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Carenza sanitari, "Nei reparti i colleghi vengono aggrediti e umiliati dai pazienti", l'infermiera Ines a ilDolomiti: ''Alcuni mi dicono 'brutta p****na' ma ormai li ignoro''

In Azienda sanitaria dal 1989, l'infermiera Ines Antoniani è impegnata nell'Unità di Rianimazione e Anestesia. A ilDolomiti racconta l'impegno messo dai professionisti nel rispondere ai bisogni dei cittadini, ma anche l'ansia nei tentativi di recuperare il tempo perso a causa della pandemia e le difficoltà nei reparti per la carenza di personale e per le aggressioni verbali e non solo che spesso infermieri e medici sono costretti a subire 

Di Giuseppe Fin - 13 aprile 2022 - 06:01

TRENTO. “Noi degli eroi? Quando ce lo dicevano non ci ho mai creduto. Succede sempre così, quando ne hai bisogno qualsiasi persona diventa un eroe. Poi la si dimentica. Ma intanto noi continuiamo a testa bassa a fare il nostro lavoro anche se siamo sottopagati, spesso aggrediti e umiliati". La voce di Ines Antoniani è forte e ferma. Lei è dal 1989 che lavora come infermiera all'ospedale Santa Chiara, sempre nell'Unità di Rianimazione e Anestesia. E' preparata, conosce le procedure, come gestire i pazienti e sa perfettamente l'impegno che tutto il personale nei reparti ci sta mettendo ogni giorno per affrontare una situazione difficile acuita dal Covid e dalle sospensioni .

 

“Ma sapete qual è il problema? Che manca la meritocrazia, manca il riconoscimento della nostra professionalità, delle responsabilità che abbiamo. Abbiamo una paga base come quella di un impiegato e ci sono colleghi al pronto soccorso che vengono quotidianamente aggrediti dai pazienti. Io ormai i tanti 'brutta p****a' che mi sono sentita dire li ho buttati dietro la schiena e rispondo che se avessi fatto quello probabilmente non sarei in affitto. Ecco, in una situazione del genere come può essere appetibile venire a lavorare in ospedale? Difficile risolvere il problema del lavoro” ci dice Ines.

 

Tra pochi giorni, il 15 aprile, scadrà il termine per inviare la domanda per la selezione pubblica per l'esame dedicato alle assunzioni a tempo determinato nel profilo di Collaboratore professionale sanitario, l'infermiere. L'avviso è stato pubblicato dall'azienda anche sui canali social per cercare il più possibile di richiamare l'attenzione ma il problema non sembra di facile soluzione.

 

Ines Antoniani, lei è entrata in Azienda sanitaria nel 1989 e conosce perfettamente l'ambiente. Oggi, dopo due anni di pandemia, com'è la situazione? E' davvero così pesante la mancanza di personale?

Ci sono professionisti che mancano perché sono stati sospesi non volendosi vaccinare. Le criticità di alcune unità si riflettono poi anche su altre perché facciamo parte tutti di un unico ingranaggio che rischia di incepparsi. Ma oltre ai sospesi ci sono le colleghe in maternità ed è normale come lo sono anche i trasferimenti che alcuni hanno deciso perché avevano voglia di cambiare. Servirebbe capire più che altro l'organizzazione che si vuole mettere in campo anche sul territorio.

 

Cosa intende?

Diversi interventi al Santa Chiara siamo costretti a ritardarli perché dobbiamo occuparci spesso di casi che non vengono fatti negli ospedali periferici. Le faccio l'esempio di Ortopedia: stiamo intervenendo su tantissime fratture perché negli ospedali periferici non vengono fatte. Però così rimangono indietro altri tipi di interventi come quelli ai legamenti del ginocchio, alle protesi all'anca e altro. Tutto questo non si capisce per quale motivo sta accadendo. Se perché manca personale o perché è stato dislocato malamente.

 

Alcuni suoi colleghi parlano di turni pesanti nei reparti, straordinari diventati ormai quotidiani. E' così?

