Primo caso in Trentino di vaiolo delle scimmie
Si tratta di una persona rientrata dalle Isole Canarie, attualmente in buone condizioni di salute e isolato a domicilio

TRENTO. È stato diagnosticato il primo caso di vaiolo delle scimmie in provincia di Trento. Lo comunica l'Azienda sanitaria che spiega che ''si tratta di una persona rientrata dalle Isole Canarie, attualmente in buone condizioni di salute e isolato a domicilio''.
La conferma diagnostica è avvenuta all’ospedale Santa Chiara di Trento ed effettuata, come previsto in questi casi, tramite un tampone del liquido contenuto in una vescicola cutanea.
Ora l'Apss spiega che è in corso l’indagine epidemiologica per individuare eventuali contatti a rischio e adottare, se necessario, le misure preventive previste. ''Si ricorda - spiega l'Azienda snaitaria - che perché possa avvenire il contagio sono necessari contatti molto stretti, come ad esempio un contatto diretto faccia-faccia, pelle-pelle o bocca-pelle, o un contatto con oggetti contaminati (biancheria da letto). Allo stato attuale il rischio per la salute pubblica è basso''.
Intanto la scorsa settimana l'Ecdc certificava che in pochi giorni sono 219 i casi confermati di vaiolo delle scimmie in tutto il mondo al di fuori dei Paesi in cui la malattia è endemica. Un totale di 19 paesi in cui la malattia è insolita, la maggior parte in Europa, hanno segnalato almeno un caso confermato. "La maggior parte dei casi sono giovani uomini, che si identificano come uomini che hanno rapporti sessuali con uomini. Non ci sono stati decessi", specifica l'agenzia europea con sede a Stoccolma. Al di fuori degli 11 paesi africani in cui questa malattia rara è endemica, tre paesi attualmente concentrano la maggior parte dei casi confermati: il Regno Unito, il primo paese in cui sono stati individuati casi insoliti all'inizio di maggio (71 casi), Spagna (51) e Portogallo (37), secondo l'ECDC. In Italia a ieri erano 6 i casi diagnosticati.
L'Europa concentra la maggior parte dei casi con 191 casi, di cui 118 nei paesi dell'UE. Canada (15), Stati Uniti (9), Australia (2), Israele (1) ed Emirati Arabi Uniti (1) sono i sei paesi non europei con casi considerati confermati. I casi sospetti non sono conteggiati nel rapporto. Il numero totale di casi registrati dall'Ecdc mercoledì è quasi quintuplicato dal suo primo conteggio il 20 maggio, quando l'agenzia ha contato 38 casi. Lunedì, nella sua prima valutazione del rischio, l'ECDC aveva però ritenuto che la probabilità di contagio nella popolazione generale fosse "molto bassa" ma che fosse invece "alta" nelle persone con più partner sessuali. Lo stesso giorno, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha confermato una situazione "atipica" ma ha ritenuto possibile "fermare" questa trasmissione della malattia tra gli esseri umani.













