Asiago Dop filiera al collasso: ''Rischio chiusura per molte aziende. Ridotto il foraggio cala la produzione del latte e il costo aumenta di più di 10 centesimi a litro''
La filiera dell'Asiago Dop riporta la drammatica situazione dovuta al rincaro delle materie prime e dei costi dell'energia. Finco: "Non è più sostenibile che il peso di questi continui aumenti sia sulle spalle dei soli allevatori, produttori e aziende di trasformazione, la grande distribuzione affronti il tema dell’inflazione"

TRENTO. “I costi per produrre un litro di latte sono aumentati di 10/12 centesimi, ma noi senza latte chiudiamo”. È drammatica la situazione che riporta la filiera Asiago Dop, come spiega Fabio Finco, vicepresidente del Consorzio Tutela Formaggio Asiago e titolare di Casearia Monti Trentini con sede a Grigno, in bassa Valsugana. “Tutte le aziende agricole – aggiunge – stanno riducendo l’apporto energetico alle mucche, quindi anche la quantità di latte sta diminuendo. La situazione è preoccupante, non solo per i rincari di luce e gas, ma anche per il costo elevato del mangime sia per le aziende produttrici che per i nostri allevatori”.
Nel 2021, “rispetto al 2020, i costi sono andati alle stelle”, sostiene Finco. L’aumento delle materie prime e il mancato riconoscimento dei costi aggiuntivi da parte della Grande Distribuzione Organizzata rischiano di mettere in ginocchio la filiera del famoso prodotto caseario.
“Oggi non è più sostenibile – afferma il presidente del Consorzio, Fiorenzo Rigoni – che il peso di questi continui aumenti sia sulle spalle dei soli allevatori, produttori e aziende di trasformazione. È arrivato il momento che anche le istituzioni e le catene della Grande Distribuzione Organizzata affrontino il tema dell’inflazione con maggior senso di responsabilità, pena la chiusura di centinaia di allevamenti e imprese, con la possibile scomparsa di un prodotto che fa parte della nostra tradizione e della nostra storia”.
La filiera dell’Asiago Dop, “con 1200 aziende d’allevamento e 8000 addetti sta lottando per non finire in ginocchio, stretta tra il continuo aumento di tutte le materie prime necessarie alla produzione di latte e formaggio e il mancato riconoscimento dei costi aggiuntivi da parte della Grande Distribuzione Organizzata”.
L’emergenza rincari delle materie prime si sta abbattendo anche sulla produzione simbolo dell’eccellenza casearia italiana prodotta in Veneto e Trentino, l’Asiago Dop, colpita da una raffica di aumenti senza precedenti, “che mette a serio rischio la sopravvivenza di tutta la filiera produttiva fatta di piccoli e medi produttori, espressione di una tradizione millenaria”.
C'è molta apprensione “da parte dei nostri agricoltori – sostiene il vicepresidente Finco – speriamo che la situazione migliori in primavera, ma rimane drammatica. La politica non si sta muovendo e non troviamo un riscontro e la grande distribuzione poi non vuole sentir parlare di aumenti”. Per gli allevatori “non è solo l’energia il problema, ma il costo dell’approvvigionamento che è salito in maniera ingente, arrivando al doppio dei prezzi”.
La crisi ha i numeri di una serie di aumenti vertiginosi, a partire da quelli per l’alimentazione delle bovine: “Nel 2021 – sostiene il Consorzio – rispetto al 2020, i costi per l’autoproduzione dei foraggi sono andati alle stelle come quelli dei cereali: il costo del mais è aumentato in media del 54,2% con punte anche del +102,5%; i semi di soia hanno toccato il +45,4%, arrivando anche al +78,7%”. Costi che, “nel 2022, hanno visto anche l’energia elettrica incrementare del 131% e il gas metano del 94% rispetto al 2021”. Nel complesso, “i costi per produrre un litro di latte sono aumentati di 10/12 centesimi, pari a circa il 27% del valore del latte stesso”.
C’è quindi il sentore, “che molte aziende chiuderanno e che non riapriranno più –spiega Finco – ci telefonano tutti i giorni dal mondo agricolo, perché i costi nella produzione del latte stanno aumentando troppo. Anche la razione alimentare alle mucche viene dosata, e questo si riflette nella quantità di latte prodotta e nella diminuzione nell’acquisto degli animali.
Anche il presidente Rigoni afferma: “In un contesto così sfavorevole, i nostri soci hanno continuato a produrre accollandosi i maggiori costi delle materie prime e, allo stesso tempo, impegnandosi a migliorare la loro efficienza. Oggi, però, non è più sostenibile”.
Solo pochi mesi fa, durante i mesi più duri della pandemia, “abbiamo risposto con senso di responsabilità – conclude il presidente – alle richieste di garantire l’approvvigionamento dei banchi dei supermercati. Ora auspichiamo lo stesso atteggiamento da parte dei nostri partner della distribuzione. Ne va del futuro di tutti. Un esempio? L’allevatore che chiude la sua attività la chiude per sempre, si tratta di un presidio territoriale e ambientale unico e insostituibile e di un tassello fondamentale dell’economia. Un allevatore che chiude rende più povero il carrello della spesa di tutti”.




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