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Vaccino anticovid, Ferro: ''Un caso di effetto collaterale definito grave in Trentino, ma tutto risolto''. Efficacia sulle varianti? ''Dovrà essere dimostrata in laboratorio''

Antonio Ferro ha spiegato che una persona dopo aver ricevuto la prima dose ha registrato delle "parestesie" poi rientrate. Il direttore: "I benefici della vaccinazione sono senz'altro più importanti e rilevanti rispetto alle controindicazioni"

Di G.Fin - 19 gennaio 2021 - 05:01

TRENTO. Tra i trentini che fino ad oggi hanno avuto la somministrazione del vaccino anti-Covid “Abbiamo registrato un effetto collaterale definito grave ma rientrato”. A dirlo è stato il direttore sanitario dell'Apss, Antonio Ferro durante un'intervista di “Mattino Insieme” a Trentino Tv, trasmissione alla quale ha partecipato anche il direttore de Il Dolomiti, Luca Pianesi,  e dove si è discusso sull'attuale stato della pandemia in Trentino. 

 

Il caso, nello specifico, riguarda una persona che dopo la somministrazione del vaccino ha avuto delle “parestesie” che dopo poco tempo, spiega Ferro “sono rientrate”. La parestesia consiste in una condizione medica caratterizzata da un’alterata percezione della sensibilità ai diversi stimoli sensitivi (termici, tattili, dolorifici). Solitamente la causa è da ricercarsi nella presenza di alterazioni di varia natura che vanno a interferire con il funzionamento del sistema nervoso.

 

Si tratta di un solo caso, già comunque rientrato, tra tutte le vaccinazioni che sono avvenute fino ad oggi in Trentino. “Ci sono stati altri effetti ma per nulla gravi – ha spiegato Ferro - complessivamente i benefici della vaccinazione sono senz'altro più importanti e rilevanti rispetto alle controindicazioni”.

 

La campagna vaccinale, intanto, sta proseguendo in Trentino. Nei prossimi giorni è previsto l'arrivo di alcune dosi da Moderna (circa 600) ma occorre anche affrontare il calo nelle consegne da parte di Pfizer. Il Trentino, in questo senso, è tra i territori più colpiti con un calo del 60% delle dosi consegnate (Qui l'articolo).

 

“Il Trentino – ha spiegato il direttore sanitario nel corso dell'intervista - aveva usato una politica molto oculata e quindi avevamo conservato delle dosi per il richiamo. Il nostro principale obiettivo sono le Rsa e gli operatori sanitari. Anche dopo la prima dose si riesce ad avere una copertura immunitaria del 70% ma per arrivare all'immunità del 90%, duratura nel tempo, bisogna riceve anche la seconda dose”.

 

A preoccupare l'Europa sono le varianti del virus. L'Austria, nelle scorse ore, colpita dall'enorme contagio di quella inglese, ha deciso di prolungare il lock-down. “E' in corso un programma mondiale che coinvolge anche il Trentino sulla verifica di queste varianti che devono essere poi confrontate sulle specificità del vaccino. Io credo possa essere efficace lo stesso ma questo dovrà essere dimostrato a livello di laboratorio” ha chiarito Antonio Ferro.

 

Nessuna spiegazione, però, sulle differenze di dati tra il Trentino e l'Alto Adige. Per Ferro, infatti, “l'analisi deve essere fatta complessivamente sui 21 parametri. L'impostazione presa da alcuni colleghi – spiega - non tiene conto della standardizzazione per età per analizzare ricoveri e decessi. Si rischia di confrontare mele con pere”.

 

Tutti i dati del Trentino, conclude Ferro, sono stati trasmessi a Roma. “Vengono giudicati da persone esterne, se qualcuno ritiene di essere più bravo dell'Iss, dell'Azienda sanitaria oppure del Ministero e ritiene di avere la verità in tasca vada lui a giudicare tutte le regioni”.

 

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