Ricatti sessuali, turni di oltre 15 ore e niente pausa pranzo e riposi settimanali, l'incubo in cui erano costretti a vivere i lavoratori: caporalato in una ditta vicentina
I militari della Compagnia di Schio hanno eseguito 3 misure interdittive ed indagato 7 persone fisiche ed una S.p.A. operante nel settore delle acque minerali per sfruttamento del lavoro ed intermediazione illecita

VICENZA. Niente pause pranzo e turni massacranti fino a 15 ore al giorno senza sosta. Il tutto sotto la costante minaccia di licenziamento. E' questo l'inferno in cui erano costretti a vivere alcuni lavoratori di un'azienda che nel vicentino operante nel settore delle acque minerali a Posina.
L'indagine portata avanti dalla Guardia di Finanza di Schio ha portato a galla le drammatiche condizioni di lavoro e nelle scorse ore è stata emessa un’ordinanza contenente 3 misure cautelari interdittive emessa dal Tribunale di Vicenza. Le indagini traggono origine dalla presentazione di un esposto da parte di alcuni dipendenti, tutti di nazionalità moldava, formalmente inquadrati all’interno di una Cooperativa e di una S.r.l.s. con sedi in Lombardia ma, di fatto, impiegati all’interno di una società vicentina, che lamentavano reiterate condotte di sfruttamento del lavoro.
Gli approfondimenti investigativi condotti dai finanzieri, sotto lo stretto coordinamento della Procura berica, hanno consentito di portare alla luce turni di lavoro massacranti, fino a 15 ore giornaliere, senza interruzioni, mancate fruizioni di pausa pranzo e riposi festivi, corresponsioni di gran parte degli stipendi “in nero” (per occultare gli effettivi orari di servizio), il tutto sotto la costante minaccia di un ingiusto licenziamento.
Con la complicità di un soggetto di nazionalità moldava facente le funzioni di “caporale” venivano “arruolati” connazionali in patria mediante la predisposizione di falsi documenti di identità rumeni per consentire l’illegale ingresso sul territorio nazionale senza permesso di soggiorno come normali cittadini UE, pur essendo di fatto clandestini.
Secondo la ricostruzione investigativa, infatti, l’assunzione avveniva direttamente in Moldavia tramite conoscenza diretta con lo stesso caporale, il quale provvedeva a procurare, dietro corresponsione di un denaro, un documento di identità comunitario, sovente contraffatto, determinando il loro ingresso nel territorio dello Stato; gli stessi lavoratori venivano indiscriminatamente adibiti a carrellisti, a prescindere dal possesso o meno dell’apposito patentino per muletto, circostanza che ha evidentemente elevato il rischio di incidente sul lavoro all’interno della fabbrica. In due occasioni, il caporale aveva imposto o tentato di imporre prestazioni sessuali a dipendenti neo-assunti, sotto minaccia di licenziamento.
Accertato anche l’impiego di un minore, per il quale erano stati inseriti dati falsi nella richiesta di attribuzione del codice fiscale all’Agenzia delle Entrate al fine di farlo figurare come maggiorenne e farlo assumere in fabbrica. Sulla base a tutti questi elementi il Gip del Tribunale di Vicenza, su richiesta della locale Procura, ha emesso un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali nei confronti di 3 soggetti del management aziendale ritenuti responsabili, con cui ha disposto l’interdizione, per la durata di dodici mesi, ad esercitare qualsiasi attività amministrativa, direttiva e di lavoro autonomo o subordinato, eseguita dalla Guardia di Finanza vicentina.
Sono allo stato indagate 7 persone fisiche, a vario titolo, per i reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro aggravato, violenza sessuale, favoreggiamento dell’ingresso illegale nel territorio dello Stato, soggiorno illegale nel territorio dello Stato, utilizzo di manodopera clandestina, possesso e fabbricazione di documenti d’identificazione falsi e falsità materiale commessa da privato.
Anche la S.p.A. è stata segnalata all’Autorità Giudiziaria per la responsabilità amministrativa dell’Ente dipendente dai reati, presupposto dell’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, del favoreggiamento dell’ingresso illegale nel territorio dello Stato e dell’impiego di manodopera clandestina (artt. 25-quinquies e 25-duodecies del D.Lgs. 231/2001).


















