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| 05 giu 2022 | 18:05

Vaiolo delle scimmie, Crisanti a ilDolomiti: ''Non paragoniamolo al Covid''. L'aumento di casi? ''Meno vaccinati e siamo scesi sotto l'immunità di gregge''

A oggi sono 14 i casi confermati in Italia secondo i dati forniti dal presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli. Venerdì in Trentino il primo contagio verificato dal laboratorio di microbiologia dell'ospedale Santa Chiara. E sul ritorno della vaccinazione per tutti contro il virus del vaiolo il professor Crisanti spiega: "Non lo ritengo necessario, ci sono tanti effetti da considerare. Sono importanti le misure restrittive per gli infetti come l'isolamento''

Foto archivio
Foto archivio

TRENTO. “Non dobbiamo in nessun modo paragonare il vaiolo delle scimmie con il Covid". A dirlo a Il Dolomiti è il microbiologo Andrea Crisanti in merito all'allarme lanciato nelle ultime settimane e che riguarda i casi di vaiolo delle scimmie che si sono registrati nel nostro Paese.

 

A oggi sono 14 i casi confermati in Italia secondo i dati che sono stati forniti dal presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli. Venerdì in Trentino il laboratorio di microbiologia dell'ospedale Santa Chiara ha confermato il primo caso di vaiolo delle scimmie in Trentino. Si tratta di una persona che è rientrata dalle Isole Canarie e si trova in buone condizioni di salute in isolamento nella propria abitazione.

 

E' bene chiarire che al momento la situazione è sotto controllo, l'Azienda sanitaria ha immediatamente avviato l'indagine epidemiologica per cercare di individuare tutti i contatti e limitare, in caso di infetti, la diffusione della malattia.

 

Professor Crisanti, le alterazioni sulla natura portate avanti dagli esseri umani possono portare ad una proliferazione di microorganismi. Significa che nei prossimi anni dobbiamo preoccuparci di sempre più epidemie?
Non è che proliferano ma entrano sempre più in contatto con l'essere umano. Non possiamo però affermare con certezza che ci saranno sempre più epidemie. Nel mondo animale esistono perlomeno 5 milioni di diversi tipi di virus ed è quindi alta la possibilità che entrino in contatto con l'uomo. Più si invadono certe nicchie e più è possibile il contatto.

 

I due anni di pandemia hanno permesso anche al sistema sanitario di cambiare e prepararsi meglio. 
Certo, l'Italia ha creato una struttura più efficiente di sicuro. Sarebbe criminale se questo non fosse accaduto.

 

Nelle ultime settimane sono stati registrati diversi contagi anche da vaiolo delle scimmie. Lei cosa ne pensa? Dobbiamo preoccuparci?
Per prima cosa non possiamo paragonarlo assolutamente al Covid. Parliamo di una malattia infettiva con una bassa trasmissibilità. Già in passato c'erano stati casi di trasmissione. 

 

E perché proprio ora ci sono questi casi?
Ci possono essere due possibilità. La prima che il virus sia diventato più infetto ma non abbiamo alcun elemento che dimostri questo. La seconda possibilità, quella più plausibile è che nel corso degli anni siano diminuite le persone resistenti a questo virus e siamo arrivati ad una soglia tale che ci ha portato sotto all'immunità di gregge. 

 

Una diminuzione?
Si, sono passati  molti anni dalle prime vaccinazioni e molte delle persone ovviamente non ci sono più. Il vaccino ad un certo punto non è stato più fatto. 

 

Crede sia necessario reintrodurre la vaccinazione contro il vaiolo?
No, prima di vaccinare milioni o miliardi di persone bisogna pensarci bene. Quella contro il vaiolo non è un vaccinazione facile. Non è come quella contro il Covid, ci sono diversi effetti da considerare.  E' fondamentale per tenerla sotto controllo le misure già adottato come l'isolamento. 

 

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