Insulti violenti e un pugno per minacciarlo: chiedeva di indossare la mascherina, medico aggredito. Cisl: ''Sempre più casi: servono le forze dell'ordine''
Preoccupazione anche per la sicurezza della guardie mediche: "Dopo 6 mesi il pulsante per mettersi in contatto con le forze dell'ordine non è ancora stato installato. Così si mettono a rischio i professionisti. I medici sono ormai terrorizzati e scappano"

TRENTO. Ha chiesto di indossare la mascherina all'interno di un ambulatorio del capoluogo e per tutta risposta un medico di medicina generale è stato aggredito. La denuncia arriva dalla Cisl medici. La richiesta è quella di un presidio delle forze dell'ordine o della vigilanza per garantire la sicurezza dei professionisti.
"La massima solidarietà a questo medico di base che ha subito una aggressione verbale e poi è stato minacciato con un pugno sotto il naso perché ha chiesto nel rispetto della legge di mettersi la mascherina". Commenta Nicola Paoli, segretario della Cisl medici. "La reazione è stata molto violenta. Ma, purtroppo, questo non è un caso isolato: la pressione sugli operatori è altissima e le segnalazioni di casi simili aumentano sempre di più. Ormai è un far west. Ogni giorno, per esempio, nel mio ambulatorio a Mattarello subisco gli stessi trattamenti".
La Cisl medici spiega che i casi di aggressione sono sempre di più. "L'amministrazione pubblica e l'Apss - aggiunge Paoli - devono rafforzare la comunicazione sulle regole che un professionista cerca di far rispettare, anche per non incorrere in procedimenti disciplinari, ma è lasciato sostanzialmente solo. C'è un inasprimento del clima: maleducazione, molte pretese e proteste. Tante le aggressioni verbali e, nelle peggiori delle ipotesi, fisiche. Così è difficile portare avanti l'impegno. I nostri medici sono sempre più restii a lavorare e ormai sono tanti i professionisti pronti a cambiare mestiere. E' necessario prevedere la presenza della forza pubblica o di un servizio di vigilanza aziendale o comunale agli ambulatori sul territori, come già avviene negli ospedali".
A far salire la tensione, spesso, anche le richieste per ottenere la certificazione Covid per il rientro sul posto di lavoro. "E-mail, telefonate e sms per la documentazione - evidenzia il segretario della Cisl medici - ma un medico segue le direttive dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari e quindi i tempi sono dettati dalle autorità: la situazione è spiegata e gestita male, poi i medici subiscono accuse e violenze. Ci sono gruppi di medici ormai terrorizzati".
Criticità anche sul fronte delle guardie mediche. "Le misure di sicurezza, promesse a suo tempo con l’accordo sulle guardie mediche della zona di Rovereto, non sono ancora operative: la richiesta è quella di un pulsante per essere in collegamento con le forze dell'ordine. Dopo sei mesi, ancora l'Apss non si è attivata, pure al presidio di Ala è tutto fermo. Questo mette in grave pericolo i nostri professionisti. Ma la situazione è in generale veramente difficile: non è un caso che tanti sono orientati a chiedere il pre-pensionamento e un giovane medico resiste 3 mesi poi scappa".
Complicata anche l'organizzazione prevista in piana Rotaliana. "Le guardie mediche di Mezzolombardo sono abbandonate a se stesse, vengono costrette a fare attività non contrattualmente prevista anche per la Paganella e fin sotto Cles e, da un mese a questa parte, anche per tutta la parte destra della valle di Cembra (che appartiene a un altro Distretto sanitario con comandi di un direttore di distretto che scavalcherebbero il Direttore di distretto limitrofo senza che nessuno intervenga. Una popolazione enorme, lasciata in balia di un medico di notte che rischia, come quelli di giorno, di essere preso a pugni per l’insofferenza di una cittadinanza che non riesce più a rispettare le regole elementari del rispetto reciproco e non comprende che le disapplicazioni dei nostri contratti non sono da imputare a noi ma alle leggi e alle norme provinciali. Giunti a questo punto chiediamo che le sedi di guardia vengano chiuse a mezzanotte e che si faccia riferimento direttamente ai pronto soccorsi ospedalieri".
Il sindacato chiede maggiori tutele e un cambio di passo alla politica. "Tutti parlano di sanità ma poi non arrivano le decisioni o non ci sono le attuazioni di quanto già approvato", conclude Paoli.


