Diciamo che la situazione si è stabilizzata, siamo tornati a fare turni un po' più regolari. Da un po' di tempo ci sono i progetti aziendali in libera professione. Volontariamente, chi aderisce, lavora al sabato rinunciando a delle ore di riposo per recuperare tempo e interventi.

 

Si riesce a lavorare con tranquillità o c'è molta ansia?

L'ansia c'è perché tutti ci mettiamo il massimo impegno per recuperare tutto quello che è rimasto indietro ma purtroppo non ci riusciamo. Nessuno però si tira indietro, ci mettiamo davvero tutto l'impegno che possiamo, anche i medici che sono molto stremati.

 

Tornando a parlare di Covid, lei è stata la prima infermiera a essere vaccinata al Santa Chiara nel dicembre 2020. Cosa pensa dei suoi colleghi che non hanno aderito alla campagna vaccinale e che sono stati poi sospesi?

Io sono per la libertà di scelta su tutti gli aspetti. Non trovo però corretto che queste persone rimangano assunte. Loro rimangono a casa ma così il personale manca perché stanno tenendo occupato un posto.

Oltre a questo se ora abbiamo un concorso, sono sicura che la maggior parte di chi partecipa sono persone che già lavorano a tempo determinato e punta all'indeterminato. Sono poche le nuove persone che entrano.

A tempo determinato, poi, si possono prendere delle persone ma in certi ambienti come le alte specialità come può essere anestesia, rianimazione, pronto soccorso e tante altre ci vuole del tempo per imparare la pratica. Alcune giovani colleghe vengono a dirmi che loro sono laureate, ma io dico sempre che un contro è avere una laura e un conto è lavorare sul campo. E serve del tempo per imparare non si fa dall'oggi al domani.

 

Perché secondo lei c'è questa carenza di personale?

Perché l'Azienda sanitaria non è più appetibile. Io prendo lo stipendio del portinaio della Provincia, con tutto il rispetto per questo importante lavoro. Ma le responsabilità sono ben diverse. Ho carissime amiche che lavorano come impiegate e se non avessi la reperibilità su vari turni e quasi 40 anni di esperienza, avrei una paga base come la loro e non è concepibile. Un collega che era un professionista bravissimo lo scorso anno ha deciso di andare a fare il postino perché ci sono meno rischi. Io vedo i colleghi del Pronto soccorso che rischiano di essere aggrediti dalla mattina alla sera, gli insulti ormai non si contano più. Anche io ho ricevuto diverse aggressioni verbali, ormai i 'brutta puttana' che mi sono sentita dire me li sono buttati dietro la schiena e rispondo che se avessi fatto quello probabilmente non sarei in affitto. Certe volte un paziente arriva e la prima cosa che ti dice è di stare attenti perché ha un buon avvocato. Chi me lo fa fare di rischiare? Non si riesce più a lavorare in modo tranquillo o sereno. I problemi sono tanti.

 

Eppure voi a inizio pandemia eravate gli eroi. Se lo ricorda?

Io non ci ho mai creduto. Sono sempre dell'idea che quando fa comodo chiunque è un eroe ma poi le cose cambiano. Io ho sempre lavorato a testa bassa come un mulo. Una volta si parlava del lavoro di infermiera come una 'missione' ma al giorno d'oggi non può più essere così, siamo dei professionisti. Tra l'altro siamo anche senza contratto provinciale.

 

Cosa bisognerebbe fare?

Serve meritocrazia e questo per tutti i livelli.

 

Nei giorni scorsi è stato confermato il dottor Antonio Ferro alla guida dell'Azienda sanitaria. Cosa ne pensa?

Io sono contenta che sia stato scelto. Ci ho parlato o lo ho ascoltato. E' una persona con la testa sulle spalle, che se non è bloccato potrebbe davvero fare del bene per l'ospedale e per tutta l'Azienda sanitaria. E' un professionista che sa fare il proprio lavoro.

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