Donazione organi, in Alto Adige è boom di "no": all’anagrafe i rifiuti superano i consensi
Molti cittadini temono ancora che l'espianto possa avvenire quando c'è ancora una speranza di risveglio. Altri, invece, nutrono dubbi infondati sulla trasparenza delle liste d'attesa

BOLZANO. L'Alto Adige si scopre improvvisamente timoroso e un pizzico diffidente quando si tratta di firmare per la vita. I dati sulle dichiarazioni di volontà legati alla donazione degli organi, che i cittadini sono chiamati a esprimere al momento del rinnovo della carta d'identità, fotografano una realtà provinciale segnata da troppi rifiuti.
Un tema che sta diventando urgente, considerando che a partire dal prossimo 3 agosto i vecchi documenti cartacei non saranno più validi, obbligando migliaia di persone al passaggio alla versione elettronica. Se da un lato il bilancio complessivo della solidarietà resta importante, con oltre 165 mila altoatesini che hanno detto sì, dall'altro l'ombra dei no si fa sempre più ingombrante, avendo superato quota 90 mila. Un trend in aumento che rischia di penalizzare pesantemente chi aspetta un trapianto in un letto d'ospedale.
A lanciare l'allarme, in occasione del "Green Ribbon Day" nell'atrio dell'ospedale San Maurizio, è stato Mauro Bonetto, alla guida della sezione bolzanina dell'Aido, associazione che sul territorio vanta quasi 14 mila iscritti. I numeri dei primi mesi del 2026 del resto parlano chiaro e mostrano come il fronte del rifiuto stia guadagnando terreno soprattutto nei centri periferici, anche se le città non brillano. A Bolzano i consensi sono stati 3.314 a fronte di ben 3.037 dinieghi. A Bressanone i contrari hanno addirittura superato i favorevoli (767 contro 666), una dinamica identica a quella registrata a Brunico, mentre Merano si è assestata su una perfetta parità. Secondo l'Aido, questa forte ritrosia non è figlia di cattiveria, ma di una profonda mancanza di informazione che alimenta la sfiducia nella scienza. Molti cittadini temono ancora che l'espianto possa avvenire quando c'è ancora una speranza di risveglio, ignorando quanto la legge italiana sia restrittiva e rigorosa nell'accertamento della morte cerebrale con criteri neurologici. Altri, invece, nutrono dubbi infondati sulla trasparenza delle liste d'attesa.
Esiste però una terza via, quella di non esprimersi affatto sui documenti. In questo caso la decisione passa interamente nelle mani dei familiari, ed è qui che la solidarietà ritrova la sua strada. Enrica Ferretti, medico del reparto di Rianimazione del San Maurizio, spiega che la richiesta ai parenti avviene sempre in modo naturale, dopo giorni passati insieme in corsia, e nella stragrande maggioranza dei casi il consenso arriva spontaneo, come scelta d'amore per dare un senso profondo a una tragica perdita. La dottoressa ha anche precisato che nemmeno la recente, dolorosa vicenda del piccolo Domenico Caliendo – il bimbo scomparso dopo aver ricevuto il cuore espiantato da un neonato altoatesino – ha sollevato timori tra la gente: proprio in quel periodo drammatico si sono registrati sì fondamentali.
Se a livello nazionale l'attività trapiantologica è in salute, superando i 4.000 interventi all'anno grazie alla capacità di utilizzare anche organi di donatori over 80, l'Alto Adige fa la sua parte sul fronte degli espianti, passati dai 13 del 2024 ai 16 del 2025. Numeri che restano comunque parziali, poiché la sanità locale è inserita nel circuito Eurotransplant e i tessuti inviati alla clinica di Innsbruck non rientrano nei conteggi nazionali. L'urgenza di invertire la rotta all'anagrafe resta comunque massima.












