Setter ucciso da branco di lupi a Folgaria, gli atti ufficiali: ''I lupi non hanno mai manifestato segnali di aggressione nei miei confronti o del mio cane''
La ricostruzione ufficiale raccolta dalla stazione forestale di quanto accaduto quel 15 gennaio a Seconda Malga. Il giovane racconta della grande paura vissuta e del fatto che i cani da 15 minuti buoni prima dell'uccisione erano liberi e correvano muniti di radiocollare gps

FOLGARIA. ''Nel frattempo che arrivassero i primi soccorsi i lupi hanno sempre mantenuto una distanza di circa 50-60 metri senza mai manifestare segnali di aggressione nei miei confronti o del mio cane. Poco prima che sentivo la voce dei soccorritori chiamare il mio nome i lupi si sono decisi ad andarsene tranne uno che è rimasto ancora alcuni minuti seduto a guardarmi per poi raggiungere gli altri esemplari''. Questo quanto messo a verbale negli atti ufficiali della Provincia di Trento (che il Dolomiti è riuscito ad ottenere) da Martino Raineri il giovane di Folgaria che il 15 gennaio ha visto uno dei suoi due cani finire ucciso da un branco di 7 lupi.
Una vicenda che ha avuto un ampio risalto mediatico e ha fatto il giro d'Italia con la ''solita'' politica provinciale subito pronta a soffiare sul fuoco dei contrasti e delle contrapposizioni. E non a caso i primi a intervenire erano stati il presidente della Pat Fugatti e l'assessora Zanotelli che, ancora a vicenda poco chiara e a sole due ore dall'evento (il comunicato è arrivato alle 16.55 e, dagli atti ufficiali, ora sappiamo che l'uccisione del cane è avvenuta intorno alle 14.45 e la chiamata ai vigili del fuoco alle 15.14), avevano commentato, con un comunicato stampa, così: "In Trentino è la prima volta che una aggressione di questo tipo viene accertata e anche per questo è fondamentale portare a termine il percorso avviato con Ispra e Ministero per migliorare la gestione della presenza dei lupi sul nostro territorio anche ricorrendo all’abbattimento a garanzia, prima di tutto, della sicurezza".
Insomma cautela, responsabilità, attenzione anche in questo caso non sono sembrati il pezzo forte degli amministratori trentini che, al contrario, hanno colto la palla al balzo per rilanciare la solita litania dell'abbattimento. Soluzione, questa, assolutamente impraticabile quando di mezzo c'è un branco e il caso in oggetto ne è l'esempio perfetto: in questa situazione a chi si sarebbe dovuto sparare? A un lupo? A due lupi? A sette lupi? A tutti i lupi della zona? Al capobranco? Agli esemplari Alpha? Mistero. Quel che adesso è certo è che le responsabilità per quanto accaduto sono per buona parte anche del giovane che si era recato a malga Seconde Poste con i suoi due cani, ''razza setter inglese - si legge nel verbale ufficiale - muniti di radiocollare Gps senza guinzaglio. Dopo circa 15 minuti che correvano liberi nel pascolo della malga II Poste quello più giovane, incuriosito da qualcosa si è indirizzato di corsa nel bosco che delimita la malga verso la Val Longa, mentre l'altro tornava verso di me''.
I cani da caccia, insomma, erano liberi, come non dovevano essere, e muniti di radiocollare quindi, evidentemente, il rischio che si allontanassero dal padrone era calcolato dallo stesso. ''Pochi minuti dopo - prosegue nel racconto ufficiale il giovane - verso le 14.45, ho sentito un forte guaito e preoccupato sono corso a vedere cosa fosse successo dopo aver legato l'altro cane al guinzaglio. La mia preoccupazione è stata confermata dal fatto che il segnale Gps rimaneva fermo ad una distanza di circa 150-200 metri quindi ero consapevole fosse successo qualcosa di anomalo ma mai mi sarei aspettato che si trattasse di un'aggressione da parte dei lupi''.
Il giovane racconta, quindi, di essersi avvicinato e di aver ''visto qualcosa muoversi, ma non sono riuscito a riconoscere che animale fosse e da li a poco ho trovato solo il Gps staccato dal collare. Non avendo più tracce del cane mi sono messo alla ricerca scendendo nel bosco poco distante, su una strada forestale, ho trovato il mio cane con evidenti segni di aggressione e di predazione. Solo dopo aver trovato il cane, e dopo aver contattato alcuni amici per farmi aiutare a recuperare il cane mi sono accorto di essere osservato da n. 7 lupi che, per circa 30 minuti sono rimasti lì a guardarmi. Terrorizzato e impaurito non sapevo più cosa fare e ho trovato la forza di chiamare il guardiacaccia (...) che su suo consiglio mi ha detto di fare il 112. Non riuscivo a camminare e a muovermi, ero sotto shock''.
Alle 15.14 è arrivata la chiamata ai Vigili del fuoco. ''Nel frattempo che arrivassero i primi soccorsi i lupi hanno sempre mantenuto una distanza di circa 50-60 metri senza mai manifestare segnali di aggressione nei miei confronti o del mio cane. Poco prima che sentivo la voce dei soccorritori chiamare il mio nome i lupi si sono decisi ad andarsene tranne uno che è rimasto ancora alcuni minuti seduto a guardarmi per poi raggiungere gli altri esemplari. Io non riuscivo più a camminare, non riuscivo a muovermi e avevo paura di non tornare più a casa dalla mia bambina e da mia moglie. Alle ore 16 arrivavo al parcheggio dove avevo lasciato la macchina e ho potuto raccontare tutto alla guardia forestale''.
Questa la versione ufficiale, depurata da fantasiose ed emotive ricostruzioni di lupi famelici che avrebbero messo spalle al muro il giovane minacciandolo o impaurendolo. La realtà è quella raccolta negli atti ufficiali. Più che giustificato lo spavento del giovane e il dispiacere di aver perso il suo amico a quattro zampe. Ma le regole esistono per una ragione. I cani vanno tenuti al guinzaglio in certi contesti proprio per evitare di entrare che entrino in contatto con la fauna selvatica. Il setter poteva ''partire'' ed essere attirato da qualche traccia magari di qualche ungulato con il rischio che lo avrebbe poi rincorso e ferito, come purtroppo molto spesso accade, forte del suo istinto predatorio e invece questa volta, purtroppo, si è trasformato lui in preda.



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