A Trento una famiglia rischia di finire in strada per aver pagato in ritardo le spese condominiali: “Basta sfratti, la casa è un diritto”, l’allarme del Centro sociale Bruno
Per aver pagato in ritardo alcune rate delle spese condominiali un’intera famiglia, con una bambina di 7 anni e un bambino di 1 anno e mezzo (con una grave invalidità), rischia di perdere la casa. Il provvedimento di sfratto esecutivo li vuole fuori dall’abitazione entro il 15 giugno. L’appello “Aiutateci”

TRENTO. Graduatorie per l’edilizia popolare troppo lunghe, prezzi alle stelle e appartamenti affittati ai turisti sono questi alcuni dei problemi strutturali escludono studenti e lavoratori a basso reddito dal mercato immobiliare trentino. Talvolta però nemmeno la buona volontà è sufficiente per tenersi stretta una casa in affitto. È quanto successo a Lotfi Ben Sassi, cittadino di origine tunisina che da molti anni vive a Trento con la famiglia e che si è visto recapitare un avviso di sfratto per aver saltato due rate delle spese condominiali. Questa la vicenda denunciata dagli attivisti del Centro sociale Bruno e dall’Assemblea contro il carovita.
“Sono in affitto in quella casa dal 2018 – spiega Ben Sassi che vive a Gardolo con la famiglia – e non avevamo mai avuto problemi con l’affitto”. I problemi sono insorti durante un soggiorno in Tunisia. Da agosto 2021 a gennaio 2022 l’intero nucleo familiare, Ben Sassi, la moglie, una bambina di 7 anni e un bambino di 1 anno e mezzo (con una grave invalidità), si è recato in Tunisia per assistere un parente ammalato e poi deceduto a causa del Covid. Durante il soggiorno, la moglie di Ben Sassi è stata vittima di un incidente che ha causato un ritardo nel rientro in Italia. In questo lasso di tempo, il nucleo è riuscito sempre a pagare l’affitto ma non due rate condominiali, per una morosità di circa 1.050 euro.
“Quando siamo potuti rientrare – prosegue Ben Sassi – ho trovato molte lettere fra cui lo sfratto, eppure appena ho potuto ho saldato le spese condominiali in arretrato”. Il giudice però è stato implacabile e senza tener conto delle condizioni di fragilità del nucleo famigliare ha ordinato di sgomberare l’abitazione entro il 15 giugno. “Ritardi così irrisori non possono umanamente giustificare uno sfratto esecutivo e mettere in strada un’intera famiglia”, commentano dal Centro sociale Bruno.
Secondo i dati del Rapporto 2021 della Fondazione Leone Moressa sull’economia dell’immigrazione, la crisi non ha gravato tutti allo stesso modo: i più colpiti infatti sono soprattutto i lavoratori precari e quelli attivi nei settori “stagionali”, in particolare nel settore agricolo e turistico. Anche per questo, gli stranieri hanno subito una perdita del tasso di occupazione (-3,7 punti) molto più forte rispetto a quella degli Italiani (-0,6 punti). Ben Sassi è stato fra questi.
L’uomo da un giorno all’altro si era visto ridurre del 70% l’orario di lavoro con la busta paga che ovviamente ne ha risentito. Ciononostante si è rimboccato le maniche riuscendo a trovare un nuovo impiego che gli permetterebbe di pagare con regolarità un affitto e le bollette, “ma il proprietario di casa – nonostante ci siano soluzione alternative, sottolineano gli attivisti – ha deciso di proseguire con l’iter dello sfratto”. Trovare una nuova casa però è complicato. La famiglia si è vista sbattere tante porte in faccia perché le agenzie immobiliari a cui si sono rivolti non affittano se non si hanno contratti a tempo indeterminato o garanzie economiche elevate.
L’unica soluzione fin qui prospettata alla famiglia è stata quella di dividere il nucleo famigliare. “Una storia emblematica di quello che accade a molte famiglie di origine straniera – sottolineano gli attivisti – che per effetto della crisi pandemica, e successivamente del caro bollette, si sono ritrovate in difficoltà economica e in ritardo nei pagamenti”. Non solo, perché le richieste di aiuto stanno aumentando: “È un problema che va affrontato – concludono dal Centro sociale Burno – e il primo passo è quello di far uscire dal cono d’ombra mediatico questa emergenza e le rivendicazioni che porta con sé”.













