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| 01 gen 2022 | 14:58

Confermata la sospensione di 132 infermieri. Pedrotti: “Da adesso la verifica è in mano agli ordini professionali”

Sono 132 gli infermieri sospesi per non essersi vaccinati. Da adesso il compito di controllo non sarà più in mano al Dipartimento di prevenzione dell’Apss ma agli ordini professionali. Il presidente Pedrotti: “Abbiamo presentato delle strategie anche a medio e lungo termine per valorizzare la nostra professione”

Confermata la sospensione di 132 infermieri
di Francesca Cristoforetti

TRENTO. “Come Ordine delle professioni infermieristiche da adesso saremo attori principali per il controllo e la verifica delle sospensioni. Da adesso infatti la funzione di accertamento di inosservanza dell’obbligo vaccinale fa capo agli ordini professionali, non più al Dipartimento di prevenzione dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari. In questi giorni ci stiamo concentrando sugli infermieri sospesi, 132 già da aprile, con un provvedimento con scadenza il 31 dicembre. Noi quindi gli abbiamo dato continuità, nel caso in cui non fosse stata presentata valida documentazione”. Così Daniel Pedrotti, presidente dell’Ordine delle professioni Infermieristiche, ha spiegato la nuova funzione e ha delineato il quadro degli infermieri e infermiere che sono stati sollevati dal loro incarico.

 

Se per gli operatori sanitari dall’1 aprile era infatti scattato l’obbligo vaccinale, dal 15 dicembre scorso è stata imposta anche la terza dose. “A 11 colleghi abbiamo revocato la sospensione perché cinque si sono vaccinati e sei sono stati esonerati dal medico di base”, ha dichiarato Pedrotti.

 

“Noi attingiamo dalla piattaforma nazionale, Digital green certificate – ha proseguito – dove vediamo per ogni iscritto la posizione dell’adempimento del ciclo vaccinale e della dose booster, qualora fossero trascorsi cinque mesi dal ciclo primario”. Una sorta di “semaforo” quindi per verificare la validità del loro green pass.

 

Su 4600 iscritti totali nella provincia di Trento, “il 20% sono in rosso, ma la maggior parte sono dosi di richiamo che devono ancora essere fatte, per cui 3800 sono ‘in regola’ e 800 si trovano in una posizione non valida, ma auspichiamo che questo numero cali”.

 

Pedrotti ha sostenuto come l’Ordine che lui rappresenta, “abbia sempre sostenuto l’efficacia del vaccino, non solo come dovere deontologico per il nostro ruolo, essendo forte il contatto diretto con il paziente, ma anche per evitare una riduzione delle risposte del sistema sanitario”.

 

Questa nuova ondata starebbe preoccupando la categoria: “Gli infermieri sono stremati – ha riportato – anche psicologicamente. La preesistente carenza di organico, compreso il personale di supporto, si è acuita da aprile a causa delle sospensioni”.

 

L’elemento che ha pesato è stato inoltre che “in alcuni contesti infermieri con alta specializzazione non erano sostituibili, perché portatori di competenze specifiche”.

 

Non solo, questa carenza ha influito “in termini di turni più lunghi, meno riposi e chiusura di servizi – ha detto il presidente – è stato impattante su pazienti che hanno malattie croniche o devono fare interventi chirurgici perché c’è una dilatazione della risposta”.

 

Rispetto ai dati nazionali riportati dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi), che registra in Italia un aumento in un solo mese degli operatori sanitari positivi del 117%, di cui l’82% infermieri, il presidente dell’Ordine di Trento ha dichiarato che “possono essere verosimili sul territorio, in proporzione ai nostri numeri, proprio perché i contagi stanno aumentando, anche se non è la situazione dell’anno scorso”.

 

Per questi motivi il 14 dicembre è stato presentato dall’Ordine il documento “patto per l’infermieristica nella politica socio – sanitaria” all’assessora Stefania Segnana, in cui vengono proposte “strategie immediate, ma anche a medio e lungo termine per rendere attrattiva questa professione”.

 

È stata chiesta quindi una sottoscrizione “come impegno della politica – così ha detto Pedrotti – per accogliere delle proposte che riconoscerebbero il valore degli infermieri, soprattutto durante questa pandemia”. C’è stata quindi una dimostrazione di apertura nei confronti di queste richieste, ma “speriamo vengano poi concretizzate”.

 

Sono quattro i punti programmatici principali, considerati prioritari per la professione e la sicurezza del cittadino. Nel primo si chiedono “organici infermieristici adeguati per garantire standard di sicurezza e qualità delle cure in Rsa, negli ospedali e sul territorio”, ma soprattutto un “investimento nella formazione universitaria e continua”, includendo anche un potenziamento di progetti di valorizzazione della professione infermieristica, l’aumento graduale dei posti al corso di laurea e togliere il vincolo di esclusività.

 

Nel secondo, si sottolinea una “valorizzazione giuridica ed economica della professione con l’introduzione su tutto il territorio trentino delle competenze specialistiche e avanzate”, per esempio “garantire una retribuzione base dignitosa e coerente con le responsabilità realmente assunte”.

 

Terzo punto, l’attivazione di strutture infermieristiche ai livelli strategici aziendali e provinciali e l’ultimo l’attivazione di un tavolo delle professioni sanitarie e sociali sul territorio, finalizzato a condividere priorità e strategie per il sistema sanitario (modelli organizzativi ad alta interprofessionalità, modelli professionali innovativi) e le professioni rappresentate.

 

Di seguito viene riportato il documento integrale "Patto per l’infermieristica nella politica socio – sanitaria della Provincia di Trento":

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