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| 28 mag 2022 | 11:32

Omicidio Laura Ziliani, dalla fossa scavata nel bosco all'ansiolitico nella tisana fino al sacchetto di plastica in testa: la dinamica del delitto nelle confessioni

Gli agghiaccianti particolari del delitto sono emersi dagli interrogatori di due delle tre figlie della donna, Silvia e Paola Zani, e del fidanzato della maggiore Mirto Milani: a quanto pare i tre avevano già provato ad uccidere l'ex vigilessa circa tre settimane prima dell'omicidio. Dopo la confessione Milani è ricoverato in ospedale per un crollo emotivo

Omicidio Laura Ziliani, dalla fossa scavata nel bosco all'ansiolitico nella tisana fino al sacchetto di plastica in testa

BRESCIA. Prima le avrebbero somministrato una tisana con all'interno un forte dosaggio di ansiolitici (benzodiazepine), tentando in seguito di soffocarla mettendole prima un sacchetto di plastica sulla testa per poi strozzarla a mani nude: sono questi gli agghiaccianti particolari sull'omicidio di Laura Ziliani emersi durante gli interrogatori di due delle tre figlie della donna, Silvia e Paola Zani, e del fidanzato della maggiore (e amante della seconda), Mirto Milani.

 

Nella ricostruzione dei fatti fornita dai tre, in carcere dal 24 settembre scorso con l'accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere, sarebbe emerso anche un precedente tentativo di omicidio, portato avanti dal “trio criminale” circa tre settimane prima della notte del 7 maggio. Anche in questo caso le due figlie dell'ex vigilessa di Temù le avrebbero somministrato insieme a Milani una tisana con all'interno i farmaci, ma il tentativo è fallito visto che Milani (così avrebbe detto il giovane agli inquirenti) si è tirato indietro e gli effetti degli ansiolitici non sarebbero stati abbastanza potenti.

 

È stato proprio in quell'occasione che i tre avrebbero scavato la fossa nel bosco (poi trovata dai carabinieri nel corso delle indagini) dove seppellire il corpo di Ziliani. Fossa in realtà mai utilizzata, visto che dopo il delitto il cadavere dell'ex vigilessa di Temù è stato occultato lungo l'argine dell'Oglio. Quella sera, nella notte tra il 7 e l'8 maggio 2021, dopo aver somministrato gli ansiolitici a Ziliani, il “trio criminale” ha provato prima a soffocare la donna mettendole sulla testa un sacchetto di plastica, stretto al collo con un laccetto di velcro. Il tentativo però non ha funzionato e a quel punto Silvia e Mirto, stando a quanto emerso finora, avrebbero deciso di finirla strozzandola a mani nude.

 

In merito al movente, tutti e tre avrebbero assicurato di non aver agito per soldi: Silvia e Paola hanno parlato di un rapporto “tesissimo” e “logoro da tempo” in famiglia, di una madre che le faceva sentire “sbagliate, inadeguato”. Dal canto suo invece, Mirto avrebbe agito “per amore”, per la sua fidanzata Silvia. Per chi indaga però la versione è inverosimile e l'ipotesi più probabile sarebbe quella del movente economico: il “trio criminale” avrebbe ucciso per mettere le mani sul patrimonio immobiliare dell'ex vigilessa di Temù.

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