Duro colpo dell'Ungheria all'Europa: stop alle esportazioni di grano. ''A rischio la fornitura di farine per pane, pizza e dolci''. ''Gravi conseguenze anche per il bestiame''
Il Paese di Orban ha deciso di bloccare le esportazioni di mais, grano, soia e girasole fino almeno al 22 maggio per contrastare l'aumento dei prezzi causato dal conflitto in Ucraina. Il 30% del grano importato in Italia arriva da lì e quasi il 50% di mais (compresa anche l'Ucraina). Italmopa: ''La guerra non c'entra qui parliamo di un partner europeo che ha deciso di muoversi al di fuori delle regole. Serve forte reazione della Comunità europea''

TRENTO. ''Qui parliamo di un partner europeo che ha deciso di muoversi al di fuori delle regole alle quali ha volontariamente accettato di sottoporsi aderendo all’Unione europea e che, inoltre, è un beneficiario netto degli aiuti comunitari per le produzioni agricole''. L'allarme del presidente di Italmopa-Associazione Industriali Mugnai d’Italia (Federalimentare/Confindustria), per bocca del suo presidente Emilio Ferrari è chiaro: l’industria molitoria italiana non sarà più in grado di garantire la produzione di farine di frumento tenero nei volumi richiesti dal mercato laddove non dovesse essere ritirata con urgenza la sciagurata decisione ungherese di applicare restrizioni all’esportazione di grano anche nei riguardi dei Paesi aderenti all’Unione europea.
L'Ungheria, infatti, ha vietato tutte le esportazioni di grano con effetto immediato a causa dell'aumento dei prezzi causato dall'invasione russa dell'Ucraina. Una mossa a due facce che colpisce anche l'Europa e che interessa beni di prima necessità alimentare quali cereali, soia e girasole. Secondo Coldiretti solo nel 2021 dall’Ungheria sono arrivati in Italia ben 1,6 miliardi di chili di mais mentre altri 0,65 miliardi di chili dall’Ucraina per un totale di 2,25 miliardi di chili che rappresentano circa la metà delle importazioni totali dell’Italia.
“Siamo di fronte ad una nuova fase della crisi, dopo l’impennata dei prezzi arriva il rischio concreto di non riuscire a garantire l’alimentazione del bestiame” avverte il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini nel precisare che “da salvare ci sono tra l’altro 8,5 milioni di maiali, 6,4 milioni di bovini e oltre 6 milioni di pecore”. L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti dalle industrie agli agricoltori, che hanno deciso di ridurre di quasi 1/3 la produzione nazionale di mais negli ultimi 10 anni. Nello stesso arco di tempo, è scomparso anche un campo di grano su cinque, con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati.
“La misura adottata dall’Ungheria costituisce una chiara violazione del principio della libera circolazione dei beni nel mercato interno europeo e rimette in discussione i valori fondamentali enunciati nei Trattati Ue - sottolinea Emilio Ferrari, Presidente Italmopa - una decisione inaccettabile che rischia di compromettere il corretto approvvigionamento in materia prima dell’Industria molitoria italiana a frumento tenero il cui fabbisogno totale, pari complessivamente a 5,5 milioni di tonnellate di grano, è garantito in misura del 65 percento dalle importazioni, da Paesi comunitari o Paesi terzi, del quale oltre il 30 percento è costituito da grano ungherese. Una situazione incredibile tanto più che non deriva in alcun modo dall’interruzione dei flussi di importazione di grano dalla Russia e dall’Ucraina, complessivamente marginali. Ed è per questo motivo che pretendiamo una reazione forte e rapida da parte della Commissione europea nei riguardi di una palese violazione del diritto comunitario da parte di uno Stato membro”.
“La situazione dell’approvvigionamento dei Molini in frumento tenero diventerà rapidamente drammatica laddove non dovessero essere urgentemente ripristinate le norme inviolabili che regolano il funzionamento del mercato interno comunitario - conferma Andrea Valente, presidente della sezione Molini a frumento tenero Italmopa - si profila il rischio di chiusura di impianti molitori entro pochi giorni per via della oggettiva impossibilità di sostituire il frumento tenero ungherese, peraltro oggetto di contratti di acquisto conclusi talvolta diversi mesi prima dell’esplosione del conflitto, con frumento di altre origini. Ed in questo caso sarebbe inevitabilmente a rischio la fornitura di farine per la produzione di pane, pizza o prodotti dolciari. Nei giorni scorsi, abbiamo responsabilmente evidenziato che la violenta esplosione delle quotazioni del grano non poteva in alcun modo essere assorbita dalla sola Industria molitoria, ma era oggettivamente impossibile prevedere che questa criticità sarebbe stata repentinamente accompagnata anche da una grave minaccia al nostro approvvigionamento proveniente da un paese UE”.












