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Gli insegnanti No-vax tornano a scuola, il presidente dei presidi: “Pagati per non fare nulla, non potranno stare in classe ma altre mansioni di fatto non ci sono”

In Trentino sono circa 170 gli insegnanti No-vax che faranno rientro a scuola ma non potranno fare lezione, Paolo Pendenza, presidente dell’associazione nazionale presidi per il Trentino: “La maggioranza dei docenti  si sono vaccinati mentre quelli che si sono fatti sospendere saranno pagati per non lavorare, senza far nulla”

A sinistra l’assessore all’Istruzione Mirko Bisesti, a destra il presidente dell’associazione nazionale presidi Paolo Pendenza (credit Trentino tv)
Di Tiziano Grottolo - 29 March 2022 - 06:01

TRENTO. Dal primo aprile per entrare a scuola sarà sufficiente il Green pass base, quello che si può ottenere con un semplice tampone negativo. Ciò significa che pure gli insegnanti No-vax che erano stati sospesi potranno fare rientro nelle strutture scolastiche, senza però poter seguire le lezioni in presenza perché, come stabilisce il decreto, “la vaccinazione costituisce requisito essenziale per lo svolgimento delle attività didattiche a contatto con gli alunni”. Di conseguenza dovranno essere assegnati ad altre mansioni, compito che spetta ai dirigenti scolastici.

 

Mansioni che di fatto non esistono”, tuona Paolo Pendenza, alla guida dell’associazione nazionale presidi per il Trentino. “Un insegnante è pagato per fare lezione ma siccome non potranno stare in classe i dirigenti scolastici dovranno proporre altre attività che però non ci sono”.

 

In Trentino sono circa 170 gli insegnanti non vaccinati che faranno rientro a scuola, mentre a livello nazionale sono più o meno 3.800. Per il presidente dell’associazione dei presidi trentini si tratta di una situazione surreale “che un’idea del modo e dell’efficienza con cui l’Amministrazione pubblica utilizza le risorse a disposizione per la Scuola”. Sempre tramite decreto il Governo nazionale ha stanziato 30 milioni di euro per le supplenze che serviranno a coprire le cattedre scoperte degli insegnanti No-vax che potranno tornare a scuola ma non tenere le lezioni in classe.

 

La maggioranza dei docenti – più o meno volentieri, riprende Pendenza – hanno seguito la norma e si sono vaccinati mentre quelli che si sono fatti sospendere saranno pagati per non lavorare, senza far nulla. Anzi bisognerà pure trovargli uno spazio all’interno della scuola dove non essere a contatto con gli studenti, a questo punto – la provocazione del responsabile dei presidi – meglio che stiano a casa pagati, almeno non ci sarebbe il problema degli spazi”.

 

Eppure non c’è solo la questione degli spazi perché come sottolinea Pendenza un docente, assegnato a una mansione diversa e non prevista dal contratto, potrebbe rifiutarsi di svolgerla senza incorrere in sanzioni perché “non c’è nessun obbligo”. D’altra parte quando ancora l’Italia era in lockdown e i contagi di Sars-Cov-2 crescevano alcuni insegnanti si erano opposti alla Didattica a distanza perché non esplicitamente prevista dal contratto.

 

“Gli insegnanti devono essere messi nelle condizioni di poter lavorare – afferma Pietro Di Fiore sindacalista della Uil scuola – il decreto però non specifica quali siano le mansioni alternative. Fortunatamente grazie alle tecnologie si potrebbe pensare a delle piccole lezioni a distanza, oppure i docenti potrebbero caricare materiali online sulle varie piattaforme di condivisione. Ci sono però due problemi, il primo che riguarda i cosiddetti docenti fragili, cioè coloro che non hanno ricevuto il vaccino per via di una serie di patologie, il secondo è che l’incombenza di individuare le nuove mansioni ricadrà sui dirigenti scolastici già molto gravati”.

 

Di un decreto “nato male” parla invece Monica Bolognani della Cisl in quanto il provvedimento non terrebbe conto “di tutte le situazioni che la pandemia ha creato nella scuola”. I sindacati infatti sono in attesa che la Provincia recepisca il decreto nazionale ma è probabile che da Piazza Dante non si discostino molto dalle direttive di Roma. “A differenza degli altri territori abbiamo già fatto una cosa diversa – sottolinea l’assessore all’Istruzione Mirko Bisesti – in Trentino stanno insegnando persone che non erano vaccinate ma possono farlo in quanto guariti”. Proprio in questi giorni, sia per quanto riguarda i docenti che i sanitari, la Provincia di Trento sta attendendo dei chiarimenti da Roma.

 

“Ad ogni modo – riprende Bisesti – il sistema scuola provinciale ha fatto un grosso lavoro per quanto riguarda le sostituzioni. Ci vuole coerenza, ci vuole continuità didattica ed è questo che ci chiedono le famiglie. Il Trentino ha investito per fare in modo che ci fossero meno problemi possibili”.

 

I sindacati dal canto loro chiedono soprattutto chiarezza. “I dirigenti sono stati lasciati soli – incalza Bolognani – poi non si capisce perché la didattica sia diventata una discriminante, come se gli insegnanti fossero i soli a entrare in contatto con gli studenti. Di fatto – conclude la sindacalista – questo decreto lascia dei vuoti e andrà ad acuire i conflitti interni e le divisioni fra il personale”.

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