“Non solo poliambulatori”, Acli e Consulte sulle Case di Comunità: servono spazi di confronto e integrazione socio-sanitaria: "In gioco c’è il futuro della sanità pubblica"
Un messaggio di Acli Trentine e Consulte per la Salute e per il Sociale all'assessore Mario Tonina: "È evidente che non si tratta solo di riorganizzare e mettere meglio in rete servizi esistenti ma anche di ancorarli a una filosofia nuova, che
considera la salute come il risultato di azioni efficaci su tutti i determinanti in campo, anche quelli ambientali, economici, sociali, relazionali"

TRENTO. “In gioco c'è il futuro della sanità pubblica trentina chiamata a guidare il passaggio dal concetto di sanità a quello di salute”. Usano queste parole le Acli Trentine, la Consulta Provinciale per la Salute e la Consulta Provinciale per il Sociale nel messaggio che accompagna il documento congiunto inviato nelle scorse ore all’assessore Mario Tonina per ribadire l'importanza che le 14 Case della Comunità previste in Trentino rispettino la promessa che le ha concepite non limitandosi a essere nuovi poliambulatori.
Un messaggio che arriva dopo la recente apertura della prima Casa di Comunità ad Ala. “Le CdC rappresentano un nodo essenziale della rete dei servizi, la cui centralità è data dal coordinamento tra sociale e sanitario col coinvolgimento attivo della comunità e dei cittadini.
È evidente che non si tratta solo di riorganizzare e mettere meglio in rete servizi esistenti (medici di base, infermieri del territorio, assistenti sociali...) ma anche di ancorarli a una filosofia nuova, che considera la salute come il risultato di azioni efficaci su tutti i determinanti in campo, anche quelli ambientali, economici, sociali, relazionali” spiegano le Acli Trentine, la Consulta Provinciale per la Salute e la Consulta Provinciale per il Sociale .
Quando il D.M. 77 del 2022 parla di “definire il proprio progetto di salute”, viene spiegato nel documento, non allude solo alle situazioni individuali, ma anche a quelle comunitarie e richiede di dare più spazio alla prevenzione primaria, alla partecipazione, alla peculiarità delle situazioni locali, all’attenzione per i modelli di sviluppo.
Ecco allora che con l’avvio nella nostra provincia delle prime Case di Comunità, spiegano Elisa Villotti, presidente della Consulta provinciale per la salute, Luisa Masera, vicepresidente con delega alla Salute delle Acli e Paolo Tonolli presidente della Consulta provinciale per il Sociale, “non pensiamo certo che tutti i problemi siano risolti e ci rendiamo conto che sarà necessario tempo e buona volontà da parte di tutti per portarle a rappresentare il luogo e il metodo di un nuovo approccio ai temi della salute”.
Da qui le richieste contenute nel documento sono quelle di garantire che ogni Casa della Comunità abbia all’interno della struttura uno spazio fisico dedicato agli incontri tra operatori dei servizi sociosanitari, rappresentanti istituzionali degli enti locali interessati e delle realtà associative presenti sul territorio per avviare un percorso integrato di osservatorio, riconoscimento di bisogni e criticità, coprogettazione di risposte e iniziative da prendere.
Oltre a questo si chiede anche di prevedere in ciascuna Casa della Comunità la presenza di un paio di operatori dedicati al lavoro di Comunità, coordinati dal Dipartimento Prevenzione dell’APSS, in modo da abbozzare un Centro Ecologia della Salute che possa favorire il collegamento di tutti gli operatori attivi nei diversi ambiti assistenziali tra loro e con i servizi sociali, coinvolgendoli, assieme alle associazioni, i comuni e la popolazione di riferimento territoriale in attività di prevenzione primaria e di promozione salute.













