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"Senza infermieri non c’è salute, ci autorizzino a prescrivere alcuni farmaci". Le richieste della Fnopi alle forze politiche in corsa per le elezioni

La Fnopi si rivolge alla politica con tre priorità inderogabili: "Il numero di infermieri richiesti sul territorio non risponde ai numeri di cui l’Italia dispone. L'Italia deve dimostrare di essere una nazione che investe sull'infermieristica, i cittadini non possono più aspettare. Riconoscimento economico della professione e valorizzazione della formazione negli atenei"

Di F.C. - 31 agosto 2022 - 12:19

TRENTO. "Scelte precise, assicurare un cambio di passo indispensabile. Garantire a pazienti e cittadini adeguate risposte ai mutati bisogni di assistenza e salute". La Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche ha inviato così delle richieste ben precise alle forze in corsa per le elezioni: incrementare di almeno un 30% l'indennità di specificità infermieristica, autorizzare la possibilità di prescrivere alcune categorie di farmaci e ausili/presidi che già competono agli infermieri e valorizzazione della formazione infermieristica negli atenei sono solo alcune tra le richieste.

 

Il problema? "Il numero di infermieri richiesti sul territorio non risponde ai numeri di cui l’Italia dispone anche rispetto ai rapporti previsti dalle analisi internazionali come Oms e Ocse - dichiara Fnopi - e di questa situazione, le cause sono da ricercare anche nel mancato riconoscimento valoriale ed economico della professione e nell’assenza di prospettive di carriera".

 

Non è la prima volta che gli infermieri si rivolgono alla politica, e anche questa volta in vista delle future elezioni la Fnopi cerca di riportare l'attenzione su alcuni problemi della professione che ancora non sono stati risolti.

 

"L’emergenza pandemica ha fatto emergere criticità del Servizio sanitario nazionale, e adesso alcune modifiche normative appaiono inderogabili, a tutela della popolazione". 

 

Gli oltre 460mila infermieri iscritti all’Albo in Italia, rappresentati dalla Fnopi, chiedono ora alla politica delle scelte precise, soprattutto "a fronte del momento storico, che vede a rischio la sostenibilità del sistema sanitario e la possibilità di garantire a pazienti e cittadini adeguate risposte ai mutati bisogni di assistenza e salute".

 

"Gli infermieri sono pochi rispetto al fabbisogno e la professione è sempre meno attrattiva" è l’allarme che viene lanciato. Qui vengono identificate tre priorità inderogabili, inviate alle forze politiche che si stanno presentando alle elezioni: incremento della base contrattuale e riconoscimento economico dell’esclusività delle professioni infermieristiche; riconoscimento delle competenze specialistiche; evoluzione del percorso formativo universitario.

 

I posti messi a bando negli Atenei, sottolinea la Fnopi, spesso non sono saturati. Per questo la federazione raggruppa le nuove necessità normative per un cambio di rotta in tre blocchi.

 

Il primo deve prevedere la "valorizzazione della voce contrattuale definita come indennità di specificità infermieristica, voce stipendiale istituita dalla legge di Bilancio 2021 e già individuata contrattualmente, da incrementare di almeno il 30%: oggi gli infermieri italiani sono al 25° posto come media annuale tra i paesi Ocse (seguita solo da altri otto Paesi)".

 

Essenziale è anche il "riconoscimento economico dell’esclusività per gli infermieri che lavorano in ambito clinico e con ruolo di dirigenza manageriale nei servizi organizzativi nelle strutture pubbliche e private convenzionate, superando i vincoli dell’attuale legge sul Pubblico impiego, che risale ormai a 21 anni fa, o, in alternativa, consentendo l’esercizio della libera professione extramoenia, in deroga a quanto previsto dalle norme attuali".

 

Il secondo blocco deve prevedere "l’inserimento all’interno dei Lea (livelli essenziali di assistenza) della branca specialistica assistenziale per dare uniformità di prestazioni a livello regionale e nazionale, con l’istituzione delle competenze specialistiche che già oggi esistono di fatto, ma che non sono ufficialmente riconosciute agli infermieri, come Wound Care, management accessi vascolari, stomaterapia, interventi di educazione sanitaria e aderenza terapeutica".

 

Deve essere inoltre autorizzata la "possibilità di prescrivere alcune categorie di farmaci e ausili/presidi, come strumento per applicare le competenze specialistiche, che rientrano nella sfera di competenza infermieristica come già accade in diversi Paesi Ue: un vuoto normativo che rende anche difficile la libera circolazione omogenea dei professionisti in Europa secondo la direttiva 2013/55/Ue".

 

Per le competenze specialistiche invece "è urgente il riconoscimento formativo, organizzativo, contrattuale e di carriera della figura dell’infermiere di famiglia e comunità, professionista responsabile dei processi infermieristici in ambito familiare e comunitario", aggiunge Fnopi.

 

Il terzo blocco riguarda la valorizzazione della formazione infermieristica negli Atenei, "con l’istituzione di lauree magistrali a indirizzo clinico e scuole di specializzazione. Inoltre, si dovranno legare i posti del corso di laurea e delle lauree specialistiche al fabbisogno del sistema salute. Per questo, è necessario prevedere il finanziamento della docenza universitaria e aumentare il numero dei professori-infermieri (il rapporto docente/studenti è 1:1.350 per gli infermieri, contro altre facoltà sanitarie dove è 1:6)".

 

L'appello è indirizzato alla politica: "Obiettivi precisi - conclude Fnopi - senza infermieri non c’è salute, l'Italia deve dimostrare di essere una nazione che investe sull'infermieristica, i cittadini non possono più aspettare".

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