Afrofobia, a Trento si 'studia' come combatterla. Il Csv: "Sapere che il razzismo esiste, non basta. È importante dargli un volto concreto"
Lo scorso mese all’Unibar Sambapolis di Trento, gestito dalla Cooperativa Samuele, si è tenuto l’evento “Cinquantacinque sfumature di nero. Azioni concrete contro il razzismo e l’afrofobia a Trento”, realizzato dal Centro Servizi Volontariato del Trentino e dall’associazione “Il Gioco degli Specchi”, volto a sensibilizzare la cittadinanza trentina sul tema dell’afrofobia, ossia del razzismo anti-nero, e di promuovere il volontariato in questo ambito

TRENTO. Secondo il rapporto “Being black in the Eu” dell’Unione Europea, quasi il 40% delle persone nere e afrodiscendenti che vivono in Italia e in Europa subiscono alti livelli di esclusione socio-economica e sono state vittime di stereotipi negativi, atti di violenza e incitamento all’odio. Trento e il Trentino non sono da meno.
Anche per questo, lo scorso mese all’Unibar Sambapolis di Trento, gestito dalla Cooperativa Samuele, si è tenuto l’evento “Cinquantacinque sfumature di nero. Azioni concrete contro il razzismo e l’afrofobia a Trento”, realizzato dal Centro Servizi Volontariato del Trentino e dall’associazione “Il Gioco degli Specchi”, volto a sensibilizzare la cittadinanza trentina sul tema dell’afrofobia, ossia del razzismo anti-nero, e di promuovere il volontariato in questo ambito.
Tutto è nato dalla partecipazione del Csv e di alcune volontarie del Gioco degli Specchi al progetto Champs – Champions of Human rights And Multipliers countering afrophobia and afrophobic Speech, un progetto europeo sulla lotta al razzismo e all'afrofobia finanziato dal programma "Rights, Equality and Citizenship" dell'Unione Europea portato avanti da un partenariato internazionale.
“L’obiettivo del progetto, come quello dell’evento a Trento” spiega Angela Erroi, volontaria che ha contribuito alla realizzazione del progetto, “è stato di analizzare e decostruire gli atteggiamenti e i linguaggi discriminatori nei confronti delle persone di provenienza africana, grazie al ruolo attivo delle associazioni di afrodiscendenti e africane a una più diffusa conoscenza e consapevolezza delle dinamiche sistemiche che li generano”.
Dare un nome ad una forma particolare di razzismo, quello anti-nero, ha rappresentato per gli 80 partecipanti una novità importante davanti ad un fenomeno così specifico e con proporzioni così grandi. L’evento a Trento ha costituito il momento finale di questo percorso formativo e ha consentito di estendere ai partecipanti alcune delle informazioni apprese durante il corso. A tal fine l’evento dialogando con l’Afar Loretta Igomite Maffezzoni Awoh, una ragazza di origine nigeriana, nata e cresciuta in Italia, attivista impegnata nella lotta all’afrofobia. “A.f.a.r.” sta per Afrodescendants Fighithing Against Racism, un gruppo di 25 persone africane e afrodiscendenti che hanno deciso di impegnarsi nel contrasto del razzismo anti-nero e portare avanti azioni di sensibilizzazione a livello nazionale e locale. Il dialogo con Loretta ha permesso di affrontare diversi temi legati all’afrofobia, dalle discriminazioni subite dalle persone nere, che spesso si manifestano in forma di micro-aggressioni, alla questione della fuga dei cervelli neri. È stato chiesto a Loretta quali azioni positive possiamo mettere in atto per essere dei buoni alleati contro il razzismo.
I vari strumenti messi a disposizione da Champs (il podcast “GET UNDER MY SKIN” e il canale youtube “STOP AFROFOBIA”) hanno mostrato come spesso gli episodi di discriminazione si manifestino in forme nascoste, con comportamenti a volte neppure posti in essere con lo specifico intento di discriminare, ma che di fatto comunicano al destinatario un messaggio ostile. Episodi che vengono raccontati sono ad esempio quello del vicino che quando ti incontra per strada cambia marciapiede, la signora che quando le passi accanto si tiene stretta la borsetta o i padroni di casa che non affittano alle persone nere.
Tutte queste continue manifestazioni di razzismo rappresentano uno dei fattori che spingono i giovani neri a lasciare l’Italia, in quanto diventa per loro difficile sopportare il peso delle discriminazioni. Senza poi dimenticare che essere nero vuol dire anche dover continuamente dimostrare di essere all’altezza e non avere la possibilità di sbagliare. Tutto ciò porta inevitabilmente a sfiancare una persona e a costringerla a scappare.
Nel corso del progetto è stato organizzato uno speed date con alcune associazioni di volontariato che operano a Trento (Il Gioco degli Specchi, Centro Astalli, Mediterranea, Penny Wirton, Carpe Diem).
Attraverso questa metodologia partecipativa e informale i giovani hanno potuto interagire con diverse realtà scoprendo che a Trento vi sono diverse opportunità e modalità per partecipare attivamente nella comunità e contribuire alla lotta contro l’afrofobia e le discriminazioni. A seguire, è stato offerto ai partecipanti un buffet con prodotti tipici africani, realizzati dalle cuoche di CusCus Trento e con prodotti del Forno sociale dell’associazione CarpeDiem e la serata è continuata sulle note della musica del gruppo “Felabeat”, che ci ha intrattenuto con musica funky, rock, afrobeat.

“Questo evento e con sé tutto il progetto Champs ha arricchito molto i partecipanti. Ci ha dato modo di scoprire dati, informazioni, fatti di cui non eravamo a conoscenza e che tante volte si ignorano. Sapere che il razzismo esiste, non basta. È importante dargli un volto concreto: capire come si manifesta, in quali luoghi, quanto è diffuso, le difficoltà affrontate quotidianamente da chi è discriminato. Solo in questo modo possiamo cercare di migliorarci e di diventare dei buoni alleati contro il razzismo, anche nella nostra Provincia Autonoma" conclude in una nota il Csv del Trentino.



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