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A Trento una famiglia rischia di finire in strada per aver pagato in ritardo le spese condominiali: “Basta sfratti, la casa è un diritto”, l’allarme del Centro sociale Bruno

Per aver pagato in ritardo alcune rate delle spese condominiali un’intera famiglia, con una bambina di 7 anni e un bambino di 1 anno e mezzo (con una grave invalidità), rischia di perdere la casa. Il provvedimento di sfratto esecutivo li vuole fuori dall’abitazione entro il 15 giugno. L’appello “Aiutateci”

Il primo a destra Lotfi Ben Sassi
Di Tiziano Grottolo - 07 June 2022 - 15:32

TRENTO. Graduatorie per l’edilizia popolare troppo lunghe, prezzi alle stelle e appartamenti affittati ai turisti sono questi alcuni dei problemi strutturali escludono studenti e lavoratori a basso reddito dal mercato immobiliare trentino. Talvolta però nemmeno la buona volontà è sufficiente per tenersi stretta una casa in affitto. È quanto successo a Lotfi Ben Sassi, cittadino di origine tunisina che da molti anni vive a Trento con la famiglia e che si è visto recapitare un avviso di sfratto per aver saltato due rate delle spese condominiali. Questa la vicenda denunciata dagli attivisti del Centro sociale Bruno e dall’Assemblea contro il carovita.

 

“Sono in affitto in quella casa dal 2018 – spiega Ben Sassi che vive a Gardolo con la famiglia – e non avevamo mai avuto problemi con l’affitto”. I problemi sono insorti durante un soggiorno in Tunisia. Da agosto 2021 a gennaio 2022 l’intero nucleo familiare, Ben Sassi, la moglie, una bambina di 7 anni e un bambino di 1 anno e mezzo (con una grave invalidità), si è recato in Tunisia per assistere un parente ammalato e poi deceduto a causa del Covid. Durante il soggiorno, la moglie di Ben Sassi è stata vittima di un incidente che ha causato un ritardo nel rientro in Italia. In questo lasso di tempo, il nucleo è riuscito sempre a pagare l’affitto ma non due rate condominiali, per una morosità di circa 1.050 euro.

 

“Quando siamo potuti rientrare – prosegue Ben Sassi – ho trovato molte lettere fra cui lo sfratto, eppure appena ho potuto ho saldato le spese condominiali in arretrato”. Il giudice però è stato implacabile e senza tener conto delle condizioni di fragilità del nucleo famigliare ha ordinato di sgomberare l’abitazione entro il 15 giugno. “Ritardi così irrisori non possono umanamente giustificare uno sfratto esecutivo e mettere in strada un’intera famiglia”, commentano dal Centro sociale Bruno.

 

Secondo i dati del Rapporto 2021 della Fondazione Leone Moressa sull’economia dell’immigrazione, la crisi non ha gravato tutti allo stesso modo: i più colpiti infatti sono soprattutto i lavoratori precari e quelli attivi nei settori “stagionali”, in particolare nel settore agricolo e turistico. Anche per questo, gli stranieri hanno subito una perdita del tasso di occupazione (-3,7 punti) molto più forte rispetto a quella degli Italiani (-0,6 punti). Ben Sassi è stato fra questi.

 

L’uomo da un giorno all’altro si era visto ridurre del 70% l’orario di lavoro con la busta paga che ovviamente ne ha risentito. Ciononostante si è rimboccato le maniche riuscendo a trovare un nuovo impiego che gli permetterebbe di pagare con regolarità un affitto e le bollette, “ma il proprietario di casa – nonostante ci siano soluzione alternative, sottolineano gli attivisti – ha deciso di proseguire con l’iter dello sfratto”. Trovare una nuova casa però è complicato. La famiglia si è vista sbattere tante porte in faccia perché le agenzie immobiliari a cui si sono rivolti non affittano se non si hanno contratti a tempo indeterminato o garanzie economiche elevate.

 

L’unica soluzione fin qui prospettata alla famiglia è stata quella di dividere il nucleo famigliare. “Una storia emblematica di quello che accade a molte famiglie di origine straniera – sottolineano gli attivisti – che per effetto della crisi pandemica, e successivamente del caro bollette, si sono ritrovate in difficoltà economica e in ritardo nei pagamenti”. Non solo, perché le richieste di aiuto stanno aumentando: “È un problema che va affrontato – concludono dal Centro sociale Burno – e il primo passo è quello di far uscire dal cono d’ombra mediatico questa emergenza e le rivendicazioni che porta con sé”.

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