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| 15 feb 2022 | 16:38

''Il catetere pieno di una gelatina misto sangue, l'ambulanza, il pronto soccorso, il codice verde e gli 80 euro dopo una giornata su un lettino. Ripensiamo il sistema''

Lettera di un lettore, Alessio Osele, che chiarisce ''non ce l'ho con le guardie mediche. Anzi, alla loro personale professionalità ed empatia rivolgo un plauso. Ma sono pochi, con un territorio troppo grande e abbandonati da una gestione politica distratta da eventi inutili. E il contributo di 80 euro (non ne faccio una questione di denaro ma di principio) suona come una sanzione con lo scopo di scoraggiare e intimidire da future chiamate ritenute a quanto pare fastidiose e inopportune''

Il catetere pieno di una gelatina misto sangue, l'ambulanza

TRENTO. Lettera di un lettore, Alessio Osele, che partendo dalla sua situazione personale riporta l'attenzione sul problema generale legato a una sanità sempre più distante dal cittadino, sempre più provata e stressata da croniche carenze di organico, portata all'esasperazione dopo questi due anni di continua pressione dovuta al Covid. La sensazione, come in tanti altri settori, è quella che il sistema si sia infilato in una sorta di collo di bottiglia dal quale fatica ad uscire. Servirebbero riforme strutturali, riorganizzazioni delle categorie, investimenti e visione. Al momento, però, quel che accade è, purtroppo, anche questo: 

 

Ho un padre ottuagenario che da oltre un anno è cateterizzato e soffre di un deficit cognitivo legato all’età che non gli permette di essere autonomo. A prendersi cura di lui è mia madre, una donna forte e in buona salute che quotidianamente e caparbiamente si fa carico delle sue esigenze, dall’igiene alla terapia farmacologica domiciliare. Ogni due o tre mesi mio padre ha delle ricadute che si manifestano sotto forma di infezione alle vie urinarie le quali in alcuni casi hanno richiesto l’ospedalizzazione. 

 

Fatto 
Nella notte fra sabato 12 febbraio e domenica 13 alle 4.30 di mattina, mia madre si rivolge alla guardia medica perché mio padre accusa dolori al basso ventre e le sue urine sono dense al punto da ostruire il catetere e rendere impossibile lo svuotamento della sacca di raccolta. La guardia medica dopo aver raccolto la chiamata fa comprendere, nemmeno troppo velatamente a mia madre che la cosa non sembra seria e adducendo alla distanza che separa il presidio (Trento) dalla casa dei miei genitori (Lavis) che forse sarebbe meglio attendere ulteriori sviluppi. “Mica vengo in volo a Lavis” avrebbe detto la dottoressa all’altro capo del telefono. Sta di fatto che dopo aver insistito mia madre riesce a strappare un consenso alla visita a domicilio: “Ma dopo aver effettuato un’altra visita ad un altro paziente” aggiunge la dottoressa che arriverà a casa dei miei genitori alle 7 della domenica mattina. 

A quel punto mio padre accusa dolori ancora più forti e mia madre senza preparazione sanitaria è preoccupata e si adopera come può per alleviare il dolore. La dottoressa della guardia medica, che senza volare è arrivata dal capoluogo, dopo aver diagnosticato una forte infezione, pratica a mio padre un’iniezione di un potente antibiotico a largo spettro e si congeda. Alle 10 di mattina mia madre vedendo il dolore di mio padre aumentare e con il catetere pieno di una gelatina purulenta mista a sangue chiama l’ambulanza, che in questo caso vola (un plauso ai volontari) e mio padre viene portato al pronto soccorso dove arriva alle 11.30. Solo allora mia madre mi informa della situazione.

 

Alle 15.30 non avendo ricevuto ancora notizia di mio padre chiamo il pronto soccorso (non lo faccio prima perché mi sento a disagio a contattare un presidio sempre sotto sotto pressione e dal ruolo tanto importante e delicato) per chiedere informazioni. L’infermiera che mi risponde dice che il paziente dal suo arrivo è su una barella in attesa di essere visto perché la situazione in PS è caotica e il medico non ha tempo per le cose non gravi. Informo l’infermiera che il paziente assume una terapia quotidiana e mi risponde che quando verrà preso in carico si procederà anche a quello, ma ormai le terapie della mattina sono saltate e di questo erano stati informati tramite i volontari dell’ambulanza. Ormai sono ore che mio padre sta male e la macchina della sanità a quasi 12 ore dall’inizio dell’evento per il momento sembra non preoccuparsi troppo della cosa.

 

Alla fine, mio padre viene preso in carico verso le 17.30 e dopo una serie di esami e un lavaggio vescicale viene rimandato a casa verso le 20 dopo una giornata intera su una barella, idratato ma non nutrito e soprattutto lasciato a sé stesso e in preda ad una confusione mentale dovuta alla patologia degenerativa delle capacità cognitive. In compenso sul referto c’è scritto che il paziente è entrato in PS – “non si sa bene per cosa” e che dato il codice verde assegnato si dovrà partecipare alla spesa sanitaria con un contributo di 80 euro

 

 

Conclusione. 
Sono amareggiato da come la situazione di mio padre sia stata gestita. Un servizio di guardia medica deficitario non per colpa di chi ci lavora ma per responsabilità di chi ha deciso di metterlo all’angolo con la scusa di una maggiore efficienza. In questi mesi sono passati a casa dei miei genitori molti medici del servizio di Guardia Medica, a loro, alla loro personale professionalità ed empatia rivolgo un plauso. Ma sono pochi, con un territorio troppo grande e abbandonati da una gestione politica distratta da eventi inutili, improvvista nella gestione e poco capace di interpretare le prerogative della nostra autonomia speciale. 

Giustifico anche il nervosismo della dottoressa che ha fatto sentire il suo disagio con l’infelice frase che ho riportato in questo scritto. A onor del vero la stessa dottoressa, forse resasi conto di una sua gestione che potremmo definire ruvida, ha richiamato la sera per informarsi sul decorso della giornata ammettendo che l’infezione era seria e la visita al Pronto Soccorso dovuta. Quello che fa più male è l’intimidazione che i miei genitori hanno subito vedendosi recapitare un conto di 80 euro per un codice verde. Come si può pretendere che una coppia di anziani possa essere in grado di valutare la reale gravità di un evento legato alla salute di una persona cara. Non è stata mia madre a decidere per l’invio in PS con l’ambulanza. A farlo è stato il personale sanitario che ha raccolto la chiamata al 112 che giustamente si è tutelato usando il principio di massima precauzione. Il contributo di 80 euro (non ne faccio una questione di denaro ma di principio) suona come una sanzione con lo scopo di scoraggiare e intimidire da future chiamate ritenute a quanto pare fastidiose e inopportune

Alessio Osele

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