Peste suina africana, l’allevatore: “Alzato il livello d’allerta anche in Trentino, virus imprevedibile”
A parlare è Valerio Campostrini de La Trentina Suini a Sabbionara d’Avio: “Per il momento non c’è stato nessun cambiamento nel nostro territorio ma l’impatto economico alla lunga probabilmente si farà sentire”

AVIO. “Innanzitutto c’è da sperare che non emergano nuovi casi: al momento però non sono previsti cambiamenti sul nostro territorio, anche se le aziende hanno già alzato il livello d’allerta anche in Trentino”. Per quanto riguarda la peste suina africana insomma, dopo i primi casi segnalati a cavallo di Piemonte e Liguria (Qui Articolo), secondo Valerio Campostrini de La Trentina Suini a Sabbionara d’Avio è ancora “prematuro” parlare di rischi per la nostra Provincia ma “l’impatto economico alla lunga probabilmente si farà sentire”.
Nei territori all’interno della zona infetta infatti, che secondo le ultime informazioni al momento comprende 114 Comuni tra Piemonte e Liguria dove sarebbero quattro per ora i casi di peste confermata nei cinghiali, l’esportazione di prodotti suini si blocca. Se il contagio dovesse allargarsi insomma, sottolinea Campostrini, ci sarebbe sicuramente “un impatto sul prezzo della carne” a livello nazionale. Come ha spiegato a il Dolomiti il professor Ezio Ferroglio infatti, direttore della Scuola di Agraria e Medicina veterinaria dell'Università degli Studi di Torino (Qui Articolo): “In questo momento è fondamentale mettersi al lavoro per segnalare tutte le carcasse di cinghiali sul territorio, per delimitare al meglio l'area colpita e bloccare sul nascere eventuali fuoriuscite del virus”.
“Per ora rimaniamo a vedere – dice l’allevatore aviense – diciamo che quello della peste suina africana è un problema che si sapeva prima o poi sarebbe potuto arrivare, era solo questione di tempo. Prima il contagio è arrivato nell’Europa dell’Est, poi in Belgio, in Germania: si pensava che i primi casi si sarebbero verificati nella zona più orientale del Paese ma la conferma delle positività nell’Alessandrino conferma come questo virus sia imprevedibile”.
La presenza poi su tutta la penisola dei cinghiali non fa che complicare ancora di più le cose: “Con un focolaio confermato nelle vicinanze delle aziende le attività si bloccano. Si tratta di un virus estremamente resistente che si elimina in pratica solo cuocendo la carne. La peste suina africana può essere veicolata anche dagli alimenti infetti e addirittura dai predatori che si cibano della carne di un animale contagiato”.
All’interno degli allevamenti le precauzioni sanitarie per evitare il diffondersi di malattie sono stringenti, ma adesso è necessario “alzare l’asticella” conclude Campostrini: “Il problema in questo momento è limitato a Piemonte e Liguria, in Sardegna il virus è arrivato anni fa e sull'isola è stato necessario imparare a conviverci”.


















