Badanti, la richiesta supera l'offerta. Le Acli: "Maggiore integrazione fra i servizi", la Cgil: "Ripensare l'assistenza domiciliare e puntare sui voucher"
La popolazione invecchia sempre di più e aumentano le persone che necessitano di assistenza: nel 2025 in regione serviranno 14 mila badanti. L'analisi del presidente delle Acli Trentine Luca Oliver e del Segretario della Cgil Trentina Andrea Grosselli

TRENTO. Anche in Trentino Alto Adige, così come nell'intera penisola, la popolazione invecchia sempre di più e la crisi demografica crescente si ripercuote fisiologicamente sull'aumento della richiesta di badanti da parte delle famiglie: stando ai dati, nel 2025 le famiglie in regione avranno infatti bisogno del supporto di 14 mila badanti, numeri non indifferenti alla luce della carenza di manodopera, sia italiana che straniera, nel settore (QUI ARTICOLO).
Al di là dei numeri, ad essere necessaria è quindi un'approfondita riflessione sul sistema assistenziale, per comprendere sia le sue criticità ma anche i possibili punti di forza in prospettiva futura: centrali, tra gli altri aspetti, sono una modifica dell'assetto dei servizi nell'ottica di una maggiore integrazione tra quelli sanitari e quelli sociali, puntando inoltre sull'integrazione, la formazione professionale e la regolarizzazione lavorativa delle presone provenienti da altri Paesi.
Ad esserne convinto è Luca Oliver, il presidente delle Acli Trentine che tra i vari servizi offerti gestiscono anche l'agenzia "Incontra Lavoro" che mette in comunicazione le famiglie con le lavoratrici e i lavoratori domestici, tra cui appunto anche la categoria badanti.
"Le richieste sono in continuo aumento proprio alla luce dell'invecchiamento della popolazione, che va di pari passo con l'aumento delle persone non autosufficienti – spiega Oliver – e questo si somma alla mancanza di posti nelle Rsa, e di conseguenza ad essere necessaria è un'azione parallela al servizio messo a disposizione dalle istituzioni".
Fondamentale, per il presidente delle Acli Trentine, è arrivare ad un punto in cui le persone che necessitano di assistenza, fin quando possibile, possano rimanere nella loro abitazione e di conseguenza nella loro comunità: "Va quindi modificato l'assetto dei servizi per favorire una maggiore integrazione tra i servizi sanitari e i servizi sociali, e questo passa necessariamente attraverso la valorizzazione di ambiti come il volontariato ed il terzo settore. Si deve quindi partire da un pensiero politico che si deve tramutare in un servizio in grado di dare una risposta concreta ad un problema reale".
Al momento però, viene specificato, un tale modello non esiste ed è quindi necessario, guardando al futuro prossimo, ricorrere all'ausilio di figure professionali come le/i badanti ed è fisiologico che le richieste continueranno ad aumentare, scontrandosi con la carenza di manodopera: "Una risposta va data analizzando la situazione attuale con razionalità, e questa ci dice ad esempio che è necessario puntare sull'integrazione di lavoratori provenienti dall'estero che rappresentano un importante valore aggiunto per il settore".
Un altro tema fondamentale, viene spiegato, è quello dell'importanza della qualifica professionale e della formazione, che deve andare di pari passo con la cultura della regolarità del lavoro: "Lavoratori formati, competenti e iscritti ad un albo devono potersi inserire in un contesto lavorativo regolare e questo è imprescindibile per la crescita dell'intero reparto. Questo però si scontra con l'inesistenza di strumenti che favoriscano, appunto, rapporti lavorativi regolari: un esempio concreto potrebbe essere rappresentato dai voucher attraverso i quali si potrebbero sfruttare le previdenze della Provincia che sarebbero erogate solo in presenza di un regolare inquadramento lavorativo".
Su frequenze d'onda simili è anche l'opinione del segretario della Cgil trentina Andrea Grosselli che specifica l'evidenza, alla luce dell'aumento della richiesta di manodopera nel settore dell'assistenza domiciliare, di garantire efficaci servizi di conciliazione.
"Non esistono sicuramente ricette semplici per affrontare un problema così complesso ed è necessario riuscire ad integrare diverse soluzioni – spiega Grosselli – in primis riuscire ad attrarre lavoratori stranieri che possano dedicarsi alla cura degli anziani, puntando però sulla qualifica professionale e sulla regolarizzazione dei contratti lavorativi, con adeguate retribuzioni e condizioni di lavoro. Altrimenti è evidente come il rischio sia quello di non riuscire a far fronte alla grande richiesta".
Per Andrea Grosselli a dover essere ripensato è poi il sistema dell'assistenza domiciliare: "Oggi gli enti pubblici si basano su modelli assistenziali calibrati su esigenze di vent'anni fa, anche se la situazione è cambiata: centrali sono l'elasticità e la personalizzazione dei servizi, che ora sono invece molto standardizzati".
Ad essere affrontato dal segretario della Cgil Trentina è poi il tema di quella che a sua detta deve rappresentare una "grande scommessa" per il futuro, ovvero quella della promozione dei servizi di cohousing rivolti agli anziani: "Parliamo della possibilità di far convivere diverse persone in nuclei abitativi comuni che non sono vere e proprie strutture sanitarie, bensì luoghi in cui gli anziani possono ricevere adeguata assistenza da parte di personale qualificato e godere di servizi comuni".
Lo sguardo di Andrea Grosselli si posa poi sull'attuale gestione politica, e a non mancare sono le critiche alla Giunta Provinciale: "Stiamo criticando il fatto che il sostegno alle famiglie attualmente è solo monetario, mentre la richiesta sarebbe quella di ricorrere a voucher che possano creare un 'mercato dei servizi', questo però al momento non viene fatto".
Ad essere criticato dal segretario della Cgil è poi il sistema con cui viene calcolato il contributo alle famiglie per l'integrazione per le persone non autosufficienti: "Questo si basa infatti su due parametri: sul grado di invalidità e sulle condizioni economico finanziarie del nucleo familiare mediante l'Icef, che non viene però indicizzato al costo della vita dal 2018 e non tiene quindi conto dell'evidente calo del potere d'acquisto".
Un ultimo pensiero è poi rivolto ad un'espressa richiesta alle istituzioni: "Esiste un albo badanti e questo deve essere rafforzato e implementato, trovando inoltre delle formule per disincentivare il lavoro nero attraverso sconti fiscali a livello locale e promuovendo un'adeguata attività di controllo".














