Valanga sul Gran Zebrù, morti sotto la neve l'ex ciclista professionista Oscar Cavagnis e l'alpinista Fernando Bergamelli
Il distacco è avvenuto mentre si trovavano sul versante altoatesino del Gran Zebrù, a 3500 metri di quota, sopra il Colle della Bottiglia, al confine tra le province di Bolzano e Sondrio. Due compagni, rimasti illesi hanno dato l'allarme ma per Fernando e Oscar nulla da fare

BOLZANO. L'alpinista 55enne Fernando Bergamelli e l'ex ciclista professionista 47enne Oscar Cavagnis, sono le due persone che hanno perso la vita travolte da una valanga poco dopo mezzogiorno di ieri mentre si trovavano sul versante altoatesino del Gran Zebrù, a 3500 metri di quota, sopra il Colle della Bottiglia, al confine tra le province di Bolzano e Sondrio. (QUI L'ARTICOLO)
I due facevano parte di un gruppo di quattro persone. Ad un certo punto, in una zona mista di roccia e neve, si è verificato un distacco che ha investito e trascinato per diversi metri Fernando Bergamelli e Oscar Cavagnis rimasti poi sotto la neve.
Gli altri due compagni che hanno assistito alla scena sono riusciti immediatamente a dare l'allarme. Sul posto sono intervenuti i soccorritori della Stazione di Valfurva del Cnsas Lombardo, il Sagf - Soccorso alpino Guardia di Finanza di Bormio, oltre ai colleghi del Cnsas della squadra di Solda, presenti sul versante altoatesino.
Due alpinisti del gruppo, rimasti illesi, sono stati raggiunti e portati in salvo dai soccorsi. Le due persone trascinate dalla neve, purtroppo, sono decedute e sono state recuperate sul versante altoatesino. Sono intervenuti gli elicotteri di Areu (Agenzia regionale emergenza urgenza), l’elisoccorso provinciale di Bolzano e i Carabinieri.
Cavagnis era un ex ciclista professionista. Ha corso tra il 1998 e il 2002, in squadre come Saeco e la Landbouwkrediet. In carriera ha partecipato al Giro d’Italia nel 2002, chiudendo 120° nella classifica generale e ottenendo un 12° posto come miglior risultato di tappa.
A ricordarlo un messaggio del Comitato ciclistico della Lombardia: "Oscar Cavagnis era un uomo di montagna. Se nasci a Nembro, a piedi del Selvino, la salita dei Bergamaschi e di quelli della Bassa, non puoi non amare la montagna. L'avrà percorsa mille volte, nei suoi anni da ciclista. Salendo, era arrivato tanto in alto da diventare uno degli atleti più promettenti di quegli anni. E il suo paradosso stava proprio lì, nella solitudine della montagna e nell'allegria che infondeva quando pedalava in mezzo al gruppo. Non si era arreso alla montagna, anche giù di sella. La solitudine, il silenzio, la ricerca profonda e continua, che spinge in alto, fino in cima alla vetta. La montagna della Valtellina se l'è preso oggi, in un giorno di un maggio strano, mentre più giù si correva in mezzo alla polvere delle colline del Chianti. L'uomo della montagna, che per i giri che fa la vita, da essa è ritornato".














