"Un fungo non vale la vita. La situazione è disastrosa: vanno con i gambali di gomma, in mimetica e in zone "impossibili". Servono prudenza e preparazione"
In Piemonte gli interventi per soccorrere cercatori di funghi in difficoltà sono all'ordine del giorno, oltre dieci in una settimana, con una vittima. Luca Giaj Arcota, presidente del Soccorso Alpino Piemontese, mette in guardia: "Capisco la grande passione, ma un fungo non vale la vita. Abbiamo vissuto situazioni incredibili, come quel fungaiolo che, con una frattura esposta ad un braccio, non ha mollato il cestino nemmeno per un secondo e l'abbiamo dovuto imbarellare così"

TRENTO. "Un fungo non vale la vita. Lo dico sempre e, attenzione. non è né una battuta, né uno slogan".
Oltre dieci interventi in meno in una settimana anche se "qui in Piemonte, in questo periodo dell'anno, per noi è la normalità. Gli interventi riguardanti i cercatori di funghi sono sempre tantissimi, soprattutto nei mesi autunnali. La situazione è disastrosa: anche oggi, io che sono presidente del Soccorso Alpino regionale, ma pure un "semplice" tecnico della stazione Val Sangona, sono qui con zaino e scarponi pronti per l'uso. Visto che, nella valle in cui vivo, i funghi sono tanti e di qualità e, dunque, c'è tantissima gente nei boschi e nei luoghi di "cerca" del territorio".
Luca Giaj Arcota è a capo del Soccorso Alpino del Piemonte e, in questo periodo dell'anno, il numero d'interventi per soccorrere cercatori di funghi è pari - quasi - a quelli effettuati in montagna.
Il dato, su scala nazionale, è preoccupante. Basti pensare che, nella vicina Lombardia, nella sola provincia di Sondrio, sono già sette le persone che hanno perso la vita mentre erano in cerca di funghi.
In Piemonte, la seconda regione più estesa d'Italia, la situazione si ripete ogni anno. L'ultimo episodio risale a qualche giorno fa ed è stato il più tragico, con la 77enne Graziella Giansetto che ha perso la vita a causa di un malore nella zona di Andrate.
"Andare a funghi è una grande passione che hanno in tantissimi - spiega - e nessuno vuole vietare nulla a nessuno, ci mancherebbe, ma spesso, troppo spesso, non vengono adottate le giuste precauzioni e i fungaioli non seguono quelle che sono le indicazioni "minime". Ad esempio, continuiamo a ripeterlo, i gambali di gomma non vanno assolutamente bene per questo tipo d'attività. Sono pericolosissimi, perché la suola non ha "grip", non è adatta ai terreni boschivi, soprattutto quando sono umidi e la conseguenza è una totale instabilità. "Saltano" le caviglie, si scivola, si cade, si rischia di sbattere la testa o, comunque, non si è più in grado di muoversi. Tanti li indossano giustificandosi che così si proteggono dai morsi delle vipere: falsissimo, perché i denti della vipera penetrano all'interno della gomma e ciò che può proteggere efficacemente sono solamente gli scarponi di un certo tipo, quelli che garantiscono, anche, massima "presa" sul terreno".
Poi, non è finita.
"E poi c'è la questione legata all'abbigliamento. Io capisco che ci va a cercare funghi sia "geloso" dei luoghi e non voglia far sapere e far vedere agli altri dove si reca, ma non è possibile che tutti siano vestiti di verde o addirittura con abbigliamento mimetico. L'altra indicazione, fondamentale, è che si indossi qualcosa di visibile e che si possa essere individuati in caso d'incidente. Sia con il binocolo che dall'alto, nel caso dell'utilizzo di droni o addirittura l'elicottero. Basterebbe che, una volta parcheggiata l'auto, il cercatore di funghi indossasse il giubbotto arancione che ha in macchina: vi assicuro che anche quello sarebbe un grande aiuto in caso d'incidente. E, altro aspetto tutt'altro che secondario, è quello d'indicare almeno la zona che s'intende esplorare. Molto spesso, dal punto in cui viene lasciata l'auto, c'è la possibilità d'imboccare diversi sentieri e, dunque, siamo costretti a "batterli" tutti, senza poterci concentrare direttamente su di un percorso. Con evidente perdita di tempo che, in tali casi, è preziosissimo e ogni minuto può fare la differenza".
Molto spesso siete costretti ad intervenire in luoghi assolutamente impervi.
"In posti "bruttissimi", dove un tecnico del Soccorso Alpino si calerebbe solamente in corda doppia e non si sognerebbe nemmeno di andare a piedi. E' vero, ogni tanto dobbiamo raggiungere luoghi "impossibili". Io capisco cercare la zona "particolare", ma siamo arrivati a livelli assurdi. In questi anni ne abbiamo viste di tutti i colori".
Del tipo?
"Un paio d'anni fa abbiamo trovato un cercatore di funghi, che era caduto e si era procurato una frattura esposta ad un braccio. Ebbene, non ha mollato nemmeno per un secondo il cestino pieno di funghi e, con il braccio sano, l'ha retto per tutto il tempo. Abbiamo dovuto imbarellarlo così, perché non era disposto a "cedere" il raccolto. In un altro caso, invece, una persona con problemi di salute ha avuto una crisi ed è finita sotto un mucchio di foglie. L'abbiamo ritrovata, per fortuna ancora viva, con grande fatica, il giorno successivo, dopo che aveva trascorso una notte all'addiaccio".
Nei giorni scorsi, purtroppo, una donna è deceduta. Era in compagnia del marito, poi hanno decido di "battere" zone diverse. La signora ha perso la vita a causa di un malore. Anche andare in compagnia rappresenterebbe un ulteriore elemento di sicurezza.
"Assolutamente sì, per avere maggiore tempestività nei soccorsi. Si può anche andare in coppia e poi spostarsi, cercando però di mantenere sempre un contatto visivo o, magari, chiamandosi ogni tanto per accertarsi che sia tutto a posto. Mi rendo conto che ogni cercatore di funghi sia "geloso" dei propri posti ma, anche per quella che pare un'attività facile e alla portata di tutti, ci vogliono attrezzatura adeguata, cognizione di causa e preparazione".













