda sanitaria garantisce la presenza h24 di una ditta di sicurezza. L'aggressore è stato arrestato e questo è frutto di una norma dello scorso anno che prevede l'arresto immediato per chi esercita violenza nei confronti degli operatori. Malgrado questo, purtroppo succede ancora, ma metteremo in campo altri interventi per garantire la sicurezza degli operatori. Stiamo attivando una serie di azioni a partire dalla centrale operativa, il monitoraggio e, oltre all'aumento della vigilanza, si attiveranno ulteriori attività di formazione e informazione. Quello che farà ulteriormente la differenza sarà il protocollo che andremo a firmare con il Commissariato del Governo e la Questura per potenziare la presenza della polizia in ospedale e indicare le giuste modalità di intervento.

 

Si sta attendendo anche il nuovo Centro di disturbi psichiatrici ad Arco. Quando entrerà in funzione?
A giugno sarà operativo. Se ne sente il bisogno, anche con dei posti dedicati, perché complessivamente la nuova posizione garantisce l'attivazione di 15 posti letto dedicati alle acuzie, tra unità di crisi per adolescenti e Centro di salute mentale territoriale attivo 24 ore su 24. Ci sono esperienze che ci fanno dire che questa è la direzione giusta.

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