“Andare a funghi ormai è diventato uno sport, ma i rischi sono tantissimi. Attenzione a fidarsi delle App per riconoscere gli esemplari pericolosi”
Il segretario nazionale dell'associazione micologica Bresadola, Gianfranco Visentin: “Sono moltissime le persone che si avventurano tra i boschi per raccogliere funghi senza nessuna conoscenza in merito. Le autorizzazioni vengono fornite a chiunque senza verificare la conoscenza di informazioni basilari sulla pericolosità dei funghi più velenosi”

TRENTO. Un cestino colmo di funghi e, all'interno, 5 esemplari mortali di Cortinarius speciosissimus, una specie estremamente velenosa che, in quelle quantità, avrebbe potuto causare la morte “di una famiglia intera”. È questa la notizia rilanciata negli scorsi giorni dall'Ulss 2 Marca trevigiana, i cui esperti micologi hanno fortunatamente rinvenuto i funghi velenosi all'interno del cestino di un privato cittadino (Qui Articolo). Un servizio, quello del controllo micologico dei funghi raccolti, essenziale anche in Trentino e portato avanti, a Trento, dalla fine di giugno alla fine di ottobre tre giorni a settimana in Piazza Vittoria (Qui Articolo). Prima ancora però dell'attività degli esperti, dice a il Dolomiti il segretario nazionale dell'associazione micologica Bresadola Gianfranco Visentin, bisogna lavorare sull'attenzione e la conoscenza di chi decide di incamminarsi tra gli alberi per raccogliere funghi.
“Una buona raccomandazione – spiega l'esperto – è che o si conosce bene un fungo, oppure si evita di raccoglierlo: in questi anni però sono moltissime le persone che si avventurano per i boschi per raccogliere funghi senza nessuna conoscenza in merito. Il recente caso di Treviso non si è trasformato in tragedia proprio grazie ad un controllo da parte degli esperti, che hanno scongiurato conseguenze ben peggiori. Andare a funghi ormai è diventato una sorta di sport, ma bisogna fare attenzione: i rischi sono tantissimi”. Attualmente poi, dice Visentin, le autorizzazioni per andare a funghi nei boschi (necessarie anche in Trentino per chi non è residente sul territorio provinciale) “vengono fornite liberamente, senza verificare la conoscenza di informazioni basilari sulla pericolosità dei funghi velenosi”. E ogni anno i danni, in termini di problemi di salute (in particolare per reni e fegato), si contano alla fine della stagione.
“La zona della Val di Sole – continua l'esperto – è una delle poche nelle quali si segnala la presenza costante di un micologo che, oltre ai controlli di routine, effettua anche escursioni guidate ogni giorno, accompagnando i turisti nei boschi e permettendo loro di acquisire conoscenze che difficilmente troverebbero altrove. Per quanto riguarda i rischi correlati alla raccolta dei funghi a mio parere manca anche in Trentino un'adeguata informazione, visto e considerato che in diverse zone la presenza dei funghi stessi ha effetti importanti sulla presenza turistica”. Attenzione particolare poi, conclude Visentin, alle applicazioni nate per riconoscere i funghi raccolti, che sono presente in gran numero negli App store e che permettono, secondo gli sviluppatori, di riconoscere il fungo trovato sulla base di una semplice fotografia.
“Ovviamente è possibile che facciano confusione – spiega – visto che la variabilità cromatica di un fungo è molto ampia e dipende da molti fattori, come le condizioni di temperatura, di umidità e via dicendo. Tornando al caso di Treviso, per esempio, la differenza tra un Cortinarius speciosissimus e un Chroogomphus helveticus, un fungo commestibile ma estremamente simile al Cortinarius, si nota solo in cottura, visto che i secondi tendono ad assumere un colore più scuro. Il consiglio quindi è frequentare un gruppo micologico, informarsi con gli esperti e portare sempre i fughi all'ispettorato micologico per evitare rischi”.



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