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| 29 ago 2022 | 18:07

Infermieri, tra la fuga dal pubblico e le pensioni in Trentino mancano professionisti. Pedrotti: ''Bene l'aumento dei posti di laurea ma serve investire in formazione e carriera''

Da un lato l'aumento a 180 dei posti al Corso di Laurea in Infermieristica a Trento dall'altro, però, il problema della fuga dei professionisti. "In tanti preferiscono il lavoro nel privato o in libera professione e in alcuni casi c'è l’abbandono vero e proprio dalla professione"

Infermieri, tra la fuga dal pubblico e le pensioni in Trentino mancano professionisti

TRENTO. E' fuga dal pubblico per gli infermieri trentini ma non solo. Se da un lato la Giunta provinciale ha deciso un aumento dei posti alla laurea in infermieristica dall'altro servono “concreti investimenti di risorse nella formazione” e “interventi che possano consentire ai professionisti di fare carriera”. Lo mette nero su bianco il presidente dell'ordine degli Infermieri, Daniel Pedrotti che è intervenuto apprezzando la scelta fatta dalla Pat, coerente al fabbisogno di infermieri rimarcando, però, la necessità di associarla a investimenti nella formazione e a interventi per l’attrattività della professione.

 

La decisione di portare i posti al Corso di Laurea in Infermieristica a Trento a 180 studenti per l’anno accademico 2023/2024 (QUI L'ARTICOLO), spiega l'Ordine, e sostenuta da più fattori, fra i quali il 45% degli infermieri iscritti, attualmente nella fascia di età 46-60 anni, che nei prossimi anni usciranno gradualmente dalla professione per pensionamento. Accanto a questo vi è poi l'aumentato fabbisogno di infermieri nei prossimi anni per far fronte ai bisogni assistenziali e sanitari crescenti e sempre più complessi dei cittadini e per realizzare il tanto necessario e urgente potenziamento dell’assistenza territoriale. 

INVESTIMENTO NELLA FORMAZIONE

E' la formazione professionale uno dei punti sui quali l'Ordine degli Infermieri punta da sempre. Da qui la richiesta di “concreti investimenti di risorse nella formazione universitaria per l’insegnamento d’aula, di laboratorio-simulazione e clinico, garantendo adeguati standard di Tutor e spazi appropriati ad accogliere un maggior numero di studenti”. 

 

Mantenere la formazione di elevata qualità del Corso di Laurea in Infermieristica di Trento, già riconosciuta a livello nazionale, ha spiegato il presidente Daniel Pedrotti “Significa investire sui futuri professionisti e sulla qualità dell’assistenza ai cittadini”.

 

IL PROBLEMA DELL'ATTRATTIVITA' E DELLA FUGA DAL PUBBLICO  

In Italia, e in Trentino, la professione sta perdendo attrattività verso i giovani, ma anche verso i professionisti stessi. Ne è conferma lampante che in Italia i posti messi a bando ogni anno dalle Università per i Corsi di Laurea in Infermieristica non vengono coperti dal numero dei candidati ai test di ammissione; la sede di Trento è ancora attrattiva, sta tenendo e supera il numero di domande rispetto ai posti disponibili, ma il trend è in calo.

 

A preoccupare, però, è anche un altro fenomeno. Quello delle dimissioni da parte degli infermieri preferendo il lavoro nel privato o in libera professione e in alcuni casi dell’abbandono vero e proprio dalla professione

 

Come già accennato nei giorni scorsi dal presidente dell'Ordine dei Medici, Marco Ioppi (QUI L'ARTICOLO), anche il presidente degli Infermieri  auspica che il Trentino con le sue prerogative possa essere laboratorio di realizzazione di nuove idee e nuovi modelli affinché sia attrattivo per i futuri professionisti della salute, per chi attualmente è infermiere, per chi sceglie questa professione dall’alto valore scientifico e umano, per continuare a garantire la tutela della salute ai cittadini nei prossimi anni. 

 

“Il Trentino - afferma il Presidente Daniel Pedrotti - per la sua storia e per la sua autonomia ha il dovere, ma allo stesso tempo il privilegio, di intraprendere soluzioni nuove”. L’appello alle Istituzioni, come già previsto nel patto Opi – Pat, è di lavorare assieme e concretamente su strategie nuove e innovative finalizzate ad aumentare l’attrattività della professione al fine di incrementare sia il numero degli studenti che scelgono di intraprendere il percorso universitario per diventare infermiere che per trattenere infermieri motivati nel sistema sanitario provinciale. 

 

“Gli infermieri vogliono fare gli infermieri e vogliono dedicare più tempo all'assistenza e alle cure infermieristiche delle persone e dei familiari in un clima sicuro, sereno, flessibile, stimolante e orientato all’innovazione e alla ricerca. Questa è l'essenza della nostra professione”  dichiara Daniel Pedrotti. E ancora: “Gli infermieri vogliono essere considerati come professionisti anche nella comunicazione interna e esterna delle Istituzioni, sentirsi protagonisti ed essere coinvolti nelle decisioni strategiche”. 

 

Bisogna inoltre lavorare sul fronte della possibilità di carriera, uscendo dall’appiattimento della professione legato a modelli vecchi. L’infermieristica ha oggi la necessità di differenziare/specializzare la professione, riconoscendo i diversi livelli di competenza e le aumentate responsabilità. “Ci sono molti infermieri in Provincia che hanno conseguito la laurea magistrale, master universitari, corsi di perfezionamento, dottorato di ricerca, ma la possibilità di fare carriera è scarsissima, ed è una carriera esclusivamente prevista in ambito organizzativo. È necessario – continua Pedrotti - invece riconoscere anche ruoli di specializzazione nella clinica e nella formazione. Inoltre, meno dello 0,5% degli infermieri nel pubblico - in Apss - riveste posizioni dirigenziali e anche in questo caso nella maggior parte dei casi nell'area dell'organizzazione, pochi nella formazione e nessuno nella clinica, mentre nelle Rsa addirittura non sono previste posizioni per dirigente infermiere”.

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